Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


Assalto al campo profughi

LA TANGENTE DI CANBERRA SUI MIGRANTI

RICHIEDENTI ASILO, UNO MORTO NEGLI NEL CENTRO DI DETENZIONE DI MANUS 18/2/14

AUSTRALIA: ABORIGENI RICONOSCIUTI COME PRIMI ABITANTI 18/2/13

AUSTRALIA, ARRIVA IL PARTITO WIKILEAKS 14/12/12

ILLEGALE L'ACCORDO CON LA MALAYSIA SUI MIGRANTI 31/08/2011

IL SALTO DEL CANGURO / AUSTRALIA TRA EST E OVEST 13/6/08

G20: SCONTRI NELLA PRIMA GIORNATA DEL VERTICE 19/11/06

CANBERRA, UNO SCERIFFO IN ASIA 27/6/06

MODELLI IN CRISI. SE LA BIRRA DIVENTA MOLOTOV 14/12/05

LA GUERRA PERSA E QUELLA VINTA DI JOHN HOWARD 12/10/04

IL 20 MARZO IN AUSTRALIA 19/13/04

SE I MARINE USA SBARCANO IN AUSTRALIA 28/5/03

SE IN AUSTRALIA SCOPPIA LA SINDORME DEL GOLFO 15/2/03

L'AUSTRALIA APRE LA DANZA DELLA PACE 15/2/2003

IL 20 MARZO IN AUSTRALIA 19/13/04

Domani si sfila contro la guerra. Mentre una polemica insegue il premier Howard (nell'immagine un manifesto per la marcia)

Emanuele Giordana

Venerdi' 19 Marzo 2004
Come già era avvenuto un anno fa, la mobilitazione del movimento pacifista australiano, riunito sotto diverse sigle o ombrelli, da Stop the war coalition a network come Victorian peace, annuncia grandi numeri. Sui manifesti per il Rally for peace di domani campeggia una colomba che piange calde lacrime, mentre locandine più agguerrite mostrano soldati con elmetto e mitraglia illuminati da sinistri bagliori. Quelli della guerra, ma anche forse quelli del dopoguerra, che colpiscono soldati come civili. In una giornata che si annuncia tesa e infuocata, perlomeno negli slogan, un altro tipo di tensione aleggia sul palazzo occupato dal primo ministro John Howard, il più energico fautore dell'entrata in guerra dell'Australia a fianco di Usa e Gran Bretagna. Per Howard la guerra al terrorismo è diventata una priorità. E la sua amministrazione segue una strategia molto simile a quella varata da Bush dopo l'11 settembre. Dopo Madrid però è successo un pasticciaccio. Che proprio a ridosso della manifestazione di sabato complica la vita al bellicoso premier di Canberra. Il fatto è che il capo della Polizia federale australiana, Mick Keelty, si è lasciato andare, qualche giorno fa, a improvvide dichiarazioni, sostenendo pubblicamente che il coinvolgimento australiano in Iraq avrebbe potuto aumentare i rischi di attacchi terroristi al paese. Letta così, non sembra un'affermazione particolarmente grave. Ma Howard si è indispettito. E Keelty ha fatto una rapida marcia indietro, sostenendo che le sue frasi erano state estrapolate dal contesto. Modo elegante per tirarsi fuori dalle ire del premier, cui però le smentite postume non sono bastate. Hanno così iniziato a girare indiscrezioni su possibili pressioni dell'entourage del premier sul fatto che la ritrattazione di Kelly fosse dovuta a un indebito intervento del governo. Howard ha fatto spallucce, ma i giornali sono andati oltre, scoprendo che pressioni sarebbero arrivate all'intero corpo di polizia che si era mosso per proteggere Kelly con un documento, poi mondato dalle parti più forti, dove i poliziotti prendevano le distanze dalla politica, sostenendo che la sicurezza dei cittadini è l'unico bene che sono tenuti a salvaguardare. Brutto affare. Affare due volte imbarazzante se, nei giorni scorsi, un funzionario dell'antiterrorismo dell'Fbi, John Pistole, aveva detto che un attacco all'Australia non poteva che essere inevitabile e che, chiaramente, il paese era diventato un target vieppiù interessante vista l'alleanza con gli Usa.

Commento a sostegno delle tesi di Keelty, che aveva assecondato l'assioma ormai corrente che, se l'estremismo islamico è veramente dietro le stragi di Madrid, ciò si deve alla posizione spagnola sulla guerra d'Iraq. Howard insomma si è seccato del fatto che qualcuno adombri la possibilità che accada nel suo paese quello che è accaduto in Spagna o in Indonesia nell'ottobre 2002, quando una bomba al Sari Club di Kuta Beach, uccise a Bali oltre duecento persone, in maggioranza australiani. Come se non bastasse, il messaggio delle Brigate Abu Hafs al-Masri inviato alla redazione londinese di al-Hayat citava tra i prossimi futuri obiettivi il Giappone e l'Italia. Ma anche l'Australia. Vero o non vero che sia quel messaggio, Howard teme che la sua opinione pubblica inizi a dar sempre più retta alle sirene dei pacifisti nonché a quelle dell'opposizione. Cui la guerra in Iraq non è mai piaciuta.

Uscito oggi su il manifesto



Powered by Amisnet.org