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IL PUGNO DI CHERNOBYL E GLI SCATTI DI PAUL FUSCO 19/11/13

GIPI RACCONTA LA SUA ULTIMA GRAPHIC NOVEL, UNASTORIA

LA QUATRIEME IMAGE/UN SALONE E DUE SORPRESE A PARIGI 1/11/13

dOCUMENTA, DA KASSEL A KABUL 23/8/12

SE dOCUMENTA VA DA KASSEL A KABUL 24/6/12

GINA PANE ATTRICE E MARTIRE 5/6/12

NEL REGNO DI JOAN MIRO' 5/6/12

LE AURE DI MONIKA BULAJ A ROMA 8/2/12

VIVERE E' DIVENTATO PIU'ALLEGRO! LE RUSSIE DI CA'FOSCARI

KAMAITACHI: HOSOE, HIJIKATA E LA RICERCA DI SE' 23/1/10

DAGLI ARCHIVI DEL DOPOGUERRA DI UNA GUERRA CHE NON FINISCE MAI 27/04/09

ALLISON SCHULNIK, L'URLO E LA MATERIA 20/04/09

Il NONO PIANO DI JESSICA DIMMOCK 8/4/09

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DE CHIRICO TORNA IN FRANCIA DOPO OLTRE 25 ANNI 16/2/09

IL PUGNO DI CHERNOBYL E GLI SCATTI DI PAUL FUSCO 19/11/13

Una mostra del fotografo ottantenne che vive a New York dedicata a chi soffre di quel disastro. Un lavoro di anni allo spazio 10Bphotography di Roma

Martedi' 19 Novembre 2013

Siamo andati con Mario Dondero, cui dobbiamo il piacere di questa scoperta, a un incontro che si svolgeva nella 10Bphotography, un centro polifunzionale dedicato alla fotografia dove, in questi giorni, è allestita una mostra di Paul Fusco sull'eredità di Chernobyl che è un vero pugno nello stomaco (l'ingresso è gratuito). Questo spazio, che si trova nel suggestivo quartiere della Garbatella di Roma, è stato fondato dal fotogiornalista Francesco Zizola, che lo dirige, e da Claudio Palmisano, un esperto e docente universitario che si occupa di immagine digitale. E' uno spazio "interamente dedicato alla fotografia professionale, con particolare attenzione alla fotografia d'autore. Una delle peculiarità del progetto - recita il manifesto del polilaboratorio - consiste nel coordinare in un’unica sede quattro distinti ambiti di attività: la Galleria, il Laboratorio fotografico, la Comunicazione visuale su piattaforma digitale e la Formazione, puntando in tutti i casi sulla qualità dell'offerta".

A parte le immagini di Fusco, che sono incredibilmente profonde in questo terribile percorso del dolore che sono gli effetti dell'incidente nucleare del 1986 (l'ultima immagine è dedicata al grande sarcofago di cemento che tenta di contenere la fusione), è il luogo in sé - e la sua funzione - la vera sorpresa. Soprattutto, l'obiettivo che si pone. In questo spazio espositivo le foto, tanto per cominciare, non si vendono. Secondo, non siete invitati per dire "che bello scatto!" (oppure "ma che obiettivo avrà mai usato?") ma per riflettere. Qui di spazio per l'estetica ce n'è poco, fatta esclusione per lo spazio in sé che è invece molto curato, ben arredato e con i segni evidenti di un recupero architettonico minuzioso e rispettoso. Personalmente ritengo che questa avventura vada seguita con attenzione, sia che amiate la fotografia, sia che amiate pensare e non vogliate dimenticare - a colpi di sytreetjournalism e voyeurjournalism, di foto "curiose" o scatti di prominenti glutei femminili - la grande lezione del fotogiornalismo: raccontare quanto più possibile la verità cedendo soltanto al vostro sguardo di esseri umani. Anche se raccontarla - e guardarla - può far male.





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