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PASTORALE MESSICANA PER BERGOGLIO

Messico: un filo d'erba alla fine del tunnel

LA GUERRA SILENZIOSA 6/12/10

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CARTOLINA DA OAXACA 9/8/07

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L’OMBRA DELLA “GUERRA SUCIA” SU OAXACA 19/07/07

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RITORNO A OAXACA 14/12/06

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OAXACA, LA APPO SCEGLIE LA VIA RADICALE 16/11/06

TUTTO VA BENE IN CHIAPAS? 1/4/04

Pubblichiamo la quarte e ultima puntata del lungo reportage dal Chiapas (nell'immagine un libro del subcomandante Marcos) di Giovanna Gasparello di Radio Sherwood . Le precedenti puntate sono state pubblicate il 4, 5 e 10 febbraio

Giovanna Gasparello

Giovedi' 1 Aprile 2004
San Cristóbal de Las Casas, Chiapas - A dieci anni dalla dichiarazione di guerra alla miseria ed al malgoverno, ad otto anni dalla firma degli Accordi di San Andrés tra l’ EZLN ed il governo messicano che sancirebbero il riconoscimento legale delle culture indigene come sistemi di diritto pubblico, il panorama politico chiapaneco ci restituisce un’ immagine ben lontana da qualunque ipotesi di pace o pacificazione, forse possibile solamente con la soluzione delle contraddizioni e delle diseguaglianze sociali che invece continuano a segnare la quotidianità delle popolazioni indigene che vivono in Chiapas e che continuano a rappresentare lo scheletro nell’armadio che i governanti messicani, allievi modello della scuola neoliberista, tentano invano di occultare.
Negli ultimi mesi l’attenzione nazionale e internazionale nei confronti della situazione chiapaneca é stata molto bassa, anche se, forse approfittando di questa generale indifferenza, l’esercito federale ed i poteri forti dello stato, assieme alle lobby di potere rappresentate dall’aristocrazia agraria (la grande familia chiapaneca) sembra stiano ridefinendo secondo una precisa direttrice politica la loro strategia di intervento nella zona.
Secondo un recente studio realizzato dall’ong CAPISE, esistono almeno 90 posti di controllo militare in Chiapas, la maggior parte in zone indigene. Un centinaio di accampamenti e 24 basi fisse, molte dentro le comunità, si nascondono dietro una relativa assenza, almeno fino a qualche settimana fa, di pattugliamenti terrestri. Del resto con 231 postazioni confermate, le truppe federali non hanno bisogno di muoversi molto per rendere visibile la loro presenza, dal momento che già si trovano installati all’interno del territorio zapatista.
Al cambiare la strategia politica da parte delle comunità zapatiste con la nascita dei Caracoles, sorta di centri politici delle cinque regioni all’interno dei quali lavorano le Giunte di Buon Governo, l’Esercito federale ha di fatto diversificato e riattualizzato le sue strategie. Nella zona della Selva Lacandona ha riattivato la strategia dell’incudine e martello,(cosí definita nel Manual de Operaciones en Campaña de la Secretaría de la Defensa Nacional ) che presuppone una pressione militare diretta, strategia portante nella prima grande offensiva militare del 1995.
Anche se ufficialmente non é stato dichiarato nessun cambiamento nella politica del governo federale in relazione al conflitto in Chiapas lo scorso 20 marzo gli abitanti dei due caracoles La Realidad e La Garrucha hanno denunciato sorvoli notturni da parte di aerei militari, “como cuando estava Zedillo”. Un’ altra denuncia viene dalla comunitá di Zamora Pico de Oro, situata nella regione di Marqués de Comilla, alla frontiera con il Guatemala e con la strategica Riserva della Biosfera Montes Azules, secondo i quali la scorsa settimana molto vistosamente hanno percorso la zona una cinquantina di jeep sportive, alcune delle cuali riportavano il logo “Dunlop”. La presenza della carovana, non meglio identificata, richiama alla memoria l’oscura incursione avvenuta circa due anni fa di un contingente militare israeliano attraverso la zona dei Montes Azules per poi dirigersi in Guatemala.
Un’altra collaudata strategia é definita sempre nello stesso Manuale come la pressione a forbice, di cui da sempre si vedono i risultati nella zona degli Altos (nei ditorni di San Cristóbal): le comunitá zapatiste si trovano strette tra la presenza massiccia dell’esercito e gli altrettanto numerosi gruppi paramilitari.
Lo scorso dicembre il Centro di Diritti Umani Fray Bartolomè de Las Casas e lo stesso EZLN avevano denunciato un ravvivarsi delle attività paramilitari negi Altos e nella Zona Norte. In particolare negli Altos é attivo il gruppo chiamato Mascara Roja, direttamente collegato alla strage di Acteal, quando alla fine del 1997 quarantotto persone furono massacrate all’interno di una chiesa.
Prova della riorganizzazione dei gruppi paramilitari sono i recenti assalti e aggressioni armate alle comunità zapatiste da parte di “uomini vestiti di nero, con il volto coperto da fazzoletti bianchi a disegni rossi, armati di fucili di grosso calibro” (denuncia del CDUFBLC). L’ultima di queste aggressioni è stata registrata lo scorso 12 marzo, non a caso nelle immediate vicinanze di Oventic, sede del Caracol zapatista Resistencia y rebeldía por la humanidad.
