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DIMENTICARE MOUSSA

DIPLOMAZIA ARABA AL LAVORO SADDAM, APRI AGLI ISPETTORI!

Paola Caridi

Martedi' 17 Settembre 2002
17.9.02 Aumenta la pressione araba sull'Iraq di Saddam Hussein, dopo una
settimana in cui l'attivita' diplomatica si era concentrata soprattutto nelle
cancellerie occidentale. L'accelerazione a sorpresa si e' avuta nello scorso week
end, con le dichiarazioni del ministro degli Esteri saudita, Saud Al Faisal, che ha
in sostanza dato la disponibilita' di Ryiadh a sostenere un'azione armata solo
nel caso in cui fosse richiesta dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu. L'Arabia
Saudita, come paese firmatario delle Nazioni Unite, sarebbe tenuta a farlo, ha
detto alla Cnn Faisal. La presa di posizione del principe saudita ha segnato in
pratica una svolta all'interno del mondo arabo, inizialmente segnato dalla totale
contrarieta' all'intervento.

Qualcosa, a dire il vero, si era mosso anche prima. E non era stata una cosa di
poco conto. Durante la scorsa settimana, infatti, le autorita' del Qatar avevano
fatto sapere che il piccolo emirato della penisola arabica non avrebbe
contrastato l'aumentata presenza militare americana nella base di Al Udeid, a
qualche decina di chilometri di distanza dalla capitale, Doha. Una base che, a
esser precisi, si stava gia' profilando come il piu' importante avamposto
statunitense nei deserti arabici, per un preciso disegno dell'amministrazione
Usa, che aveva deciso di spostare in terra qatariota il fulcro della sua capacita'
militare sul Golfo Persico a causa degli attriti con i sauditi dopo gli attentati
dell'11 settembre.

Le porte aperte di Doha ai marines aveva anche scatenato la reazione durissima
di Saddam, che in un incontro con il ministro degli Esteri qatariota a fine agosto
aveva minacciato di distruggere l'emirato se avesse concesso agli americani di far
partire l'intervento armato dalla base di Al Udeid. Una minaccia, questa, che
aveva segnalato ­ in sostanza ­ l'impasse della diplomazia irachena, sino a quel
momento abile a raccogliere un successo dopo l'altro nei tentativi, condotti
negli anni e nei mesi precedenti, di ricucire i rapporti con tutti i paesi arabi.
Kuwait compreso.

Dopo la svolta dell'Arabia saudita, e' toccato al segretario generale della Lega
Araba, Amr Moussa, addolcire i toni. A New York per l'Assemblea del Palazzo
di Vetro in corso in queste settimane, Moussa ha cercato di mediare tra Nazioni
Unite e Iraq, soprattutto in un lungo incontro a tre, tenutosi domenica, con
Kofi Annan e il ministro degli esteri iracheno Naji Sabri, durato ben tre ore. Il
tentativo e' quello di convincere Baghdad a permettere l'ingresso in Iraq degli
ispettori Onu, e a far rispettare a Saddam le risoluzioni del Consiglio di
Sicurezza.

Dal Cairo, intanto, il presidente egiziano Hosni Mubarak fa sapere che compira'
la prossima settimana un tour delle capitali arabe per riuscire a tirare le fila della
situazione. L'Egitto ha comunque smentito, nelle ultime dichiarazioni rilasciate a
New York dal ministro degli Esteri Ahmed Maher, che il paese potrebbe essere il
punto di partenza dell'attacco angloamericano all'Iraq.

Se la pressione sull'Iraq aumenta, di pari passo alla preoccupazione di quello
che potrebbe succedere nella regione nel caso di una guerra contro Saddam,
alcuni paesi arabi hanno comunque tenuto a precisare che altrettanto durezza
l'Onu dovrebbe usare con Israele sul rispetto delle risoluzioni che la riguardano.
Una linea, questa, espressa soprattutto dai siriani, che rendono conto delle
diversita' dei toni all'interno del pianeta arabo. La presa di posizione dell'Arabia
Saudita ha difatti gia' scatenato le prime reazioni negative da parte di settori
dell'opinione pubblica, percorsa in maniera diffusa da un antiamericanismo
crescente. Le prime alzate di scudi, e non poteva essere altrimenti, si sono
avute in Giordania, il paese a piu' alto rischio di pressione da parte dell'Iraq.

Una cosa e' certa. Anche all'interno del mondo arabo si vuol vedere chiaro sulla
questione delle armi di distruzione di massa in possesso di Saddam. E solo gli
"ispettori blu" potrebbero chiarire la faccenda.



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