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I TALEBANI COLPISCONO MAIDAN SHAHR 26/11/12

Si combatte nelle aree urbane e rurali. Soltanto ieri 3 morti e 60 feriti. Cresce la tensione a Kabul

Giuliano Battiston

Lunedi' 26 Novembre 2012

Kabul - La guerra continua in Afghanistan, senza interruzioni. E una grave serie di attentati suicidi ha colpito il paese nei giorni scorsi. Si combatte aspramente nelle province meridionali e in quelle a ridosso della frontiera con il Pakistan, nelle aree rurali.

Si combatte, con mezzi diversi, anche nelle aree urbane. Mercoledì a Kabul due attentatori suicidi hanno cercato di detonare le loro cinture esplosive nel quartiere più protetto della capitale, Wazir Akbar Khan, sede delle ambasciate straniere. Ci sono riusciti solo in parte, uccidendo due funzionari del ministero della difesa e ferendo diverse persone, prima che la polizia li uccidesse. I Talebani hanno subito rivendicato l'attacco, rivolto - secondo quanto affermato da un loro portavoce - ad una delle sedi dei Servizi segreti americani.

Ieri, è arrivata un'altra rivendicazione per il camion bomba fatto esplodere in Maidan Shahr, capoluogo della provincia di Maidan Wardak, poche decine di chilometri a sud-ovest di Kabul. L'obiettivo in questo caso era una caserma della polizia dove le truppe Isaf-Nato addestrano i militari afghani. Le vittime sono tre, i feriti almeno sessanta. Tra questi, due lavorano per Emergency, che anche in questa zona del paese riesce a mantenere un presidio medico fondamentale. Cecilia Strada, presidente di Emergency, ha fatto sapere che molti dei feriti sono stati accolti all'ospedale dell'ong a Kabul. Per i Talebani, l'attacco a Maidan Wardak è una risposta all'esecuzione di quattro «studenti coranici». Negli ultimi giorni infatti il governo Karzai ha inaspettatamente ripreso le esecuzioni capitali, suscitando la reazione tardiva e imbarazzata dei suoi sostenitori internazionali.

Tra i quattordici a cui è toccata la giustizia del nuovo, democratico Afghanistan a sovranità limitata, c'erano appunto quattro «turbanti neri». Dal loro quartier generale, oltre confine, da Quetta o Peshawar, i Talebani hanno denunciato come illegittima, immorale e illegale l'impiccagione voluta da Karzai, chiedendo alle Nazioni unite il rispetto delle convenzioni internazionali. «La barzelletta del secolo», l'ha definita Aziz Rafiee, direttore dell'Afghanistan Civil Society Forum, che al manifesto ha ribadito quanto sostenuto ieri in un'intervista televisiva: «È ridicolo che i Talebani si appellino al rispetto dei diritti umani. Come possono rivendicarli se li hanno sempre calpestati?». Ma in questi giorni a temere è soprattutto la comunità sciita: oggi si commemora l'uccisione nel VI secolo dell'Imam
Hussein, nipote del profeta Maometto. Per le strade di Kabul fervono i preparativi.

Ma aumenta la tensione. L'anno scorso in un santuario sciita, un attentatore ha ucciso 56 persone, ferendone più di cento. Quest'anno le misure di sicurezza sono perfino maggiori: nei quartieri a maggioranza sciita le vie che conducono alle più importanti moschee sono transennate e le ispezioni accurate. Ma controllare tutto e tutti è impossibile. Domani si tirerà un sospiro di sollievo, oppure si
conteranno le vittime.

Anche su Il Manifesto del 24 novembre



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