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Wukan. La rivolta nel piccolo paese del Guangdong si conclude con la nomina del leader della protesta alla guida del Pcc locale. Un modello che potrebbe fare scuola.

Andrea Pira

Mercoledi' 18 Gennaio 2012
Da leader della rivolta contro gli abusi dei funzionari locali a segretario locale del Partito comunista cinese. È successo a Wukan, villaggio nella provincia meridionale del Guangdong -polmone dell'economia cinese- teatro lo scorso dicembre di una rivolta popolare contro gli espropri delle terre, capace di tenere in scacco i quadri del Partito per due settimane costringendoli alla fuga e a trattare fino a cedere alle richieste dei manifestanti. Di quella protesta Lin Zulan, 67 anni, nuovo segretario locale del Pcc, era stato uno dei capi riconosciuti, all'inizio ricercato dalla polizia, per poi sedersi al tavolo dei negoziati con il numero due del Partito nella provincia, Zhu Mingguo. “La sua nomina è il risultato della nostra lotta. Non ci aspettavamo sarebbe successo, siamo ribelli. È la prima volta che un ricercato diventa segretario”, è stato il commento di Yang Semao, compagno di Lin nelle due settimane di resistenza mentre il villaggio di 20mila abitanti, che si era dato una sorta di governo autonomo, era assediato dalla polizia che bloccava i rifornimenti, “Ora il Partito è nelle mani della gente”. Che adesso dovrà eleggere anche un nuovo comitato di villaggio immediatamente dopo la fine delle festività per il Capodanno cinese all'inizio di febbraio. Il prestigio di Lin tra i concittadini, scrive il South China Morning Post, deriva sia dal suo passato sia dalla sua determinazione nel cercare giustizia. Ex militare, era stato vice direttore del comitato locale a Wukan prima di essere nominato a capo del Pcc nel distretto commerciale di Donghai e tornare nel suo villaggio da pensionato nel 1995. Le barricate e l'autogoverno, che hanno spinto il Financial Times a paragonare quanto avveniva in questo piccolo centro di pescatori alla Comune di Parigi, sono stati soltanto l'ultima fase di una protesta iniziata a settembre. Allora i cittadini scesero in strada per denunciare la vendita di terreni ad aziende private accusando i quadri locali, con in testa l'ex segretario Xue Chang, ora sotto inchiesta per corruzione, di aver ricevuto tangenti. A far precipitare la situazione fu la morte in carcere di un altro leader della rivolta Xue Jinbo, ufficialmente per insufficienza cardiaca, ma il cui corpo era coperto di lividi. L'interesse della stampa internazionale e il timore che le proteste potessero diffondersi, dopo lo scoppio di manifestazioni contro una centrale elettrica a Heimen, distante soltanto un centinaio di chilometri dal villaggio in rivolta, portarono il caso sul binario del dialogo La trattativa gestita da Zhu, ma decisa dal capo del Pcc nel Guangdong, Wang Yang, è stata considerata da molti analisti come un modello da seguire per le future dispute. Lo stesso Wang, più volte dipinto come un politico moderno e liberale tra i papabili per un posto nel comitato permanente del politburo del Pcc dal autunno prossimo, ha fatto riferimento al “modello Wukan” per il governo della provincia. Il Guangdong, ha detto all'inizio di gennaio, è cresciuto ad alta velocità, “ la priorità è ora una riforma strutturale”. Non più crescita a tutti i costi, ma una ristrutturazione dell'economia e la promozione e lo sviluppo delle organizzazioni sociali. Parole che hanno anticipato di una settimana i dati economici relativi all’anno appena trascorso diffusi ieri dall'Ufficio nazionale di statistica. Nel 2011 l'economia della Repubblica popolare ha rallentato la sua corsa ed è cresciuta del 9,2 per cento contro il 10,4 dell'anno precedente, il tasso più contenuto degli ultimi due anni e mezzo. Tra ottobre e dicembre il pil è cresciuto dell’8,9 per cento in calo rispetto al più 9,1 del terzo trimestre, un risultato comunque migliore delle previsioni. Cifre che farebbero invidia a qualsiasi altra economia a mondo, ma che il portavoce dell'Ufficio di statistica, Ma Jiantang, ha presentato mettendo in guardia dalle “sfide” che attendono la Cina nel 2012 sia in campo interno sia a livello internazionale. Con l'aggravarsi della crisi in Europa, principale partner commerciale di Pechino, nel primo trimestre di quest'anno la crescita dovrebbe essere attorno al 7,5 per cento. Al di sotto quindi di quell'8 per cento indicato dalla dirigenza cinese come il traguardo minimo per garantire la stabilità sociale senza mettere a rischio l'autorità del Partito. Specialmente nell'anno in cui il Pcc attende il cambio di leadership fissato in autunno. Da qui la necessità di cercare un approccio più morbido al malcontento popolare che non si è fermato con il nuovo anno. Nelle prime settimane del 2012 gli scioperi in tutto il Paese sono stati già almeno cinque, scrive il China Labour Bullettin, e hanno coinvolto migliaia di lavoratori. Per questo si cerca di cooptare i capi della protesta o si danno incentivi materiali come l'aumento dei salari.


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