Ancora nella zona Altos incontriamo la terza strategia dell’Esercito Federale, forse la piú recente, che sta ritirando truppe e le sta riconcentrando all’interno delle principali basi, lasciando operare liberamente i paramilitari e le organizzazioni contrarie agli zapatisti. Si permettono a queste ultime coltivazioni illegali in territorio zapatista (marijuana, papavaero da oppio), traffico di auto rubate e abuso di alcol, cosí come si punta ad accelerare i conflitti intercomunitari per problemi di acqua, legna, terra, religione, etc. In questa zona la repressione nei confronti delle comunità basi d’appoggio zapatiste avviene con pretesti di delinquenza comune e non per le cause che generarono il conflitto: la strategia é contaminare il territorio zapatista con elementi che permettano squalificare il movimento e privarlo dell’autorità morale sempre piú forte che agli zapatisti viene riconosciuta dalla maggioranza della popolazione.
Un esempio valido per tutti: lo scorso novembre filtró alla stampa nazionale un documento dell’esercito nel quale, tra le molte altre cose, si affermava che il municipio di Chanal conta la piú alta presenza zapatista. Pochi mesi dopo, nel febbraio 2004, la stampa locale ci informa con abbondanza di particolari di una operazione dell’Esercito, che ha spettacolarmente distrutto una piantagione di papavero in territorio zapatista, non a caso proprio nel municipio di Chanal.
Questa strategia tenta dunque di accusare i municipi autonomi proprio di ció che questi combattono esplicitamente: saccheggio di legname e coltivazione di droga, oppure si accusano gli zapatisti di aggressioni armate e traffico di migranti centroamericani.
All’interno di questa complessa situazione non possiamo dimenticare l’Operazione Sentinella, che si inserisce all’interno della lotta senza confini al terrorismo internazionale in cui si sono lanciati dopo l’11 settembre gi Stati Uniti. I servizi di intelligence statunitensi hanno dichiarato questa parte del territorio messicano “frontiera porosa”, attraverso la quale transitano narcotrafficanti, emigranti e terroristi. Per controllarli, sono stati inviati altri tremila soldati messicani in aggiunta alle migliaia da anni giá presenti nella zona.
A questa situazione di crescente e diversificata pressione militare le comunità zapatiste rispondono rafforzando la loro struttura politica e di autogoverno interno, e le neonate Giunte di Buon Governo sono oramai palesemente punto di riferimento anche per le persone che non fanno parte dell’organizzazione.
In questo contesto di crescente forza dello “zapatismo civile” lo scorso 22 marzo il quotidiano Reforma, organo del PAN, il partito dell’attuale presidente Vicente Fox, ha tentato una campagna di intimidazione che ha sviluppato interessanti conseguenze.
Il quotidiano, citando un documento informativo dell’Esercito Messicano, del Centro di Ricerca e Sicurezza Nazionale e della Polizia Federale Preventiva, informa che negli ultimi quattro mesi l’EZLN avrebbe aumentato da 8 a 20 i suoi campi di addestramento militare e da 700 a piú di 2000 i miliziani al loro interno. Queste affermazioni suscitarono, nientemeno, la risposta del governatore dello Stato di Chiapas, Pablo Salazar Mendiguchía, personaggio non precisamente pro-zapatista, il quale peró si é immediatamente prodigato a smentirle. “Queste affermazioni non sono condivise da parte del governo dello stato. Non vediamo in Chiapas una riattivazione dell’EZLN nella cosiddetta logica militare. Ció che osserviamo é un crescente impegno dell’EZLN nella direzione politica.”
Che Pablo Salazar sia improvvisamente diventato un simpatizzante zapatista? che abbia avuto l’illuminazione sulla Via di Damasco? Le ipotesi per spiegare questo incomprensibile atteggiamento di smentita delle dichiarazioni degli alti gradi militari possono essere molte. Ci limitiamo ad esporne una, molto meno mistica: basta correre indietro nel tempo di circa due mesi, quando il 28 gennaio 2004 l’Unione Europea firma direttamente con il governo dello Stato di Chiapas un progetto quadriennale di 31 milioni di euro per “ridurre la povertà e la pressione sulle risorse naturali della Selva”. Grande pubblicitá si era fatto il Governo chiapaneco per essere il primo stato messicano a firmare direttamente un trattato con un pase straniero, senza passare per l’inermediazione del governo centrale. Ma é certo che perchè possano fluire abbondanti i milioni di euro necessitano di un porto sicuro, non di una inquietante situazione di guerra e di pericolosi indigeni armati reclamando giustizia e dignitá: sará per evitare che gli scappasse tra le mani la nuova gallina dalle uova d’oro marchiate Comunitá Europea che il governatore chiapaneco si é affrettato a dichiarare che “tutto va bene, signora La Marquise”?



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