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Domenica 8 settembre i moscoviti tornano a eleggere il sindaco per la prima volta dal 2003 dopo l’abolizione del voto diretto, poi ripristinato. Stra favorito il sindaco uscente Sobianin, uomo del Cremlino. Ma la vera partita è sul destino dell’opposizione russa. Che per la prima volta con A. Navalny dalle piazze entra in politica, accettando le regole del sistema putiniano, col sogno di romperlo. (foto L. Sgueglia: la campagna del blogger in periferia)

Lucia Sgueglia

Sabato 7 Settembre 2013
MOSCA
“Buongiorno, mi chiamo Alexei Navalny, ho 37 anni e forse non avete mai sentito parlare di me. Oppure sapete dalla tv pubblica che mi hanno condannato perché ho rubato un bosco. Vivo in periferia, a Maryno, in un condominio qualsiasi come i vostri, ho una moglie e due figli che vanno a una normale scuola di quartiere, come i vostri. Mi occupo di lotta alla corruzione. Ora fatemi domande scomode”. Ore 14 di agosto, Solntsevo, sobborgo a sudovest di Mosca dove non arriva il metrò, la capitale russa con 12 milioni di abitanti continua a espandersi. Nel parchetto davanti alla parrocchia sotto un sole cocente 200 persone – anziani, casalinghe e famiglie - ascoltano un comizio che altrove sarebbe normale, ma nella Russia di Putin non si vedeva da anni. Parte dalle periferie e dalla “Mosca off line”, che non lo conosce, lontana dal centro “fighetto”, la sfida per la poltrona di sindaco di Mosca del blogger dissidente, nato dalle proteste di piazza contro il Cremlino nel 2011. Che ora tenta il gran salto alla politica ufficiale. Voto anticipato l’8 settembre: il primo cittadino Serghiei Sobianin, uomo di Putin, siberiano, carisma zero, è strafavorito alla rielezione. Ha rifiutato i dibattiti tv, e ai comizi manda i propri “avatar”, volti di fiducia. Candidato “invisibile” in una corsa sottotono: nominato da Putin nel 2010, Navalny è il suo “alibi democratico” per darsi legittimità.
Ma il blogger in un mese ha rimontato nei sondaggi fino a sfiorare il 18%: “Arriveremo al ballottaggio”, è convinto. Compromesso col Cremlino? “Voglio vincere. Se divento sindaco a Mosca, il sistema Putin crolla”. Improbabile, ma gli esperti concordano: comunque vada per Navalny sarà una vittoria, ne uscirà leader dell’opposizione. Se non sarà incarcerato nel frattempo: condannato a 5 anni a luglio per appropriazione indebita, scarcerato a sorpresa consentendogli di partecipare al voto, è in attesa di appello.
Se la gioca fino in fondo con una campagna innovativa, fatta di porta a porta martellante e contatto diretto coi votanti, da 3 a 4 incontri al giorno nei quartieri. La sua forza sono i “cubisti”, così chiamati dallo stand smontabile simbolo del candidato: 14mila volontari reclutati su internet, giovani, entusiasti, motivati e smanettoni. Agenti di volantinaggio “creativo” e propaganda a tappeto: blitz nella metropolitana per distribuire la “Gazzetta di Navalny” (con foto in posa “obamiana” del candidato); agit-mobili tappezzate di adesivi rossi con lo slogan “Cambia la Russia, comincia da Mosca” (è trendy incollarli sui raggi delle bici). Il progetto “Un Navalny in ogni casa” invita a “dedicare 15 minuti al giorno per combattere il regime”, col passaparola via mail e social network. Fino allo spam: le pubblicità del blogger spuntano on line tra ricette di cucina e prezzi di motoseghe. Costo: 2,3 milioni di dollari, raccolti da donazioni private e oltre 200 businessmen. Ogni sabato sera, i volontari si “auto pompano” in festini all’americana tra musica hip-hop e incoraggiamenti del leader: “Bravi, ma possiamo fare di più”, li incita tra palloncini rossi e festoni sulla terrazza del ristorante Mare Dentro nel parco Sokolniki. Feste senza alcool né fumo. “E’ la nuova Russia”, scherza Slava, 43, uno dello staff.
Uno stile che spicca per freschezza sugli altri candidati, “nani” nei sondaggi: il comunista Melnikov, il liberale Mitrokhin, e il pittoresco nazionalista Mikhail Degtyariov. Quest’ultimo, in un videospot girato in una sauna col suo mentore Zhirinovsky, mezzo nudo spiega che la Russia si è salvata dalla “peste” grazie alle proprie sane abitudini, ora la missione è “bloccare l’avanzata dell’Anticristo”. Chi sarà mai? Deputato alla Duma, Degtyariov ha anche proposto di vietare ai gay le donazioni di sangue, e offrire loro consulenza psicologica per “tornare normali”.
Navalny invece ha promesso di dire sì ai gay-pride, se sarà eletto. Più a sinistra di Putin sui diritti civili, più a destra sull’immigrazione: divenuta tema chiave di questa campagna (insieme a traffico, alloggi, inquinamento), dopo i rastrellamenti indiscriminati di gastarbeiter compiuti da Sobianin tra le polemiche. Il blogger, tacciato di nazionalismo e perfino antisemitismo, cavalca l’onda proponendo visti per i lavoratori dall’Asia Centrale ex Urss, il 70% via da Mosca, niente moschee né danze caucasiche in pubblico. Populismo spiccio, ma che fa presa sui russi.
“Mosca ha il secondo budget cittadino al mondo dopo New York e Shangai, ma per qualità della vita siamo 154°. Come mai?” prosegue al comizio. Una donna dalla platea grida: “Non vogliamo pederasti a Mosca!”. Sulla collinetta di fronte qualcuno alza uno striscione: “Fascista!”. Questo quartiere, prosegue Alexei, “l’ha costruito Breznev coi petrodollari. Oggi Putin e i suoi amici ricavano da gas e petrolio 3 trilioni di dollari l’anno, ma non hanno creato nessuna grossa industria. E perché da noi la benzina costa più cara che ovunque?”. Applausi. “Tanto non vi fanno vincere, finite come Khodorkovsky”, dice un signore. Ma Alexei incalza: “Io invece sono venuto qui a dirvi che sono convinto che si può cambiare, la fonte del potere è il popolo, potete votare”. A fine discorso tutti gli si assembrano intorno con domande e richieste, le ragazzine si fanno fotografare con lui. “Bellissimo, è giovane e bravo. Voterò solo per lui – commenta Raissa Savina, 65 anni. – Il circolo di Putin vive sulla luna”. Scettico invece Mikhail Avdonkin, 50: “Non dice nulla di nuovo né costruttivo, il suo programma è troppo astratto. Ma forse lo voto lo stesso, per vedere che succede se va al secondo turno”.

