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Maxi-rissa nell'impianto di Taiyuan chiuso per un'intera giornata. La società nega che le violenze siano scoppiate a causa delle condizioni di lavoro. Ma è l'ennesimo incidente negli stabilimenti della multinazionale fornitrice della Apple.

Andrea Pira

Martedi' 25 Settembre 2012
Pechino - Quaranta feriti, oltre mille operai e dipendenti coinvolti, 5.000 poliziotti a riportare l'ordine, arresti e l'impianto di una tra le maggiori multinazionali produttrici di componenti elettronici al mondo chiuso per un giorno. È il bilancio della rissa nello stabilimento Foxconn di Taiyuan, nella Cina settentrionale, degenerata in scontri che hanno coinvolto centinaia di persone. L'ennesima pubblicità non desiderata per il colosso taiwanese, fornitore di numerose società tra cui Dell, Hewlett-Packard e Microsoft, ma conosciuto soprattutto per i rapporti con la Apple e bersaglio di critiche in passato per le denunce sulla condizioni di lavoro nei propri stabilimenti e i suicidi tra i lavoratori.

Con un comunicato ufficiale la Foxconn ha cercato di allontanare da sé lo spettro di una nuova disputa salariale o comunque legata alla vita di fabbrica. Secondo quanto riportato dall'agenzia ufficiale Xinhua, tutto ha avuto inizio domenica verso le 23:00 in un dormitorio. Per riportare la situazione sotto controllo sono servite quattro ore. Sulla dinamica dei fatti circolano versioni differenti. La Xinhua riferisce di uno scontro tra operai di province diverse. Da una parte gli operai dell'Henan, dall'altra quelli dello Shandong. Secondo un'altra versione a innescare gli scontri è stata una rissa tra i guardiani e alcuni operai sprovvisti dei documenti per entrare nei dormitori. Le guardie avrebbero picchiato i lavoratori e da quel momento in poi la situazione è andata degenerando.

Intanto foto e filmati, di cui è difficile stabilire l'autenticità, sono circolati su Weibo, l'equivalente cinese di Twitter. Mostrano finestre rotte e mezzi della sicurezza attorno allo stabilimento. Tra le notizie che hanno attirato l'attenzione sul caso anche indiscrezioni secondo cui nell'impianto di 79mila lavoratori si producono componenti per iPhone 5, non confermate dalla dirigenza. Nelle scorse settimane il lancio dell'ultimo modello della casa di Cupertino aveva ancora una volta posto la Foxconn sotto i riflettori per un'inchiesta dello Shanghai Daily che rivelava l'uso di studenti come tirocinanti malpagati per aumentare la produttività. Gli studenti erano costretti a lavorare per turni che potevano arrivare a 12 ore al giorno, per sei giorni a settimana, con un stipendio 1.550 yuan al mese, circa 190 euro. Circostanza smentita dalla società che negli ultimi due anni ha intrapreso una campagna per risollevare la propria immagine con aumenti di salario e con la stipula di un accordo con la Fair Labour Association (Fla), organizzazione per la tutela dei diritti dei lavoratori.

Lo scorso marzo l'organizzazione pubblicò i risultati di un'inchiesta condotta in tre stabilimenti Foxconn e denunciò sia le condizioni di lavoro e sicurezza negli impianti sia l'eccessivo carico di lavoro cui erano costretti gli operai, ben oltre le 60 ore settimanali (straordinari compresi) previste dalla legge cinese. Nel rapporto di verifica pubblicato lo scorso agosto la Fla ha sottolineato alcuni progressi fatti dalla società negli ultimi mesi, sebbene molti problemi, primo tra tutti gli orari, non siano stati ancora affrontati. Tra i motivi questo per cui tra il milione di lavoratori della società in Cina continua a serpeggiare il malcontento che non di rado sfocia in rabbia e violenza.



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