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Tutto pronto per il Congresso del Pcc che segnerà il passaggio dalla quarta alla quinta generazione di leader

Andrea Pira

Mercoledi' 7 Novembre 2012
Chiusi i seggi statunitensi spetta ora alla seconda economia al mondo rinnovare il proprio gruppo dirigente. Si aprirà domani a Pechino il 18esimo Congresso del Partito comunista cinese che segnerà il passaggio di consegne dalla quarta alla quinta generazione di leader. Nella capitale tutto è pronto per l'accoglienza degli oltre 2.000 delegati.

Agli addobbi floreali e agli striscioni di propaganda che ricordano il “grande diciottesimo” fanno da contraltare i divieti. Ai tassisti è stato intimato di smontare le manopole per abbassare i finestrini, così che a nessuno venga in mente di lanciare volanti o altro. Sarà vietato comprare coltelli o far volare piccioni. La capitale sarà proibita per quanti arrivano giornalmente portando petizioni e rimostranze contro funzionari locali chiedendo il sostengo e l'intervento del governo centrale. Secondo Amnesty International sono almeno 130 i dissidenti fermati per l'avvicinarsi dell'appuntamento. Per garantire la sicurezza, riferisce la stampa cinese, si sono iscritti e messi a disposizione 1,4 milioni di volontari, più o meno lo stesso numero delle Olimpiadi pechinesi. Rafforzata la presenza di agenti per le strade.

Alla leadership che sarà incoronata al Congresso spetta il compito di guidare la Cina per i prossimi dieci anni. Ma quando manca appena un giorno all'inizio poco si sa delle decisioni che saranno prese. Incerta è la composizione del comitato permanente del Ufficio politico del Pcc, il ristretto gruppo di funzionari al vertice della Repubblica popolare. Al momento, salvo sconvolgimenti dell'ultima ora, sono sicure le due caselle chiave. Quella di segretario generale, e futuro presidente della Cina, spetterà al cinquantanovenne Xi Jinping. A lui si affiancherà nel ruolo di premier Li Keqiang. Secondo indiscrezioni trapelate negli ultimi giorni, nell'organismo siederanno sette e non più nove membri. I nomi che circolano per completare la rosa fanno ipotizzare una maggioranza conservatrice a scapito dell'ala riformatrice. Per aver certezze bisognerà tuttavia attendere il momento in cui i componenti del comitato sfileranno sul palco tutti assieme.

Altro punto su cui ancora restano i dubbi è la permanenza dell'attuale presidente Hu Jintao a capo della commissione militare centrale e quindi delle Forze armate. Allo scadere del mandato presidenziale il suo predecessore, Jiang Zemin, mantenne questa carica per altri due anni. Hu potrebbe decidere di fare lo stesso, garantendo continuità alla sua influenza dopo essere riuscito a piazzare suoi uomini in alcuni posti chiave tra le file dei militari.

L'ultima riunione del Comitato centrale uscente ha inoltre parlato di un emendamento allo Statuto del Pcc, senza entrare nei dettagli. Tra le ipotesi c'è quella di un ulteriore riconoscimento teorico per Hu, che così rafforzerebbe la sua figura, data in difficoltà. Ma c'è anche chi non ha escluso la rimozione dei riferimenti al pensiero di Mao Zedong. Una decisione storica, più volte ipotizzata, ma che non si è mai concretizzata.

Oltre le poltrone ci sono i contenuti La lotta tra fazioni dell'ultimo anno, ben rappresentata dall'epurazione di Bo Xilai, considerato il catalizzatore delle forze cosiddette neomaoiste, ha evidenziato come lo scontro ruoti attorno all'economia. L'inchiesta del New York Times sulle fortune accumulate dalla famiglia del premier Wen Jiabao da quando lui è al potere ne è un esempio. Lo stesso vale per i conti in tasca alla famiglia di Xi Jinping fatti quattro mesi fa dall'agenzia finanziaria Bloomberg.

Sullo sfondo ci sono le riforme, che dal punto di vista cinese vogliono dire mettere mano al sistema economico, toccare le grandi aziende di Stato, spezzare monopoli, intaccando gli interessi di molti alti funzionari e cercando di mantenere la stabilità sociale. Questi i temi che Xi dovrà affrontare.

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