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Il governo ha licenziato oggi l'Autorizzazione integrata ambientale che gli ambientalisti respingono al mittente chiedendo conto dei dati sanitari in mano al ministero della Salute e denunciando, oltre agli omissis del documento, una norma “ad aziendam” che spunta nel decreto semplificazioni. E che demolisce il principio comunitario “chi inquina paga”

Emanuele Giordana

Giovedi' 18 Ottobre 2012

La conferenza dei servizi approva l'Autorizzazione integrata ambientale che riguarda lo stabilimento dell'Aia a Taranto. Un documento che le associazioni ambientaliste hanno avuto solo cinque giorni per leggere e nel quale nessuna delle critiche e delle proposte del mondo ecologista è stata accolta. Dai Verdi a Legambiente, passando per il Wwf e per tutte le associazioni che hanno a cuore il destino di Taranto, il coro è unanime: respingono al mittente il documento del ministero dell'Ambiente. E molte fra loro si domandano se tutte le omissioni contenute nell'Autorizzazione non configurino un atto grave su cui la magistratura ordinaria e quella europea potrebbero adesso intervenire visto che ogni altra istanza per “riformare” l'Aia è fallita. Ma c'è di più: nel decreto semplificazioni al vaglio del parlamento spunta quella che Angelo Bonelli, nel corso di una conferenza stampa oggi a Roma con medici pugliesi e l'associazione Peacelink, definisce una sorta di “norma ad aziendam”, che sembra scritta apposta per salvare capra e cavoli e che «demolisce il principio comunitario che chi inquina paga».

Alla conferenza stampa Verdi e Peacelink elencano in un decalogo puntiglioso le mancanze dell'Aia «anche se – aggiunge Alessandro Marescotti a capo dell'associazione pacifista ed ecologista in prima fila a Taranto – ci sono stati concessi solo cinque giorni per leggerla: troppo pochi». La «pilatesca» autorizzazione del ministero dell'Ambiente, come la definisce la parlamentare radicale Elisabetta Zamparutti che interviene nel dibattito, mostra chiaramente che i dati della perizia nella mani della procura non sono comparabili coi dati Aia: unità di misura diverse, che non si parlano. L'Aia poi non prevede “unità tecniche nuove” che sostituiscano quelle esistenti e anzi, riguardo alle cosiddette Bat (migliori tecnologie), l'autorizzazione non ne fa menzione. Non è tutto: anziché limiti di emissione l'Aia prevede “parametri conoscitivi”, come dire che non c'è un limite ma solo un valore da acquisire a fini di conoscnza. Non c'è poi quantificazione per la riduzione delle emissioni fuggitive e per la copertura dei Parchi minerari si prevede un tempo infinito: tre anni! Chiosa Marescotti: «Per costruire la città di Sabaudia...bastarono 235 giorni». Altri due punti sono sotto stretta osservazione, forse i più gravi anche perché di uno di questi non c'è traccia.

Il primo riguarda la riduzione della produzione che dovrebbe passare da 15 a 8 milioni di tonnellate annue. E', dicono gli ambientalisti, è un puro bluff perché nel polo siderurgico di Taranto non sono mai state prodotto 15 milioni di tonnellate/anno che è al massimo la capacità assoluta possibile dell'acciaieria. Ma il fatto più grave, rincalza Bonelli, è «il silenzio sui dati del rapporto Sentieri che il ministero della Salute avrebbe dovuto rendere pubblici il 12 ottobre». Quei dati però (in buona sostanza la salute dei cittadini di Taranto) non hanno visto la luce e dunque l'Aia non ne tiene conto. Un gioco delle parti, denunciano le associazioni cui si aggiunge la voce dei medici pugliesi: Anna Maria Moschetti spiega che, anche senza i numeri del Sentieri, c'è comunque abbastanza per sapere, ad esempio, che l'esposizione di una madre in gravidanza al benzopirene riduce il quoziente intellettivo del nascituro. E lo stesso vale per il piombo rilevato nelle urine dei piccolissimi.

L'ultima non meno importante novità: nel decreto semplificazioni, al vaglio del parlamento e su cui i Radicali promettono battaglia, si semplifica, anzi si distrugge, il principio “chi inquina paga”. Come? Con due articoli (19 e 20) di cui Bonelli cita un passaggio esemplare: “Nei casi in cui le acque di falda contaminate determinano una situazione di rischio sanitario, oltre alla eliminazione della fonte di contaminazione ove possibile e economicamente sostenibile...(il corsivo è nostro)”.
In quell'economicamente sostenibile, una locuzione di apparente buon senso e che pare dettata da un'innocente tecnicismo da spending review, c'è in realtà, assai più semplicemente, un regalo a chi inquina.

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