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Il dl 2009 che stabiliva un passo avanti inequivocabile dei diritti delle donne afgane e nel campo delle pene per chi li viola non è riuscito ieri a superare il dibattito parlamentare. Resta in vigore ma è passibile di colpi di mano: emendamenti o un altro decreto che segni una marcia indietro

Foto di R. Martinis

Emanuele Giordana

Domenica 19 Maggio 2013

Il decreto legge che nel 2009 era stato siglato dal presidente Karzai e che stabilisce un passo avanti inequivocabile dei diritti delle donne afgane e nel campo delle pene per chi li viola non è riuscito ieri a superare il dibattito parlamentare, necessario a farne legge dello Stato a tutti gli affetti. Così com'è, il dl resta in vigore ma è pur sempre passibile di lunghe discussioni in tribunale e soprattutto di emendamenti come quelli ieri richiesti in aula e che alla fine, dopo un fuoco di sbarramento di mullah e conservatori, ha fatto decidere per un rinvio del dibattito a data da destinarsi. Rinvio che apre la strada a nuove possibili erosioni dei dritti conquistati faticosamente dalle donne afgane.

Col decreto attuale, una coppia non può decidere di dare in sposa la propria figlia prima dei 16 anni di età. Diciotto invece gli anni necessari a una donna afgana per decidere se sposarsi o meno e con chi, una novità nel Paese dove vige la pratica di matrimoni combinati di maschi e soprattutto femmine (spesso bambine) e dove è ancora in vigore la poligamia, benché limitata a “sole” due mogli. Ma gli emendamenti, denunciati dalle attiviste di Afghan Women's Network, la maggior rete di associazioni femminili, vanno ancora più in là perché vorrebbero chiudere la case rifugio faticosamente costituite per le donne in fuga da un matrimonio indesiderato e da una tradizione e pressione sociale oscurantiste, che spesso le spinge al suicidio o forza i parenti all'omicidio d'onore. Infine la legge punisce duramente lo stupro e la violenza contro le donne e da che esiste ha già fatti finire dietro le sbarre non pochi uomini, mariti e non. Un emendamento vorrebbe edulcorare le sanzioni.

Questo articolo è uscito oggi su il manifesto. Commentalo su Great Game il blog di Emanuele Giordana

In parlamento la discussione è stata aspra: da una parte i partigiani della legge, capeggiati dalla parlamentare del Badakhshan Fawzia Koofi, dall'altro mullah e conservatori le cui tesi, sostenute con il Corano alla mano, sono ben spiegate da quanto ha detto in aula Obaidullah Barekzai, un deputato dell'Uruzgan che ha citato Hazrat Abu Bakr Siddiq, un compagno di strada del Profeta che aveva dato sua figlia in moglie a soli sette anni di età. Sia detto per inciso, in Uruzgan si registra uno dei tassi più elevati di analfabetismo femminile, in Afghanistan ancora di gran lunga superiore a quello maschile.

La discussione in parlamento ha anche creato polemiche nel mondo femminile: molte attiviste avrebbero preferito cercare di bypassare gli emendamenti ed evitare il dibattito in aula, passo per altro inevitabile visto che i decreti presidenziali richiedono alla fine la luce verde del parlamento. Un parlamento tra l'altro che, in questo momento, è sfavorevole e ostile al presidente. La Koofi ha anche spiegato che un nuovo presidente potrebbe cambiare per decreto la legge attuale (Elimination of Violence Against Women Law o Evaw) introducendo de facto gli emendamenti richiesti dai conservatori. Per strizzare l'occhio ai talebani.



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