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La città di Xiangtan si prepara all'anniversario della nascita del Grande Timoniere. Condannato all'ergastolo Bo Xilai, il maoismo continua però a essere accarezzato dal presidente Xi Jinping. Ma i miliardi a disposizione per le celebrazioni e il rinnovamento del villaggio natale di Mao sono al centro di critiche.

Andrea Pira

Venerdi' 25 Ottobre 2013

La città di Xiangtan, nella provincia cinese dello Hunan, si fa bella per celebrare i 120 anni dalla nascita del suo più illustre cittadino: Mao Zedong. Per farlo saranno spesi oltre 15,5 miliardi di yuan, che tradotti in euro fa 1,8 miliardi. Una cifra eccessiva in tempi in cui il governo centrale cinese, nella figura del presidente Xi Jinping, preme sulla lotta contro gli sprechi, le stravaganze e il lusso di cui i quadri e i funzionari di partito amano circondarsi.

I politici di Xiangtan, che oggi include anche il villaggio di Shaoshan, dove il Grande Timoniere nacque il 26 dicembre 1893, sottolineano la portata politica delle celebrazioni. Almeno così dicono citati dal Global Times, giornale in inglese della famiglia del Quotidiano del popolo, voce ufficiale del Partito comunista.

Sebbene i residenti citati nel pezzo non manchino di sottolineare i loro legami con la figura di Mao, altri commenti, affidati perlopiù a Weibo, la piattaforma di microblog accostata a Twitter, lasciano spazio alle critiche per le spese che saranno sostenute. D'altra parte si tratta di celebrare un morto, ricorda qualcuno, sebbene importante e controverso.

Si elenca perciò a quali progetti potrebbero essere destinati quei miliardi di renminbi: per sfamare i bambini poveri, per finanziare misure contro l'inquinamento, nel sistema sanitario. Invece almeno 1,9 miliardi di yuan -la cifra inizialmente trapelata sulla stampa- andranno nella ristrutturazione del memoriale-museo dedicato al leader comunista, per rinnovare la sua casa natale e luoghi simbolo della città.

I 16 progetti che godranno delle celebrazioni per l'anniversario comprendono inoltre progetti infrastrutturali come una stazione per l'alta velocità, un autostrada, una scuola, opere di drenaggio delle acque e strutture turistiche per accogliere i visitatori.

Proprio un anno fa, con l'avvicinarsi del congresso del Partito comunista circolava l'ipotesi, poi rivelatasi infondata, che si potesse decidere di cancellare il riferimento al pensiero di Mao Zedong dal preambolo dello statuto. Allo stesso tempo la figura del Grande Timoniere era sbandierata da quella frangia, nazionalista e neomaoista, coagulata attorno alla figura di Bo Xilai . Un'ala che oggi gode ancora di una certa influenza, nonostante la condanna all'ergastolo per l'ex boss del Pcc nella megalopoli di Chongqing, ed è blandita e accarezzata dallo stesso presidente Xi Jinping con l'obiettivo di tenere unito il vertice per riempire di contenuti lo slogan del “sogno cinese”, mentre ci si avvia al plenum di novembre che dovrà dare la linea per ristrutturare l'economia e riformare il modello di crescita.

Di echi del maoisimo si parla in relazione alla campagna contro la corruzione lanciata da Xi forse anche per eliminare qualche avversario politico, condotta con sessioni di autocritica che rimandano ai primi trent'anni della Cina comunista. Recentemente il presidente ha anche fatto richiamo all' “esperienza di Fenqiao” per risolvere le contraddizioni a livello locale. Il riferimento è a un villaggio modello degli anni Sessanta in cui la mediazione dal “basso” oggi citata da Xi, fu in realtà una campagna contro i nemici di classe.

Delle scorse settimane è invece il caso delle indiscrezioni sulla possibile ristampa delle “Citazioni del presidente Mao”, meglio conosciuto come “Il libretto rosso”, previsto proprio per dicembre. Notizia poi smentita dall'agenzia ufficiale Xinhua, accompagnata da un commento del Global Times che se la prendeva con l'ossessione occidentale per il Grande Timoniere.

L'anniversario di Mao non è però l'unico tra quelli dei grandi vecchi del Pcc. In questi giorni è stato ricordato anche il centenario dalla nascita di Xi Zhongxun, uno dei pilastri della rivoluzione cinese e padre dell'attuale capo di Stato. In nome della frugalità il figlio ha preso le distanze dal progetto più controverso: un parco a tema da 2 miliardi di euro per favorire il “turismo rosso” nella sua città natale di Fuping.


Scritto per il Foglio



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