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In Russia il "kamin-aut" per gli omosessuali è un tabù, specie per i personaggi pubblici. E chi lo fa si espone al rischio, soprattutto ora con la legge contro la "propaganda gay". Oleg Dusaev, musicista e giornalista della tv statale, ha deciso di dichiararsi via Facebook: "non potevo più trattenermi, l'omofobia in Russia è una realtà". Domani Barack Obama incontra gli attivisti lgbt al G20 di San Pietroburgo. Putin dichiara "non ho nessun problema coi gay". Ma i gay russi sono contrari al boicottaggio delle Olimpiadi.

Lucia Sgueglia

Giovedi' 5 Settembre 2013
Uscito ieri anche su La Stampa

MOSCA - “È venuto il momento di essere audaci. Oggi onestamente e apertamente voglio dirvi che sono gay. E dire che in Russia non c’è omofobia, è una bugia. Che da noi gli omossessuali hanno gli stessi diritti di tutti gli altri, è una bugia. Smettiamo di mentire, soprattutto a noi stessi”. In Russia il “kamin-aut” (coming out) per gay e lesbiche è una cosa talmente rara che i casi in vent’anni dopo l’Urss si contano sulla punta delle dita. Un tabù, soprattutto tra i personaggi pubblici. Ma ora la nuova legge che vieta la propaganda dell’omosessualità tra i minori, e di fatto qualsiasi sua esternazione pubblica, l’ha reso anche pericoloso. Persino nella “liberale” Mosca: chi si decide diventa un eroe, o un bersaglio. Oleg Dusaev, 33 anni, ex pianista concertista vincitore di diversi concorsi internazionali e stipendiato del Fondo Rostropovich (ha suonato anche tra le mura del Cremlino e ricevuto una borsa presidenziale), oggi giornalista alla tv statale Kanal Kultura (amata dall’intelligentsija russa), l’ha fatto via Facebook, il 30 agosto. E il suo post in cui si dichiara anche “un credente cristiano, che pensa che Dio mi ha creato e mi ama per quello che sono”, ha fatto scalpore scatenando una valanga di commenti. Molti di solidarietà e apprezzamento, ma anche minacce verbali e virtuali. “L’ultima goccia per me è stata quando ho letto che l’Ospedale dei Bambini di Mosca, il più grande e famoso in Russia, aveva inserito gli omosessuali tra i ‘gruppi a rischio’ cui è categoricamente vietato donare sangue. Davanti a tossicodipendenti e prostitute”, ci racconta seduti in un caffè vuoto non lontano dal Cremlino accanto a Dmitri, suo fidanzato da 6 anni, convivente da 5. Di recente un deputato candidato sindaco a Mosca ha proposto di vietare ai gay di donare il sangue. Oleg aveva fatto volontariato per anni tra quelle corsie: “Volevo realizzarmi come cristiano. Poi hanno detto che era una notizia vecchia, ma è rimasta sul sito. Mi sono sentito tradito”. Proprio in quell’ospedale Oleg ha conosciuto il maestro violoncellista, accorso a portare migliaia di dollari di medicine a un giovane violinista malato di cancro su suo invito. La legge, è convinto, “aumenta il rischio” per i gay russi: “Gli insulti per strada sono divenuti più frequenti. Al Conservatorio, un posto di musicisti capite, di recente mi han sussurrato “finocchio!” perché ero vestito in modo sgargiante. Prima non era mai successo”. A suo avviso, per la mentalità russa il punto non è nemmeno che esista la legge, è” nel dare un segnale dall’alto: ecco, questi sono i marginali. Potete sfogarvi su di loro. E probabilmente passarla liscia. È questa la cosa più terribile”. La Russia, a suo avviso, ha “un problema serio generale coi diritti umani”, e più in generale di xenofobia crescente, in cui rientra anche l’omofobia.
Come vive oggi una coppia gay a Mosca? “Una volta una coppia etero incrociandoci per strada ci hanno detto ‘Pidr! (pederasti, diventata ultimamente un'offesa comune in Russia anche per colpire l'opposizione), bisogna cacciarvi di qui’ solo perché camminavamo sotto lo stesso ombrello. In strada non possiamo permetterci nulla”, racconta Dmitri: niente sguardi calorosi, non stare vicini sulle scale mobili per non ‘provocare’ nessuno. Baciarsi? “Sei matta, è pericoloso per la vita”. Tre anni fa Dmitri fu picchiato da un uomo che lo aveva “riconosciuto” in un negozio insultandolo per la sua apparenza: la polizia ha rifiutato di rubricare il caso come omofobia. Ma in provincia va peggio: dopo due casi di brutali omicidi tra giovani che si erano confidati con gli amici, lunedi alcuni attivisti lgbt hanno denunciato un aumento di discriminazioni e aggressioni. Specie ai danni di adolescenti gay e lesbiche: gruppi di destra come “Occupy Pedofilia” li attirano con l’inganno per poi esporli su U-Tube al pubblico ludibrio, con maltrammenti e umiliazioni fisiche.
La Chiesa ortodossa? “Ho avuto ottimi padri spirituali, che non mi hanno mai giudicato – dice Oleg. - Ma non ho sentito nessun sacerdote famoso dire che noi gay siamo persone come tutti. Sono deluso”. Tornato al lavoro dopo il coming-out, i colleghi “mi hanno tolto il saluto, giravano lo sguardo, o ridacchiavano. I capi sono tesi, ma si comportano correttamente”. Un suo collega e amico conduttore tv, Anton Krasovsky, mesi fa fu licenziato dopo un clamoroso coming-out in diretta in cui disse “Sono gay, e sono una persona, proprio come il presidente Putin”. Ma alla vigilia del G20, ritiene Oleg, i dirigenti staranno “attenti a non suscitare scandalo”. Al boicottaggio delle Olimpiadi di Soci 2014 lui però è contrario, come la maggioranza dei gay russi: “E’ molto importante che il mondo apra gli occhi su ciò che ci succede ai gay russi. Ma il nostro popolo è testardo, se ci fai pressione è peggio. Meglio un gesto dimostrativo”. Anche perché annullare i Giochi potrebbe sortire l’effetto opposto: “Daranno la colpa a noi, ci tireranno le pietre”. Oleg e Dmitri sono stati in piazza con l’opposizione un anno fa. Ma oggi non vedono nessuno in politica che li rappresenti: “La comunità gay russa non esiste, è divisa. Chi ci difende? Siamo marginalizzati da questa società. A vita. Fa paura uscire in strada”.



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