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MINE/AFGHANISTAN, LA GUERRA NASCOSTA 18/12/12

Undici bambine fra i 9 e gli 11 anni sono state uccise nella provincia orientale di Nangarhar dallo scoppio di una mina anti-carro. Attentato a Kabul. In parlamento due leggi contro i "pappagalli verdi"


(a sinistra una cluster)

Emanuele Giordana

Martedi' 18 Dicembre 2012


La guerra in Afghanistan continua ad uccidere. Continuerà a farlo anche se si arrivasse a deporre le armi.

Undici bambine fra i 9 e gli 11 anni sono state uccise nella provincia orientale di Nangarhar dallo scoppio di una mina anti-carro, colpita accidentalmente da una delle vittime con una scure mentre il gruppetto di ragazzine era intento a raccogliere legna da ardere. Un'altra coetanea è stata ferita gravemente. L'origine dell'ordigno resta incerta ma potrebbe trattarsi di un “Uxo”, un residuato bellico forse dell'epoca della guerra contro l'occupazione sovietica (l'esplosione violentissima fa in effetti pensare a un'arma pensata per colpire mezzi pesanti). E mentre si diffondeva la notizia delle giovani uccise a Nangarhar, nella capitale un'auto-bomba saltava nell'area di Pol-i-charki dove si trovano diverse strutture che ospitano forze militari straniere tra cui Camp Phoenix, una base dell'Isaf, la coalizione a guida Nato.

In realtà l'obiettivo sarebbe stato un complesso dove ha sede una società di ingegneria edile americana: la Contrack, il cui nome sinistro appartiene a una ditta appaltatrice di opere di costruzione per conto dell'esercito e della polizia afgani. La carica esplosiva era stata piazzata su un furgone parcheggiato davanti all'edificio. L'onda d'urto ha ucciso almeno un passante e ha causato il ferimento di oltre una dozzina di persone, per lo più dipendenti della compagnia.

Le due ennesime azioni di guerriglia arrivano a tre giorni dalla diffusione degli ultimi dati sulle morti civili in Afghanistan contenute nel rapporto trimestrale presentato al Consiglio di sicurezza da Ban ki-moon. Nel dossier si dice che la mattanza dei civili ha avuto un incremento del 28% tra inizio agosto e fine ottobre 2012 rispetto agli stessi dati dell'anno precedente. In aumento rispetto al dato generale che nei primi dieci mesi del 2012 aveva registrato un incremento del “solo” 4%. Dei 2.557 morti accertati tra i civili (l'84% rispetto al 70 dell'anno prima) la maggior parte viene a attribuita alla guerriglia anti governativa.

Due gli elementi da segnalare: il primo riguarda l'aumento delle azioni spot, tipiche dell'avvicinarsi dell'inverno quando assalti all'arma bianca e vere e proprie azioni militari diventano più difficili. Due, l'innalzamento della soglia dello scontro per cui ora si tendono a colpire sempre di più contractor e simboli stranieri. Quanto alle mine, la situazione resta drammatica in un Paese dove ancora si contano in milioni.

In dicembre, il governo afgano ha chiesto un’estensione del programma di sminamento. Nel 2004, l’indagine sull’impatto della persistenza di mine antiuomo e Uxo stimava a rischio quasi 2mila comunità del Paese. Nel 2001, il momento più pericoloso per gli afgani, 2mila persone erano state uccise da questi ordigni (molti furono lanciati durante l’attacco ai talebani, i famosi “pappagalli verdi”) . Dal 2003 le cose sono andate migliorando (“solo” 409 casi nel 2011 ) e già 1200 kmq erano stati sminati ma la speranza di sminare tutto il territorio entro 10 anni si rivelava un miraggio. Ancora oggi oltre mezzo milione di afgani vive a 500 metri da campi ancora minati e ci vorrebbero ancora oltre 600 milioni di dollari per completare i piani di sminamento che però conoscono un continuo decremento di finanziamenti. La sezione italiana della Campagna contro le mine (quella che ha levato gli ordigni antiuomo dai nostri magazzini bellici e che si è battuta contro le cluster bomb) è soddisfatta per essere riuscita a riottenere finanziamenti che erano stati tagliati in passato e adesso sta lavorando su due progetti di legge per evitare finanziamenti bancari in quella direzione:

Dal 2009, 137 banche e istituzioni finanziarie di 16 Paesi hanno investito più di 43 miliardi di dollari in aziende che producono cluster bombs. Di queste istituzioni finanziarie, 27 provengono da Paesi che sono membri della Convenzione sulle munizioni cluster (Ccm), tra cui il nostro Paese. Per far si che anche il solo sostegno finanziario alla produzione, detenzione e commercio delle mine a grappolo sia una pratica da sanzionare penalmente ci sono due disegni di legge presentati in Parlamento.

anche su Il manifesto



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