“Vuole assaltare il Cremlino”, contrattacca Sobianin. Ma il primo cittadino insegue l’avversario sul suo stesso terreno, aprendo una pagina Facebook dal titolo “L’uomo che ha cambiato tutto”, dove ricorda i successi del proprio mandato: nuove stazioni di metro, parchi pubblici come il celbratissimo Gorky, piste ciclabili, “una città diventata più europea”. Il fotoconcorso “Animali per Sobianin” diffonde on line scatti di suoi sostenitori con i propri gatti, cani, coccodrilli domestici, suscitando ilarità. Intorno, scavi e ruspe dilagano: “Richiuderanno tutti i buchi il 9 settembre”, scherza un passante.

Intanto nel quartier generale di Navalny, 60 persone incollate a pc portatili fino a notte fonda studiano le prossime mosse. Hypster, giuristi, sociologi, reduci dalle proteste del 2012 ma anche acquisti recenti. Alle pareti sono affissi cartelloni con i turni dei cubisti, foto di piazza Tien-An-Men e Berlino 1989. Sembra un’occupazione studentesca. “Alexei non è il messia, ma è l’uomo giusto al momento giusto” dice Polina, 27, organizzatrice di eventi, che ha rinunciato alle vacanze per lavorare gratis qui. “Penso che ora sia possibile cambiare la storia a Mosca. Sai quando spingi un cerino e cade tutta la fila?”. Per Semion Abramovic Zon-Zam, volontario 75enne, ex dissidente sovietico: “Oggi lui è l’unica possibilità che abbiamo per spezzare questo potere, e aprire la politica russa alla concorrenza”.
La battaglia è contro astensionismo e indifferenza: oltre 20% gli indecisi. Per conquistarli, ogni sera dalle 21.30 c’è il training per i volontari di Navalny. Primo target le “babushke”, nonne che guardano le tv pro Putin. “Nostro obiettivo non è convincerli, ma entrare in contatto con loro”, l’Homo Putinicus, spiega Andrei Matveev, 33, carismatico psicologo e business trainer, fautore dell’approccio positivo al cliente. Evitando le provocazioni. “Se ci parlate e li fate riflettere, è già un risultato. Altrimenti, la Gestalt si chiude”. Seduti 150 giovanissimi, poco più che 20enni, studenti, biondine, facce pulite alla prima esperienza politica che hanno rinunciato a una serata fuori con gli amici, prendono appunti attentissimi. Una matricola con lenti spesse alza la mano balbettando: “Ci dicono che Navalny è una spia americana, che siamo pagati dal Dipartimento di Stato Usa, che siamo le ‘Armate di Satana’… cosa dobbiamo rispondere?”. Capitano aggressioni fisiche e verbali, banner strappati: il nome del blogger suscita in alcuni repulsione immediata, raccontano i ragazzi. “A me una signora ha detto che lei è molto credente, e vota solo ciò che le dice il parroco”, nota una ragazza. “E tu rispondile complice: ma secondo lei per chi vota Padre Andrei?”, suggerisce Matveev. “Oppure: Sa, anche mia mamma la pensava così, poi ha conosciuto Alexei…”. L’ambizione è “fondare un nuovo stile politico, anche retorico” ci spiega il trainer a fine lezione. “Putin negli ultimi anni ha adottato un linguaggio sempre più aggressivo. Punta al basso ventre, omofobia e xenofobia. In generale i russi non sanno più parlare di politica da 15 anni. Ma qui sento un entusiasmo mai visto prima”.

Uscito venerdi anche su La Stampa (qui in versione più lunga)



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