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Putin mostra al mondo la potenza del suo “impero”. Il leader commosso apre i Giochi, si scrolla di dosso
le critiche e incassa i complimenti di Pechino.

Lucia Sgueglia

Sabato 8 Febbraio 2014
SOCHI
La Russia è una bambina che dice «I come Impero», sulla pista del Fisht. E Putin nel suo giorno atteso per 7 anni, si commuove al risuonare dell’inno russo, anche se non canta, quando la sua bandiera sventola agitata da un soffio artificiale. Sarà l’apparizione di Alina Kabayeva, sua presunta amante, tra gli ultimi tedofori.
Oppure è stizza per quel quinto cerchio della bandiera olimpica che, beffardo, non si accende.
Ma non basta a rovinargli la festa dopo mesi di pessima pubblicità che ha preceduto i Giochi. «È un giudizio sul nostro Paese», disse 7 anni fa quando, parlando in inglese in Guatemala, riuscì a farseli assegnare. Un esame durissimo dal primo giorno in cui gli inviati occidentali hanno fatto le pulci alle Olimpiadi di zar Vladimir, non solo su diritti umani, sprechi e corruzione, legge gay, ma anche sull’acqua sporca dei bagni degli hotel, senza fargliene passare una.
Il solo aver realizzato le Olimpiadi, ha detto il vicepremier russo Kozak, «è una vittoria per il nostro Paese», un trionfo della volontà della Russia, ma anche una risposta alle dure critiche interne sui costi faraonici "arrotondati" dalla corruzione, ora che l’economia è in stagnazione, e il malcontento popolare potrebbe portare cattivi frutti. Festa tutta patriottica dunque, e show di potenza per dire: la Russia è tornata, non solo si è «rialzata sulle ginocchia», il motto di Putin, ma sta ancora salda in piedi. Lo zar si muove a Sochi come fosse al Cremlino o a un vertice politico internazionale coi potenti, cercando di convincere tutti. Al premier olandese Rutte che lo sollecita a discutere di tutto, gay inclusi, risponde: «Meglio concentrarsi sui Giochi, perché meno aggressione c’è su questo tema, meglio è», concedendosi persino il lusso di citare (male) un giovane avventore di un gay bar locale che aveva invitato a smorzare le polemiche per non aumentare la pressione sulla comunità omosessuale russa. E risponde spiazzando ambiguo, lasciando salire da un lato sul palco al Fisht il duo musicale pseudo-lesbo Tatù (senza però lasciare che si bacino), dall'altro con la "sindaca" del Villaggio Olimpico Isinbayeva, che ha difeso la legge "anti gay" dicendo che ''i russi sono normali, uomini con le donne e donne con gli uomini''. Nel frattempo, alla stazione della città olimpica un gruppo manifesta a favore dello «zar omofobo»: «Che Dio lo benedica». Fregandosene dei tedeschi che sfilano con uniformi arcobaleno, e di Google che per l’occasione ha vestito il motore di ricerca con abiti pro gay.

Mentre al Fisht le cupole di San Basilio volano in aria leggiadre come palloni di carta velina, a Mosca sulla Piazza Rossa e in altre città russe vengono arrestati attivisti pro gay che tentavano di cantare un «altro» inno russo. Ospitare per la prima volta un’Olimpiade invernale «è un grande onore e una grande responsabilità per la Russia» sono le parole del presidente pubblicate nella brochure distribuite alla stampa per la cerimonia inaugurale. «Per quasi sei anni, abbiamo fatto del nostro meglio per assicurare che il sogno olimpico di milioni di russi divenisse realtà, che la ventiduesima Olimpiade invernale fosse organizzata alla perfezione».

Il leader russo intanto cerca sponde tra alleati sicuri, a partire dalla Cina col presidente Xi Jinping che non solo non ha boicottato le Olimpiadi come Obama, Hollande e Merkel, ma parla di «grande sintonia», di rapporto da consolidare ancora di più con la Russia e si fa dare del «vecchio amico» da Putin. Un segnale della volontà cinese di far fronte comune con la Russia. Focus sulla Siria con show annesso quando i due Capi di Stato si collegano in videoconferenza con le navi russe e cinesi che da qualche parte laggiù nel Mediterraneo insieme stanno tentando di smantellare l’arsenale nucleare di Assad. E dopo Erdogan, oggi c’è l’incontro con il giapponese Abe con il quale Mosca si disputa le isole Kurili, un contenzioso che risale all’Urss e mantiene i due Paesi dal 1945 in tregua congelata.

Intanto sugli spalti al Fisht la politica fa a spintoni per farsi notare: un signore addobbato con la bandiera georgiana sventola un cartello «Georgia, Sukhumi», come per dire, abbasso la Russia che appoggia Abkhazia separatista. Ma Putin non si scompone, e continua a sorridere agli ospiti, che poi riceverà tutti tra il suo «castello fatato» nel Villaggio Olimpico e l’ex sanatorio Lenin. Dagli amici ai nemici, cui prova ad ammiccare: se Obama dice che al leader russo «piace fare il duro in pubblico», lui, lo zar, replica con un blitz a sorpresa nel Villaggio fermandosi a parlare con due atlete Usa dell’hockey (il suo sport preferito dopo il judo) che bevono il caffè. «Nice to meet you», le saluta in inglese, sornione, gli occhi si sarebbero illuminati a immaginarle giocare.

Uscito oggi sul La Stampa di Torino



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