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Addio agli ideali progressisti dell’Urss, dimenticate la lotta contro la "decadenza borghese". Ora la Russia si presenta come avanguardia dei teocon mondiali. Siamo la forza del bene contro l’Occidente “asessuato e sterile”, annuncia Vladimir Putin nel discorso annuale sullo stato dell’Unione. Difende famiglia, virilità, religione. Strizza l’occhio ai Tea Party nel nome del «conservatorismo». Oppositori lo criticano: e il divorzio dalla moglie Liudmila? Gli aborti record in Russia?

Lucia Sgueglia

Sabato 14 Dicembre 2013

MOSCA - Putin il moralista globale, portavoce nel mondo dei valori tradizionali di cui la Russia è un bastione, una forza del bene e della pace, contro l’“internazionale amorale”.

A zar Vladimir non bastano più la legge antigay, l’alleanza sempre più stretta con la Chiesa ortodossa a difesa della famiglia, l’invasione nella sfera privata dei cittadini con una serie di leggi “bigotte” varate dalla Duma dall’inizio del suo terzo mandato: ora vuole insegnare la morale al mondo, e propone la Russia come un modello di Conservatorismo per tutta l’Europa, strizzando l’occhio anche ai tea party americani. Tutto nel discorso annuale sullo stato dell’Unione, ieri al Cremlino davanti a membri del governo e del parlamento, funzionari federali e locali, il Patriarca Kirill in prima fila accanto al premier Medvedev. Dove, senza mai nominare la contestata legge contro la “propaganda omosessuale”, si è scagliato contro la “cosiddetta tolleranza, asessuata e sterile” dell’Occidente, che “equipara bene e male”. Dicendosi sicuro che sempre più persone nel mondo condividono le sue idee etiche. Un riferimento chiaro alle proteste francesi contro le nozze gay, e agli ultimi veti di Australia e India sulle relazioni omosessuali.

"Il significato del conservatorismo non è che impedisce il movimento in avanti e verso l'alto, ma che blocca il movimento all'indietro e verso il basso, verso il buio caotico, il ritorno allo stadio primitivo", ha detto Putin citando il filosofo ortodosso Nikolai Berdiayev da Kiev, antibolscevico espulso dalla Russia dopo il 1917. La Russia quindi, ha aggiunto, ha una “responsabilità morale” davanti a tutto il mondo. E alla nuova dottrina sarebbe da collegare, secondo i cremlinologi, anche la liquidazione clamorosa lunedi storica agenzia di stampa statale Ria Novosti, innovativa e dinamica: addio alla propaganda soft, smart e liberal che ammicca all’Occidente progressista, il target si è rovesciato. Per dirla con Alexander Baunov, columnist del portale Slon.ru, “la sovranità sessuale è la nuova politica estera della Russia”: se nei primi 10 anni Putin proponeva ai cittadini la dittatura in cambio dello sviluppo economico, “ora la propone in cambio della difesa del culo dall'Occidente e dalla sua quinta colonna nel paese".

Ma gli oppositori lo deridono, ricordando che ha appena divorziato da Liudmila, con la quale, peraltro, non si e' mai sposato in chiesa. “Dunque nel nostro paese lui non potrebbe vivere?”, commenta Alina su Facebook. E ha cominciato ad andare assiduamente a messa solo qualche anno fa. “In avanti e verso l'alto, all'indietro e verso il basso, Putin ha citato il KamaSutra", scrive via Twitter Ivan Kolpakov. La maggioranza dei russi però si dice d’accordo col presidente, omofobia inclusa. Anche se nella pratica, Mosca vanta un record mondiale di divorzi e di aborti: un milione l’anno le interruzioni di gravidanza, a fine novembre Putin ha firmato una legge che vieta di pubblicizzarle. Sulle tv di stato, e persino negli show al Cremlino, i cantanti pop “di sistema” come Philip Kirkorov adottano un esplicito stile gay, da travestiti, mentre il tema dell’omosessualità ora impazza in film, talk show e spettacoli teatrali. Più del 60% si dice credente ma solo l’1% va in chiesa. Un sacerdote di Tomsk due giorni fa ha proposto di chiamare “prostitute” le madri single. “Allora lo sono l’80% delle russe”, commenta un blogger mentre alcune ong per i diritti delle donne minacciano vie legali.

La battaglia, insomma, comincia dalle culle. Non a caso tra i successi recenti Putin annuncia: "Per la prima volta dal 1991 le nascite hanno superato la mortalita’", sperando di invertire la lunga crisi demografica seguita al crollo dell’Urss. In sala facce annoiate, c’è chi dorme e chi twitta.

Politica estera in fondo. Il leader russo corteggia Kiev, auspicando “una soluzione politica” alla crisi ucraina, ma insieme agita la carota sottolineando i vantaggi economici che deriverebbero al paese dall’integrazione nell’Unione doganale con Russia, Bielorussia e Kazakhstan. Mosca, dice, “non vuole imporre niente a nessuno”, ma è pronta a proseguire il lavoro comune “se l'Ucraina lo desidera”. Stoccate agli Usa che non hanno ancora rinunciato allo scudo spaziale: "Nessuno si illuda di poter ottenere una superiorità militare sulla Russia. Non lo permetteremo mai”, e promette di rispondere anche militarmente. “Noi non pretendiamo di essere una superpotenza, non aspiriamo all’egemonia globale o regionale, né vogliamo insegnare al mondo come vivere. Ma ci sforzeremo di essere dei leader”.

Pubblicato venerdi 13 dicembre sulla Stampa di Torino



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