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Libia, tutti i rischi della guerra

CAOS LIBICO 12/9/13

LIBIA: RENDITION E TORTURE CIA PER GLI OPPOSITORI DI GHEDDAFI 8/9/12

LIBIA, AMNESTY INTERNATIONAL DENUNCIA: TORTURE E VIOLENZE DA MILIZIE FUORI CONTROLLO 16/02/12

TUTTI GLI INTERROGATIVI SUL FUTURO DELLA LIBIA 24/10/11

"GHEDDAFI? NON FU SOLO UN MOSTRO" 31/9/11

ELISABETTA E I RISCHI DI UN MESTIERE 25/8/11

LE ULTIME ORE DEL REGIME LIBICO 22/08/2011

LIBIA, GLI USA INCONTRANO RAPPRESENTANTI DI GHEDDAFI 19/07/11

L'ACCORDO TRA ROMA E BENGASI FOTOCOPIA DI QUELLO CON TRIPOLI 28/6/11

JABRIL: «RESISTEREMO PIù DI GHEDDAFI» 5 MAGGIO 2011

LIBIA, I FIGLI TENTANO IL NEGOZIATO 4/4/11

ITALIA E LIBIA, IL DISCORSO DI NAPOLITANO ALL'ONU 29/03/11

I DUBBI SULLA NFZ E IL BICCHIERE MEZZO PIENO 20/3/11

ONU IN ALLARME PER LE VIOLENZE SUI MIGRANTI IN LIBIA 09/03/2011

"CARE" COLONIE. I NUOVI RAPPORTI CON L'ITALIA 26/3/04

Blair va a Tripoli a fare affari con un paese che si sta mettendo d'accordo con tutti i migliori alleati dell'Italia: Regno Unito, Usa, Spagna. E a noi? Spetta solo tirar fuori una montagna di soldi. Ma la colpa non è di Gheddafi (nell'immagine, Berlusconi con Aznar)

Emanuele Giordana

Venerdi' 26 Marzo 2004
In Libia - ha detto Blair - dobbiamo vedere le opportunità. Detto e fatto.
L'opportunità è la partnership "strategica" miliardaria tra il gruppo Royal Dutch/Shell e l'ente petrolifero nazionale. Un accordo "storico", annunciato nei giorni scorsi e firmato ieri a Tripoli, che segna l'ennesimo grande rientro di un colosso occidentale e un altro punto a favore dei concorrenti dell'Italia, che sembra invece perdere sempre più colpi nelle sue ex colonie. Nell’agosto dell’anno scorso era stata la volta del gruppo petrolifero spagnolo Repsol che, con l’australiana Woodside Energy e la greca Hellenic Petroleum, aveva firmato un contratto di esplorazione e produzione di greggio della durata di 30 anni e un costo congiunto che si aggira sui 102 milioni di dollari. La Wooside fa la parte del leone con il 45%, di partecipazione ma la Repsol ha ottenuto il 35% grazie ai buoni auspici dell'attivissimo ex premier José Aznar, grande alleato dell'Italia. Anche per gli amici americani il business è evidentissimo: chi si sta muovendo rapidamente sono i petrolieri di ConocoPhillips, Marathon Oil Corp, Occidental Petroleum Corp, Amerada Hess, costretti ad andarsene da Tripoli nel 1986. Il rientro è in grande stile. Tutti fanno affari col "nuovo" colonnello. Tutti tranne gli italiani. Che anzi potrebbero finire ad essere gli unici che, con la Libia, ci rimetteranno dei soldi (dei contribuenti).
Il passo avanti di Londra non ha stupito. Le cose era già ben preparate e per i britannici l’offensiva diplomatica era del resto a tutto campo da diverso tempo. L'Italia in compenso se n’era accorto in ritardo. E nel giorno in cui Blair annunciava, agli inizi di febbraio, di voler incontrare Gheddafi, il nostro premier cercava di rimediare volando nella Sirte per non lasciare all’amico Tony l’intera scena mediatica. Ma Berlusconi era arrivato in Libia con in tasca soltanto la solita promessa di un ospedale. Con la differenza che adesso lo aveva chiamato “centro di eccellenza”. Gheddafi però aveva rilanciato. Cogliendo impreparata la nostra diplomazia, il rais ha infatti preteso la ricostruzione della via Balbia, la litoranea lunga 1700 chilometri costruita dal Duce.
“A un miliardo e mezzo di vecchie lire al chilometro - commenta caustico lo storico Angelo Del Boca – ne costerebbe 2500. Belusconi è tornato alla carica con l’offerta di un ospedale da 62 milioni di euro, ignorando forse che l’opera era prevista…da un trattato del 1959”. E che Tripoli da tempo aveva già assegnato gratuitamente anche l’area. Fatto in tempo utile, “ce la saremmo cavata con qualche miliardo di vecchie lire”, conclude Del Boca.
Ma ora il colonnello vuole di più. A furia di ignorare le richieste delle ex colonie e inseguendo nuovi fronti di politica internazionale, non solo l’Italia perde sul terreno diplomatico, ma l’intera faccenda rischia di costarci cara. Ai miliardi dell’autostrada vanno aggiunti i 233mila euro della riparazione della stele di Axum e i 3,7 miliardi di vecchie lire che la Farnesina aveva già accantonato per il trasporto. L'unica soddisfazione è che la restituzione dell'obelisco per ora è rimandata
L’immagine e la politica estera di Berlusconi sono dunque un po’appannati in Libia come nelle altre ex colonie. Con un’eccezione: il processo di pace in Somalia, dove l’Italia ha avuto una parte significativa tanto che i somali avevano chiesto alla Farnesina di organizzare a Roma la riunione del primo governo provvisorio. Ma non essendo una vittoria del capo, la vicenda non ha guadagnato nemmeno un trafiletto sui giornali. L’investimento in denaro però non è mancato: 15 milioni di euro l’anno ai programmi Ue per la Somalia, 2 milioni al Fondo dell’Onu per il processo di pace e un milione per finanziare la conferenza di Nairobi. Quanto all’Etiopia, non ha avuto indietro la stele, ma ha ricevuto negli ultimi cinque anni 100 miliardi di vecchie lire in aiuto bilaterale. Ugualmente l’Eritrea, paese amico nonostante tutto. Dove, come ha rivelato il manifesto qualche settimana fa, più che per il presidente del consiglio, l’Asmara sarebbe diventata interessante per suo fratello. Per un affare di villette.



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