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A Berlino si è tenuto un simposio per i 65 anni del sociologo e attivista Wolfgang Sachs: un'occasione importante per riflettere sui temi dell'ecologia politica.

Giuliano Battiston

Sabato 26 Maggio 2012
Crisi vuol dire certezze infrante, economie danneggiate, lavoratori licenziati o costretti a rinunciare ai propri diritti pur di continuare a lavorare. Ma vuol dire anche l’opportunità di immaginare strade alternative a quelle percorse finora. In molti o hanno ricordato: la parola crisi deriva dalla stessa radice etimologica di “critica” e “criterio”, e rimanda al “distinguere” e al “giudicare” (krinein). Per questo, dal variegato ambito dell’ecologia politica e dell’ambientalismo si sono moltiplicati gli appelli a elaborare una critica serrata dell’economia corrente, ad “approfittare” della crisi per distinguere ciò che funziona da ciò che non funziona nel modo in cui produciamo, distribuiamo e consumiamo risorse energetiche e merci. Gli interrogativi più urgenti e radicali, però, ruotano intorno a un’altra questione: come giudicare ciò che è desiderabile per una società, come stabilire gli obiettivi a cui accordare priorità, come scegliere quali scopi perseguire e a quali rinunciare.

Ed è proprio su questa linea di pensiero che si è sviluppata nel corso degli anni la riflessione di Wolfgang Sachs, sociologo e ambientalista tedesco, allievo di Ivan Illich, animatore di molte utopie concrete, curatore tra l’altro di un testo fondamentale come The Development Dictionary (1992, nuova ed. 2010), oggi autorevole ricercatore al Wuppertal Institut e punto di riferimento per centinaia di studiosi e di attivisti in giro per in cinque continenti. Per i suoi 65 anni, il Wuppertal Institut e la Heinrich Böll Stiftung hanno organizzato a Berlino, lunedì e martedì scorso, un simposio, dedicato all’economia della sufficienza e a ciò che manca nell’agenda di Rio (il riferimento è alla conferenza delle Nazioni Unite del 20-22 giugno sullo sviluppo sostenibile). In molti hanno deciso di partecipare, per “rendere omaggio e riconoscere il ruolo pionieristico svolto da Wolfgang Sachs sui temi ecologici”, come dichiarato in apertura da Barbara Unmüßig, presidente di Heinrich Böll Stiftung.

C’erano nomi pesanti e conosciuti dell’ecologismo e dell’attivismo sociale: Vandana Shiva ha riconosciuto la necessità di “abbandonare il paradigma mentale ormai fossilizzato dell’industrialismo, in favore di un’economia della sufficienza, che conceda sufficiente spazio agli ecosistemi per la loro sopravvivenza”; Tim Jackson, autore del fortunato Prosperità senza crescita (Edizioni Ambiente), ha offerto un’illuminante contributo “sul potere del consumo come moderna teodicea e risposta secolare all’insicurezza ontologica”; Richard Norgaard, docente all’università di Berkeley, tra i padri fondatori dell’economia ecologica, autore di testi come Beyond Developmentality e Development Betrayed, ha dispensato consigli per fuggire da “quell’ideologia dominante dei nostri tempi” che è l’economia volta allo sviluppo senza fine; Susan George, del Transnational Institute di Amsterdam, ha ricordato i rischi che l’imperativo della riconversione ecologica venga adottato dalla corporate economy per un capitalismo dal volto “verde”, ma altrettanto iniquo.

Al fondo, una domanda decisiva, quella che Alexander Langer si poneva già in un testo del 1994, ora raccolto insieme ad altri, suoi e di Giuseppina Ciuffreda, nel volume Conversione ecologica e stili di vista. Rio 1992-2012 (Edizioni dell’Asino 2012): “come può risultare desiderabile una civiltà ecologicamente sostenibile?”. Ecco la risposta di Langer: “Sinora si è agito all’insegna del motto olimpico ‘citius, altius, fortius’ (più veloce, più alto, più forte), che meglio di ogni altra sintesi rappresenta la quintessenza dello spirito della nostra civilità….Se non si radica una concezione alternativa, che potremmo forse sintetizzare, al contrario, in ‘lentius, profundius, suavius’ (più lento, più profondo, più dolce), e se non si cerca in quella prospettiva il nuovo benessere, nessun singolo provvedimento, per quanto razionale, sarà al riparo dall’essere ostinatamente osteggiato, eluso o semplicemente disatteso”. Wolfgang Sachs, che con Alexander Langer ha condotto molte battaglie per la giustizia sociale e ambientale, condivide in pieno l’invito di Langer alla sufficienza. Così sembrano fare anche alcuni dei partecipanti alla nona edizione di “Terra Futura”, che come ogni anno si tiene nella Fortezza da Basso di Firenze, fino a domenica.
Anche su Il Manifesto



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