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Anche se il conflitto continua, in Afghanistan fioriscono le iniziative culturali per promuovere la lettura e la cultura di pace. Ma la strada e' ancora lunga

Giuliano Battiston

Domenica 5 Maggio 2013

Kabul - Grigi palazzi di cinque o sei piani, austeri come voleva l’architettura funzionalista di matrice sovietica. Lunghi fili di nylon che passano da una finestra all’altra, appesantiti dai panni stesi sotto il riluttante sole di Kabul di inizio primavera. Passeggiando nel quartiere nord-occidentale di Macrorayan, costruito dai sovietici quando cercavano di imporre l’occupazione comunista a colpi di mortaio e di edilizia, si ha l’impressione di essere in un vecchio quartiere di Yerevan, in Armenia, o di Tashkent, in Uzbekistan.
Al centro di Macrorayan c’è un parco dedicato al poeta persiano Firdusi, celebre autore dei 60.000 versi dello Shahname (Il libro dei re). Quel libro, tra i testi sacri della lette-ratura persiana, Firdousi finì di scriverlo a Ghazni, a sudest di Kabul, su invito dell’emiro Mahmud, il fondatore di quell’impero ghaznavide che si estendeva dall’attuale Iran occidentale fino al fiume Indo, dall’Amu Daria fino al Golfo persico.

E’ proprio qui, nel bel mezzo di un quartiere dove secondo la municipalità di Kabul vivono 200.000 persone, nel parco dedicato al padre fondatore dell’epica persiana, che giovedì 25 aprile si è celebrata la giornata mondiale del libro.
Che lo si faccia anche in Afghanistan, in un paese ancora in guerra, è una scelta precisa. E un po’ anche una sfida, racconta Najibullah Manalai, un cinquantenne dalla faccia rotonda e sorridente. Scrittore, poeta, attivista sociale, Manalai ha vissuto per molti anni in Francia, dove ha insegnato lingua pashtu nelle università e lavorato come ingegnere informatico. Tornato in Afghanistan nel 2006, è stato per sei anni consulente del ministero della Cultura, poi delle Finanze. Oggi, produce e diffonde cultura, ed è tra gli ideatori e organizzatori – insieme al Goethe Institut di Kabul e all’organizzazione culturale Pul (ponte in persiano) - di una settimana di iniziative sulla lettura conclusa, appunto, con la giornata del libro.
Manalai si guarda intorno: sotto un alto gazebo, dei bambini curiosano sui libri esposti, qualche adulto gioca a scacchi, più in là, sotto una tenda di plastica vengono lette delle storie a voce alta, mentre i ragazzi della compagnia teatrale Parwaz portano in scena una fiaba con pupazzi di stoffa da loro realizzati. Un leone a grandezza umana si azzuffa con una scimmia col muso buffo che lancia banane, tra giraffe dinoccolate e coccodrilli dai denti aguzzi. Si fa fatica a contenere l’eccitazione dei bambini.

Manalai ha ragione a rivendicare la bontà dell’iniziativa: “E’ un giorno importante, perché per la prima volta a Kabul i libri vengono portati fuori dalle biblioteche e dalle librerie, in pubblico, in mezzo alla gente. E i bambini possono toccarli, sentirli leggere, vederli rappresentati nel teatro all’aperto”. Alla base dell’evento, spiega, “c’è la consapevolezza che qui da noi per diffondere la cultura e la lettura bisogna portare i libri alla gente, non il contrario”. La cosa non è semplice: “dal governo non abbiamo ricevuto alcun sostegno, e perfino la concessione a usare questo parco l’abbiamo ottenuta a fatica, le idee sono tante, ma le risorse poche”. Eppure a volte le cose funzionano. Come il “salone del libro” organizzato da Manalai al Book centre, lo spazio culturale da lui fondato a novembre 2011 al secondo piano di un mastodontico edificio di cemento di 12 piani costruito anch’esso dai sovietici, già sede della Banca per lo sviluppo agricolo, oggi noto per ospitare il cinema Pamir, stanza fumose, cinematografia romantico-bollywodiana o muscolar-pachistana. Dal 20 al 26 aprile al Book centre dieci case editrici hanno esposto qualcosa come 2000 libri e hanno accolto “una media giornaliera di 250 visitatori, soprattutto giovani e studenti universitari, un numero straordinario per l’Afghanistan”.

Il 23 aprile invece vi si è svolta la seconda edizione del Golden Reed Award, il premio letterario – tre premi per la poesia e tre per i racconti brevi - ideato da Manalai “per far circolare letteratura e far crescere la cultura letteraria”. Per Manalai i prodotti culturali vanno diffusi con la cooperazione: “qui il mercato editoriale è quasi inesistente, non saturo come altrove. Bisogna allearsi per creare il mercato e diffondere la cultura”. Alla diffusione di diversi strumenti culturali – cinema, teatro, musica, pittura, fotografia – punta anche il Goethe Institut di Kabul, secondo quanto sostiene Ibrahim Hotak, a capo della sezione culturale dell’istituto tedesco. “Per questo abbiamo scelto un luogo frequentato dalle famiglie per la giornata del libro: vogliamo che la gente cominci a considerare i libri un oggetto familiare, che le madri li riportino a casa con sé, che sappiano che possono essere fruiti in molti modi”. Come per Manalai, anche per Hotak i libri e l’educazione possono ricucire le ferite sociali del paese “e contribuire alla costruzione della pace”.

Al parco di Firdousi c’è però qualcuno che la pensa in modo diverso: “‘Quella di oggi è un’iniziativa contraria all’Islam’, così mi ha detto un signore poco fa”, racconta Yasamin Yarmal, che ha appena finito di leggere una fiaba ai bambini. Considerata la “madre del cinema afghano”, protagonista di decine e decine di film, oltre che delle seguitissime soap opera “Love and Old Age” e “I segreti di questa casa” (trasmesse da Ariana Tv), Yasamin Yarmal in passato è stata selezionata dalla missione Onu in Afghanistan come ‘Ambasciatrice di pace’ per il suo impegno sociale. A favore delle donne e contro la mentalità patriarcale. “Il mio impegno di oggi è parte di una battaglia più ampia, contro la società tradizionalista e retrograda. Dobbiamo abbandonare le nostre tradizioni più deleterie. Per farlo, è essenziale educare e far leggere i bambini, ma anche le donne. Dobbiamo tutti contribuire a questa battaglia. Personalmente, io voglio esserne una pioniera”, spiega decisa mentre inforca gli occhiali da sole, senza che il boato di una forte esplosione in lontananza le faccia perdere il piglio sicuro.


anche su l'Unita' di domenica 5 maggio



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