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Morti sospette di britannici legati ai servizi segreti, colpi di Stato immaginari e rimozioni da alti incarichi. Il processo di avvicendamento al vertice in Cina doveva essere tranquillo. La lotta tra le varie anime del Partito lo sta facendo diventare un giallo

Andrea Pira

Giovedi' 29 Marzo 2012

Più si aggiungono pezzi, più diventa complicato il puzzle del terremoto politico cinese scatenato dalla caduta di Bo Xilai, potete capo di Partito nella municipalità di Chongqing. L'ultimo tassello è la richiesta di Londra affinché si faccia chiarezza sulla morte di un imprenditore britannico, consulente per una società privata di intelligence di un ex funzionario dell'MI-6, il servizio segreto di sua maestà.

A sollevare il caso è stato il Wall Street Journal. Il corpo di Neil Heywood, 41 anni, era stato ritrovato lo scorso novembre in un hotel della megalopoli. Causa ufficiale della morte: abuso di alcool. Il corpo fu poi cremato senza autopsia e la vicenda si chiuse lì. Almeno fino a gennaio quando il consolato britannico e la famiglia, insoddisfatti per l'archiviazione, chiesero nuove indagini sulla morte dell'uomo d'affari che frequentava la Cina da vent'anni. In questi giorni, indiscrezioni e sospetti sulla lotta tra fazioni del Partito in vista del cambio di leadership fissato per l'autunno l'hanno riportato alla ribalta collegando il caso alla tenta fuga di Wang Lijun, il braccio destro di Bo nella lotta contro la criminalità organizzata a Chongqing, che tentò di rifugiarsi nel consolato statunitense di Chengdu.

Secondo le ricostruzioni, Wang confidò all'ex astro nascente della politica cinese di un'inchiesta sul presunto avvelenamento di Heywood, che riguardava anche la moglie di Bo, Gu Kailai, in affari con la vittima. La tesi troverebbe conferma in una registrazione audio, pubblicata la scorsa settimana su Youtube, in cui un funzionario locale spiega che a portare alla rimozione di Bo fu il suo tentativo di ostacolare le indagini su membri della sua famiglia. Un'altra ipotesi riguarda invece i modi e i tempi della campagna antitriadi lanciata nel 2009, di cui Wang fu il braccio operativo come capo della polizia, prima di essere rimosso ed essere spedito in “vacanza terapeutica”, un eufemismo che scatenò l'ironia degli utenti di Weibo, il twitter cinese.

“Anche per gli standard del Partito comunista cinese sono successe cose inaccettabili”, ha spiegato sul New York Times il professor Cheng Li del Brookings Institution in riferimento alle torture e alle confessioni estorte con la violenza nel corso della “mani pulite” cinese che portò in carcere oltre 4.500 imputati tra boss, criminali comuni, funzionari pubblici e imprenditori. “Si è trattato di un terrore rosso”, ha aggiunto Li.

Per i detrattori di Bo, la campagna servì inoltre a sbarazzarsi dei rivali politici. Ambizioso e abile comunicatore, Bo è un personaggio lontano dal grigiore del funzionario cinese medio. La popolarità guadagnata con la campagna antitriadi e con una rinnovata attenzione alla retorica maoista lo avevano fatto emergere come candidato papabile per uno dei sette posti disponibili del prossimo Comitato permanente del politburo del Pcc, la ristretta cerchia a nove che costituisce il gotha politico della Cina. Bo si era imposto come uomo simbolo dell'ala sinistra del Pcc. Oltre alla riscoperta del maoismo, il cosiddetto “modello Chongqing” puntava a un maggior controllo pubblico sui gangli dell'economia e tentò esperimenti di riforma del sistema di gestione delle terre e di quello sui certificati di residenza che legano i cinesi al proprio luogo di nascita.

Il personaggio non è tuttavia mai stato gradito al vertice di Zhongnanhai, il Cremlino cinese. Degli attuali componenti del comitato permanente soltanto due non hanno mai fatto visita alla Chongqing di Bo. Si tratta delle due massime cariche dello Stato, il presidente, Hu Jintao, e il primo ministro, Wen Jiabao. Proprio il secondo, a chiusura dei lavori del parlamento cinese, scagliò l'ultimo attacco a Bo Xilai, esortando i politici a continuare sulla strada delle riforme per evitare che la Cina cada in una seconda Rivoluzione Culturale, il decennio di caos e lotte per il potere scatenato da Mao nel 1976.

Nell'ultimo anno Wen ha cercato di ritagliarsi il ruolo di paladino dell'ala liberale del Partito parlando più volte, seppur in modo vago, di riforme politiche. Secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, il premier potrebbe addirittura far cadere il maggior tabù della politica cinese, riabilitando il movimento studentesco di piazza Tian'anmen. Un passo forse possibile perché la futura generazione di leader, capeggiata salvo improbabili imprevisti da Xi Jinping come capo di Stato e da Li Keqiang premier, sarà la prima non legata alla repressione del 4 giugno 1989. Al contrario Hu fu il segretario locale del Pcc che a marzo di quell'anno ordinò la repressione delle proteste in Tibet, prologo di quando sarebbe successo tre mesi dopo. Di Wen si ricorda invece la foto in piazza dietro all'allora segretario generale del Partito Zhao Ziyang, unico esponente del vertice a voler dialogare con gli studenti e per questo epurato. Mentre di Bo si ricorda il ruolo del padre, Bo Yibo, uno dei grandi vecchi del Pcc e tra i fautori della linea dura.

Per adesso si tratta tuttavia soltanto di voci. Come quelle su un presunto fallito colpo di Stato orchestrato da Bo Xilai, che avrebbe messo su un esercito privato armato di 5mila fucili con il sostegno di Zhou Yongkang, suo alleato nel comitato permanente e potente capo degli apparati di sicurezza. Dato per esautorato, Zhou è riapparso in video la scorsa settimana, mentre non hanno trovato conferme le voci sul golpe e sui mezzi blindati attorno a Zhongnanhai, fatte circolare dal quotidiano statunitense Epoch Times, vicino alla sette religiosa Falun Gong, illegale in Cina, e considerato non sempre affidabile. La censura sulle discussioni online ha però fatto da acceleratore perché i sospetti divampassero.

Di certo, al momento, c'è la distruzione passo dopo passo del modello Chongqing. Ieri è stato rimosso Chen Cungen, sessantenne presidente della locale Assemblea del popolo e ideatore della campagna per inviare i quadri del Pcc nelle aree rurali, associata da molti alla pratica in voga durante la Rivoluzione culturale.





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