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KABUL IL GIORNO DOPO

AFGHANISTAN 2014. DIARIO ELETTORALE (1)

Da oggi, con il nostro Giuliano Battiston seguiremo la campagna elettorale afghana, il voto per il nuovo presidente e, nei giorni successivi, i risultati e le reazioni.

Giuliano Battiston

Venerdi' 21 Marzo 2014
KABUL

Un’isola di calma ed eleganza in un mare di traffico e clacson. Un fortino sempre più militarizzato. Nel corso degli anni l’hotel Serena – dove ieri sera 4 giovani barbuti sono riusciti a infiltrarsi e a uccidere 8 persone al ristorante – si è chiuso su se stesso. Le mura di cemento esterne più alte e robuste, i controlli più attenti.

Per difendersi dai taleban, che qui già erano entrati nel 2008 facendo sette vittime. Ma un po' anche dai poveracci che con le buste in mano spuntano dal bazar sul lungofiume Kabul sulla grande piazza del parco Zarnegar, gesticolando ai conducenti dei taxi collettivi. Fuori i gas di scarico già anneriscono il mausoleo dell’emiro Abdur Rahman Khan, appena restaurato. Dentro, dall’altro lato della strada, l’aria pulita dell’hotel Serena.

Le stanze linde, arredate all’orientale ma senza ammiccamenti. Attrezzate sale conferenze. Un ristorante ricercato. Dove risulta ovattato perfino l’inglese parlato ai tavoli. Cene professionali o galanti, qualche scollatura più generosa che altrove. Occidentali impacciati nei loro ampi vestiti all’afghana. Disinvolti afghani in completi scuri, tagliati con cura dai sarti del quartiere Bahrestan.

L'hotel Serena è il posto dove incontrarsi, per chi conta qualcosa in città. Il posto da espugnare, per i Talebani. Un fragoroso effetto mediatico con risorse ridotte. Pezzi grossi locali e soprattutto stranieri, cioè importanti. Nei giorni scorsi due altre stragi erano passate quasi inosservate: al bazar di Maimana (provincia di Faryab, nord-ovest del paese, confine con il Turkmenistan) e a Jalalabad, verso il confine con il Pakistan. I morti erano di più, ma afghani, con un minor peso specifico sul piatto della comunicazione. Colpendo l'hotel Serena, la capitale e gli stranieri, i turbanti neri hanno festeggiato il nuovo anno (il Nowroz)e hano fatto il loro spot elettorale.

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