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Trascorso un mese dal Congresso che ha incoronato la quinta generazione di leader cinesi, già si parla di chi guiderà la Rpc tra dieci anni

Andrea Pira

Venerdi' 21 Dicembre 2012

Quando ancora si discute delle posizioni e delle politiche che prenderà la quinta generazione di leader cinesi uscita dal Congresso del Partito comunista a novembre, già c'è chi guarda al 2022. Allora entrerà in scena la sesta generazione. La domanda che si fanno gli osservatori è sempre la stessa e riguarda il tasso di riformismo della dirigenza a venire. Le decisioni prese dal Comitato centrale del Pcc di nuova nomina spingono gli osservatori ad andare così avanti con le ipotesi.

L'attenzione non è soltanto sui magnifici sette, i componenti del Comitato permanente del Pcc, la ristretta cerchia vero cuore del potere cinese, che al termine del Congresso sono sfilati sul tappetto rosso davanti ai giornalisti. Un livello sotto il nuovo segretario generale Xi Jinping, il futuro premier Li Keqiang , Zhang Dejiang, Yu Zhengsheng, Liu Yushan, Zhang Gaoli e Wang Qishan siedono infatti i 25 componenti del Ufficio politico. È tra di loro che bisogna cercare i nomi su cui azzardare previsioni sulla linea e le politiche che la Cina seguirà tra dieci anni.

Quello di Sun Zhengcai, oggi segretario del Pcc nella provincia di Jilin, ma dato in trasferimento a Chongqing, già feudo del deposto Bo Xilai, l'alto funzionario al centro del più grave scandalo politico cinese da decenni e ora accusato di corruzione e altri gravi crimini. Ma è l'attuale segretario del Partito in Mongolia Interna, Hu Chunhua il personaggio più in vista. Mesi fa, quando impazzavano le discussioni su chi avrebbe riempito le caselle del Comitato permanente appena nominato, il nome di Hu fu citato almeno in un paio di occasioni e analisi. Troppo giovane tuttavia per questo ruolo. Per lui adesso potrebbe aprirsi l'opportunità di andare al vertice del Partito nella ricca provincia costiera del Guangdong.

Di lui si dice sia sotto l'ala protettiva del Capo di Stato uscente, Hu Jintao. Si confermerebbe così la tradizione tra le file del Partito che vuole i grandi vecchi scegliere i propri successori saltando una generazione. Non a caso sulla scelta dello stesso Hu Jintao pesò la decisione del piccolo Timoniere, Deng Xiaoping, morto cinque anni prima che Hu prendesse il potere. Lo stesso vale il nuovo leader Xi Jinping, su cui si staglia l'ombra del predecessore di Hu Jintao, l'ormai ottantaseienne Jiang Zemin, dato per morto appena un anno fa, poi in stato vegetativo e invece capace di rubare la scena ai massimi dirigenti cinesi durante l'ultimo Congresso. Ha fatto valere la propria influenza e si è dimostrato eminenza grigia all'interno del Pcc, o bionda sarebbe il caso di dire, vista il colore di capelli con cui si è presentato al Congresso in linea con l'abitudine dei leader cinesi di tingersi, normalmente di nero, per non mostrarsi incanutiti.

Tra cinque anni, esclusi Xi Jinping e Li Keqiang, gli altri cinque componenti del comitato centrale tutti già attorno ai 65 anni dovranno farsi da parte in ossequio a limiti d'età stabiliti per le alte cariche. Allora Jiang avrà quasi 92 anni, Hu Jintao 75 e forse potrà far valere la sua posizione per spingere la nomina del suo protetto nel gotha del Comitato permanente.

Il riscaldamento della sesta generazione è iniziato, ha spiegato, Bo Ye della National University of Singapore citato dal South China Morning Post. Per riprendere quanto scritto da Francesco Sisci sulla Domenica del Sole24ore, in dieci anni tutto può cambiare, ma “il semplice fatto che si pensi a Hu Chunhua dà un senso di come ragioni la leadership di questo Paese, che tipo di programmi e di piani abbia”.

Tornando al presente, il Comitato permanete appena eletto è stato definito di transizione da alcuni commentatori. Quasi tutti i membri si dovranno fare da parte tra cinque anni. Al momento la componente giudicata conservatrice è in maggioranza rispetto a quella riformista. Nella scelta, scrive Zhengxu Wang della Nottingham University, è stata privilegiata l'esperienza maturata. Così facendo sono stati esclusi funzionari più giovani e con visioni più riformiste come il capo dell'Organizzazione Li Yunchao e l'attuale numero uno del Pcc nel Guangdong, Wang Yang. I due sono entrati nel Politburo, che con la nomina di Sun Chunlan accanto a Liu Yandong ha visto aumentare la rappresentanza femminile, in un sistema che continua a essere dominato dagli uomini. Anche per Li e per Wang bisognerà attendere fino al 2017 per vederli assurgere al vertice. Andando a fondo con l'analisi si capisce come alti dirigenti pragmatici e con esperienza siano stati preferiti per gestire le sfide che la leadership cinese si troverà di fronte. Ed è con la volontà di essere più efficienti che in molti leggono la scelta di ridurre da nove a sette i componenti del Comitato permanente. Scelta che riflette in parte anche la difficoltà nelle nomine in anno in cui il Partito è stato scosso dagli scandali.

Superato il decennio dorato (sul piano economico) di Hu Jintao e Wen Jiabao le sfide che tutti indicano per la nuova leadership sono la lotta alla corruzione (affidata a Wang Qishan, il più liberale del gruppo); intervenire sull'economia in fase di rallentamento, con la domanda interna ancora scarsa e le esportazioni che subiscono la crisi nell'Eurozona; decidere se intaccare il potere delle grandi società statali e riformare il sistema dell'hukou, che lega i cinesi al luogo di nascita e dal quale dipendono i servizi. Per il passaggio completo del testimone servirà ancora qualche mese. Soltanto a marzo Xi Jinping assumerà la carica di presidente della Repubblica, sommando nella sua figura le cariche più alte della Cina: segretario del Pcc, presidente della Commissione militare centrale e capo di Stato. Servirà invece più tempo per capire quali strategie metterà in campo; diciotto, forse ventiquattro mesi, dicono gli osservatori. Intanto nel suo primo discorso si è mostrato più spigliato rispetto al suo predecessore e mai ha citato i fondamenti teorici iscritti nello Statuto del Partito: niente pensiero di Mao, niente Deng, niente tre rappresentatività, né sviluppo scientifico. Ha invece parlato di lotta alla corruzione, salari più alti, più sicurezza sociale. Di Rinascimento della grande Cina e da qui iniziano i prossimi dieci anni.

UPDATE: Hu Chunhua è stato nominato segretario del Pcc nel Guangdong.


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