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La rete Afgana chiede al parlamento e al governo di fare chiarezza e fermare i bombardamenti nella zona di Farah

Giuliano Battiston

Mercoledi' 18 Luglio 2012

Si muove lungo un ambiguo e pericoloso binario la presenza italiana in Afghanistan. Da un lato le dichiarazioni di principio in ambito diplomatico, con le quali ci si impegna a un'inversione di rotta: meno soldi per le attività militari e, contestualmente, un maggiore impegno per le attività civili, il sostegno alla ricostruzione economica del paese e per la tutela dei diritti delle donne. Dall'altro, i bombardamenti aerei effettuati dai quattro cacciabombardieri AMX Acol del 51esimo Storno dell'Aeronautica militare, attivamente impiegati a partire dal 27 giugno nell'operazione "Shrimp Net" nella provincia di Farah, una delle quattro del Comando regionale ovest, sotto responsabilità italiana.

La rete “Afgana” – da tempo impegnata nella costruzione di percorsi comuni e condivisi tra la società civile italiana e quella afghana – rivela e contesta fortemente la partita “bifronte” giocata dal governo italiano, chiede coerenza nelle scelte politiche e invita il Parlamento e i cittadini a esprimersi su quali strumenti sia più utile e legittimo adottare in Afghanistan. Le bombe e gli aiuti civili e umanitari sono incompatibili tra loro, e dimostrano un atteggiamento contraddittorio e schizofrenico, quello di un Paese che alla Conferenza dei donatori di Tokyo dell'8 luglio si è speso con vigore per i diritti delle donne e della società civile afgana e che, alla vigilia del disimpegno delle truppe dall'Afghanistan, decide invece di mostrare i muscoli nel modo peggiore: armando i caccia.

La politica, per diversi giorni riluttante a prendere posizione sulla questione nonostante le conferme sui media, finalmente si è risvegliata. Ieri, con un'interpellenza urgente l'onorevole Augusto Di Stanislao (Idv) ha chiesto al ministro della Difesa, ammiraglio Giampaolo di Paola, di “relazionare le conseguenze sul campo della decisione di eliminare i caveat decisi dal Parlamento senza che essa fosse discussa e votata in Aula autorizzando pertanto i bombardamenti”.

Anche il Partito Democratico si è fatto sentire: con una interrogazione presentata dalla senatrice Silvana Amati e sottoscritta dai colleghi Manuela Granaiola, Vincenzo Vita, Paolo Nerozzi, Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, il PD ha chiesto che il ministro spieghi la scelta con cui ha rivisto i vincoli con cui il Parlamento aveva limitato l'uso dei caccia alle sole “attività di aero-ricognizione e sorveglianza del territorio”. Il riferimento è alla sessione congiunta di Camera e Senato di fine gennaio, quando Di Paola ha avallato i bombardamenti, sostenendo: "Intendo far sì che i nostri militari e tutti i loro mezzi schierati in teatro siano forniti delle dotazioni e capacità necessarie a garantire la massima sicurezza possibile del nostro personale e dei nostri amici afgani e alleati".

I bombardamenti di Farah sono il frutto di una scelta politica incoerente e rischiosa (soprattutto per le eventuali vittime civili), oltre che della disattenzione di allora. Possiamo provare a rimediare chiedendo conto al governo delle scelte finora compiute e di quelle che vuole compiere in futuro.

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