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Chissà se Gerard, ricevuto il passaporto a Sochi da Putin, volando poi a Saransk, capitale della sperduta repubblica di Mordovia sul Volga, ha capito di essere divenuto protagonista involontario di un nuovo film. (la vignetta satirica è del celebre disegnatore russo Elkin)

Lucia Sgueglia

Lunedi' 1 Luglio 2013

(Uscito su La Stampa di lunedì)

Ormai Putin e «Zhora» si danno del tu. Si abbracciano, sorridono e in maniche di camicia sulle rive del Mar Nero chiacchierano di cinema, di quel film su Rasputin che è valso all'attore in fuga dal fisco di Parigi un passaporto russo, consegnatogli ufficialmente sabato, e che ora, anche questo per decreto ufficiale del capo del Cremlino, dovrà essere trasmesso dalla tv di Stato.

Non si chiamano «compagni», il tono è più informale e le motivazioni più triviali, ma il copione di Gerard accolto nel seno della Madre Russia ricorda gli Anni Trenta sovietici, quando gli intellettuali francesi abbagliati dal sol dell'avvenire accorrevano a Mosca entusiasti su invito del Partito Comunista dell'Unione Sovietica: da André Gide a Romain Rolland che fu ricevuto da Stalin al Cremlino, a Sartre. Sfruttati per ritorno d'immagine in funzione antioccidentale.

Chissà se Gerard, volando poi domenica mattina a Saransk, capitale della sperduta repubblica di Mordovia sul Volga, 640 chilometri a Est di Mosca, un nome da Città Invisibili o da Absurdistan, ha capito di essere divenuto protagonista involontario di un nuovo film, la parodia di se stesso.

Tra donne in costumi tradizionali che gli offrono canzoni folkloristiche e bliny, il governatore locale lo accoglie proponendogli a suo gusto un posto di ministro della Cultura - rifiutato gentilmente - o un appartamento in città. Non un vecchio prefabbricato dei tempi di Krusciov, beninteso, ma una nuova dimora ai limiti del bosco di betulle. Chissà se Gerard sa che oltre quel bosco, in un carcere a regime duro, è rinchiusa una ragazza di nome Nadia Tolokonnikova, una delle Pussy Riot condannate a due anni per blasfemia per una performance anti-putiniana nella cattedrale di Mosca, e che i verdi francesi hanno proposto di «adottare» in cambio dell'attore in fuga dal fisco.

A ricordarglielo senza tregua è il web russo, che continua a canzonarlo per le sue gaffe. Eccolo in costume da contadino dei tempi degli zar col suo pancione accanto al monumento all'eroe delle rivolte dei servi della gleba del Settecento Pugaciov, nella bisaccia un'icona e due gattini, doni dei suoi fan. «Pare nato coi valenki», commentano su Facebook, e l'accenno agli una volta tradizionali stivali di feltro dei contadini, ormai portati quasi solo dai vecchi nelle campagne più remote, non suona come un complimento.

I più spiritosi hanno già pronto il logo del nuovo «Partito dei Francesi di Russia», capilista «Zhora» e Brigitte Bardot, che per difendere gli elefanti in patria minaccia di seguirlo a Mosca. Se la diva chiederà la cittadinanza, fa sapere il Cremlino, «esamineremo attentamente la richiesta».

Intanto Gerard Depardieu, che si ripromette di studiare il russo, nella sua prima lettera ai media locali, elogiando la «grande democrazia russa» - commento che ha mandato su tutte le furie gli oppositori di Putin ha concluso con uno strafalcione in cirillico: «Parola alla Russia!» invece di «Gloria!» («slovo» invece di «slava»). Chissà se sa che il nome della banca locale per cui lui, straricco, è testimonial da qualche mese (dopo aver prestato il suo volto alla campagna promozionale di una marca di ketchup), «Sovietsky», rimanda al collettivismo di Baffone.

Della Russia ama tutto, ha scritto, «qui non ci si sente mai soli». Soprattutto ama la bottiglia, commentano su Twitter: «Gli hanno dato la cittadinanza russa ad honorem dopo avergli fatto il palloncino». «Cosa non si fa per mettere in salvo i soldi», fa eco su Facebook il noto blogger-fotografo Rustem Adagamov. Ricordando il caso della ex campionessa olimpica di ginnastica Maria Filatova, ex cittadina sovietica, che da anni chiede il passaporto russo senza riuscire a ottenerlo.

Al divo di Cyrano che flirta coi dittatori a Est di Paris, la blogosfera russa assegna simbolicamente, invece della Green Card Usa, la medaglia di «eroe del popolo» sovietica e una tessera del partito putiniano Russia Unita. Altri lo presentano come un orfano francese adottato da Putin, in barba alla legge che vieta da qualche giorno agli americani di adottare bambini russi.

E qualcuno a Mosca si candida a nuovo paradiso della rive gauche, oltre che a eden fiscale con la sua aliquota fissa al 13% che fa sognare i ricconi europei: anche Silvio Berlusconi ha detto di «capire» Gerard. Quel 75% voluto dall'Eliseo, in effetti, fa alzare la pressione. Ma chissà se il volto di Obelix al cinema ha mai sentito parlare di Mikhail Khodorkovsky, che l'oligarca che non aveva mai dato del tu a Putin, anzi, e che è condannato a restare nella cella di una prigione per 13 anni anche per evasione fiscale. Di sicuro, per ora Zhora non si trasferirà in Siberia: il 29 lo aspetta un'udienza per guida in stato d'ebbrezza a Parigi.



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