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La piccola tv d’opposizione Dozhd rischia la chiusura per aver posto ai telespettatori una domanda in un sondaggio on line. Tema: l’assedio di Leningrado.

Lucia Sgueglia

Lunedi' 3 Febbraio 2014
MOSCA – Nella Russia di Putin, il passato è un materiale altamente infiammabile: chi osa toccarlo, può restarne bruciato. Così è successo alla piccola tv d’opposizione Dozhd, che ha rischiato la chiusura per aver posto ai telespettatori una domanda in un sondaggio on line. Tema, l’assedio di Leningrado (1941-44), uno degli eventi più tragici della storia mondiale, 900 giorni di gelo, fame, bombe e atroci privazioni in cui morì oltre 1 milione di russi sotto il blocco della Wehrmacht: “Sarebbe stato necessario cedere la città (al nemico nazista, ndr) per salvare centinaia di migliaia di vite?”. Giusto alla vigilia dei 70 anni dell’evento, commemorato a San Pietroburgo da Putin. Per lui, come per milioni di russi, è una storia di famiglia: nell’assedio morì il fratello di 2 anni per difterite, il padre vi combatté. Nella storia sovietica, è l’eroica epopea che precede la Vittoria nella Grande Guerra Patriottica (il secondo conflitto mondiale), che costò ai russi 27 milioni di vittime, quasi una per famiglia. Il leader russo ne ha fatto un caposaldo della propria ideologia e ha proposto di cambiarvi nome: meglio “liberazione dal blocco tedesco”. Criticarla è tabù.
Dozhd è finita alla gogna: una bufera di sdegno dal web ai veterani ad alcuni deputati, specie comunisti, che accusano il canale di “antipatriottismo”, ''profanazione delle vittime”, ''propaganda antirussa'' e di giustificare il nazismo, chiedendo sanzioni. Il sondaggio è stato rimosso subito, il canale si è scusato. Invano. La procura ha lanciato un’inchiesta per “estremismo”, la Duma ventila una legge per punire il revisionismo storico contro quella memoria, venerata come sacra nel paese: dal culto dei veterani, agli speciali in tv, al cinema (Stalingrad nel 2013 è campione d’incassi in Russia) alla parata del 9 maggio, che Putin ha riportato in auge. Vietati i dubbi, vietate le ombre. Alcuni provider, zelanti, hanno “oscurato” il canale. Dmitri Peskov, portavoce presidenziale, ha infierito: Dozhd ha “oltrepassato i limiti del tollerabile per il nostro popolo dal punto di vista morale ed etico''. L’ente regolatore delle tlc ha inviato una lettera di “avvertimento” alla tv, che nel frattempo ha perso il 20% del pubblico.
Per Natalia Sindeeva, fondatrice di Dozhd, è “un attacco politico” del Cremlino, un pretesto per metterli a tacere. Anche perché quella domanda non è nuova. Nel 1812 Kutuzov abbandonò Mosca a Napoleone, per poi riconquistarla. E giorni fa Danil Granin, 95enne sopravvissuto, i cui libri sull’assedio furono censurati fino alla perestroika, al Bundestag ha raccontato: “Ho visto una madre cibare la propria figlia di 12 anni con il cadavere della minore di 3. Era inverno”. Molti furono costretti a mangiare topi, gatti, terra e colla, e al cannibalismo. Ma i cittadini sovietici “dovevano credere nella saggezza del Partito, che non sbaglia mai". Taciuti nella storia ufficiale il lungo rifiuto di Mosca di aiutare la città sorella, i ritardi nell’evacuazione, il cibo imboscato dall’Nkvd.
Intanto un’altra tv russa, la statale Vesti24, ha licenziato l’intera redazione social network per aver pubblicato su Facebook nel 90° della morte di Lenin una citazione di Goebbels. Dozhd ha peccato di ingenuità. In un paese in cui il Terrore staliniano nei libri di scuola è “un prezzo troppo alto pagato per la modernizzazione del paese”, Katyn una pagina bianca.
“Perché non ci chiediamo se non era meglio cedere la Cecenia, invece di darla in mano a Kadyrov?” contestano via Twitter i dissidenti. E se la ginnasta Kabaeva, presunta amante di Putin, aprirà le Olimpiadi di Sochi, “Chiediti cosa puoi fare tu per la tua ragazza”. “Il sacrificio è obbligatorio. Siamo ancora in Guerra, sotto la legge marziale”, scrive il giornalista Andrei Arkhangelsky sul portale Colta.ru. Domenica Dozhd ha lanciato una maratona tv con lo slogan “Amare la patria”: “Non vogliamo che il termine ‘patriottismo’ venga monopolizzato. Non vogliamo che sia confuso con la lealtà al potere”.

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