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Un controverso articolo del dl (il numero 44) è stato riscritto dopo la levata di scudi di ambientalisti e magistrati. Soddisfatto D'Ambrosio ma Pardi lancia l'allarme. Nel dl c'è un altro articolo che può far danni all'ambiente e al mare

Emanuele Giordana

Mercoledi' 28 Marzo 2012

La “semplificazione” che avrebbe sostanzialmente aperto la strada a nuovi e più semplificati abusi ambientali è saltata. La norma, contenuta nell'articolo 44 del maxi decreto semplificazioni, su cui domani mattina il governo porrà la fiducia, è stata levata, d'accordo con il ministro Patroni Griffi e con l'assemblea dei capigruppo, dopo una levata di scudi generale cui si è associata anche la Lega. E' stato in particolare il senatore Gerardo D'Ambrosio a convincere capigruppo e ministro dell'importanza di far saltare, nel maxi emendamento che integra il decreto, le norme che di fatto depenalizzavano reati ambientali definiti di “lieve entità”. Depenalizzazioni di cui si erano accorti ambientalisti, magistrati e alcuni senatori che oggi hanno posto urgentemente la questione a Patroni Griffi.

In sostanza l'articolo di legge andava a modificare il cosiddetto Codice Urbani, una legge del 2004 che regolava e fissava le pene sugli abusi che riguardano il paesaggio e i beni di notevole interesse pubblico, in cui veniva abrogata tra l'altro la norma che fissava una pena da 1 a 4 anni per chi commetteva reati ambientali. L'abrogazione della norma, che di fatto avrebbe dato alla sola autorità amministrativa il potere di decidere sanzioni e permessi senza che vi fosse più lo spauracchio della prigione, restituisce adesso al Codice la sua originaria funzione: evitare che l'Italia continui a deturpare il suo ambiente, il suo paesaggio e i suoi beni di interesse collettivo.

D'Ambrosio è soddisfatto: “Il rischio – dice - era che una norma tanto importante potesse sfuggire all'attenzione dei senatori ma così non è stato. Avrebbe di fatto, se approvata, allargato la possibilità di commettere abusi. Una volta che abbiamo spiegato l'importanza di abrogare la norma, tutti i capigruppo si sono detti d'accordo e lo stesso ministro ha accolto i nostri suggerimenti senza difficoltà”. Persino la Lega ci ha messo del suo “anche se con motivazioni diverse”, conclude D'Ambrosio. Francesco Pardi, uno dei senatori che si era accorto con D'Ambrosio del pasticciaccio, spiega che in sostanza il nuovo articolo di legge avrebbe “allargato le maglie” che consentono agli evasori di “trasformare, come mi è capitato di vedere, un piccolo abuso edilizio in un villaggio vacanze”. In pratica spiega Pardi, “per interventi edilizi di lieve entità tutti da stabilire, non si sarebbe applicata più la sanzione penale una volta ottenuta la sanatoria paesaggistica”, che dipende dall'autorità amministrativa”. Con cui è in sostanza più facile arrivare a un compromesso.

Ma Pardi, contrariato con diversi senatori anche da altri articoli del decreto legge (come quello che riguarda la ricerca) lancia l'allarme anche su un altro articolo del decreto che riguarda l'ambiente: “Si tratta – spiega - dell'articolo 24 che prolunga per legge la validità delle autorizzazioni di prospezione in mare (interessate le coste nazionali e il Golfo di Taranto). E che esclude, a nostro avviso in modo non conforme alle direttive comunitarie, la necessità di via in caso di proroga. In sostanza una volta 'bucato' un tratto di mare si può andare avanti all'infinito senza più determinare cosa comporta la prospezione dal punto di vista dell'impatto ambientale. Inoltre, col medesimo articolo, si rimettono alla discrezionalità di un intervento interministeriale tutte le eventuali modifiche alla parte di codice ambientale riguardante le emissioni, con conseguenze a cascata in termini di valori di emissione, responsabilità, autorizzazioni e così via”.

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