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Le riforme approvate durante il terzo plenum del diciottesimo comitato centrale toccano due nodi 'sensibili' del sistema cinese: i laojiao, campi di lavoro dove si finisce senza processo, e la pianificazione familiare.

Andrea Pira

Sabato 16 Novembre 2013




Abolizione dei campi di lavoro, maggiore flessibilità nell'applicazione della politica del figlio unico, graduale diminuzione dei reati per cui è prevista la pena capitale. Quasi in concomitanza con le polemiche dei giorni scorsi per l'ingresso della Cina nel Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, Pechino sembra aver imboccato la strada di un maggior rispetto della persona.

Il comunicato diffuso martedì a conclusione del terzo plenum del diciottesimo comitato centrale del Partito comunista aveva dato soltanto vaghe indicazioni su quali saranno i cambiamenti, definiti “senza precedenti”, che la Repubblica popolare affronterà nell'era di Xi Jinping. I documenti pubblicati ieri annunciano invece una serie di provvedimenti che toccano alcuni dei nodi “sensibili” della politica cinese.


Di abolizione dei laojiao si discute almeno dal 2005. Il sistema dei campi di lavoro, in cui secondo stime Onu del 2009 sarebbero richiusi 190mila detenuti, non deve essere confuso con quello dei più noti laogai, sistema ufficialmente cancellato nel 1997.

Se questi ultimi sono delle prigioni in cui si finisce ai lavori forzati dopo una sentenza, i laojiao sono una forma di detenzione amministrativa che non prevede processo . Il sistema è la condanna per chi commette qualcosa a metà strada tra l'errore e il crimine. Spesso è la prova dell'arbitrarietà della polizia e dei governi locali che traggono profitto dalle merci prodotte dai detenuti e si levano di torno oppositori, rivali o cittadini che possono creare problemi.

Come fu lo scorso agosto per Tang Hui, madre di una bambina rapita e costretta a prostituirsi nella provincia dell'Hunan, finita in un campo di lavoro per aver denunciato le connivenze della polizia con gli sfruttatori della figlia e poi liberata sull'onda dell'indignazione popolare.

Sempre sul versante giustizia, “gradualmente”, sarà ridotto il numero dei reati cui è applicata la pena capitale. Già nel 2007 Pechino stabilì che le sentenze di condanna a morte devono passare per la corte suprema. Una decisione che, secondo le stime ufficiali, ha portato a un dimezzamento delle esecuzioni, sebbene i dati reali, comunque sopra le mille l'anno, continuino a essere segreto di Stato. Inoltre si lavorerà per vietare l'uso della tortura e della violenza per estorcere confessioni agli imputati.

Nel documento rilanciato ieri dall'agenzia ufficiale Xinhua si trova anche conferma delle indiscrezioni pubblicate martedì dal settimanale economico Caixin sulle aperture in materia di pianificazione familiare. Si parla della politica del figlio unico, in vigore dalla fine degli anni settanta del secolo scorso per scongiurare il sovraffollamento del Paese, la cui popolazione è oggi di 1,3 miliardi. I cambiamenti permetteranno alle coppie in cui almeno uno dei genitori è figlio unico di avere un secondo bambino o bambina. Oggi, al contrario, per essere esentati dalla norma entrambi devono essere figli unici, sebbene in realtà la legge preveda diverse eccezioni se vive nelle aree rurali o si è membri delle minoranze nazionali e permetta a chi vuole un secondo figlio di averlo purché paghi una molta salata.

Aspetti spesso sconosciuti agli stessi cinesi, tanto da costringere il governo a lanciare periodicamente campagne informative. Trascorsi trent'anni, come scriveva la scorsa estate Caixin, la Cina è vittima del “successo” dell'applicazione della pianificazione familiare. Non si tratta soltanto di arginare gli abusi e gli aborti forzati di cui si sono macchiati i funzionari locali nel far rispettare le quote imposte dal governo centrale. La Cina soffre di squilibri di genere, con gli uomini che ormai sono più delle donne, conseguenza della commistione tra la politica del figlio unico e un retaggio della cultura rurale che predilige i figli maschi.

Inoltre, sottolineano i demografi, la popolazione cinese è sempre più vecchia. Per il governo questo vuol dire ripercussioni sul sistema previdenziale e, in futuro, carenza di manodopera. La chiave per risolvere il problema sembra quindi essere rimettere i diritti riproduttivi in mano ai genitori.


Scritto per l'Unione Sarda



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