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Iniziata a Ginevra l’Ottava conferenza dei ministri che devono stabilire le regole internazionali. Ma i Paesi emergenti non vogliono più limitarsi a dire si e alzano la posta. Il buonumore per l'ingresso della Russia come nuovo socio stride con le critiche della Russia stessa (Brics) e dei movimenti


Emanuele Giordana

Venerdi' 16 Dicembre 2011

Doveva essere la giornata della festa per la Russia ammessa al Wto dopo 18 anni di negoziato. Ma la festa si è guastata prima di cominciare. A poche ore dall’apertura dell’Ottava Conferenza dei ministri al commercio cui partecipano i 153 Paesi membri della World Trade Organization. La contestazione è arrivata dalle dichiarazioni dei Brics, dei G20 e dal pronunciamento dei Paesi “Alba” dell’America latina, schierati contro l’agenda del negoziato. Sotto accusa la struttura del documento finale che prevede una parte da discutere e approvare per consenso e una parte nella quale alcuni Paesi sviluppati vogliono reintrodurre liberalizzazioni contestate. Liberalizzazioni negli investimenti (i Singapore issues già rigettati alla ministeriale di Cancun). Temi caldi anche cambiamenti climatici, sicurezza energetica e alimentare. Bolivia, Cuba, Ecuador, Nicaragua e Venezuela (il gruppo “Alba”). in un documento ufficiale si sono dissociati dal consenso espresso dagli altri Paesi membri dell’Organizzazione al testo di orientamento che dovrebbe guidare i lavori della tre giorni che dura sino a sabato.

«L’Organizzazione è sempre stata caratterizzata da una scarsa partecipazione ai processi preparatori condotti sin da Seattle in riunioni tra piccoli gruppi - denunciano i Paesi dell’Alba – e da allora procedure di decisione che minano significativamente i principi di trasparenza e inclusività sono state mantenute nel lavoro quotidiano della Wto...diventata un’organizzazione che non è guidata dai suoi membri e nella quale l’assunzione delle decisioni non è governata per consenso e le riunioni di negoziato non sono aperte alla partecipazione di tutti i ministri ». Il commercio, dicono i Paesi Alba, è dunque uno strumento e non un fine di per seè e si respinge per questo l’idea, introdotta nel testo di orientamento, di poter liberalizzare alcuni settori commerciali prima di altri più problematici, violando il principio del ‘’single undertaking’’.

L’agenda della Wto è criticata anche dall’associazionismo globale che ieri mattina, allo spazio Occupy Wto (di fronte al centro che ospita il vertice) ha presentato l’impatto che potrebbero avere i negoziati in corso sui Pvs. La protesta dei non governativi fa parte della Campagna internazionale Our World is Not For Sale ( il nostro mondo non è in vendita) che si batte contro i brevetti e per la salvaguardia dei Beni comuni. Nel pomeriggio il direttore generale Pascal Lamy ha annunciato comunque un’intesa sugli appalti pubblici. «È una buona notizia, e in questo momento non ce ne sono molte – ha detto - e questo accordo estremamente importante significa che ci saranno migliori discipline per l’aggiudicazione di appalti pubblici». Secondo la Wto la revisione dell’accordo accrescerà le opportunità per un valore stimato a 100 miliardi di dollari l’anno.

L’accordo mira ad aprire alla concorrenza internazionale gli appalti pubblici per merci e servizi e impegna i Paesi a regole non discriminatorie e alla trasparenza, «un accordo anti-corruzione», ha detto ancora Lamy. Quanto alla Russia il negoziato per entrare nella Wto è durato più di18 anni e i termini dell’adesione di Mosca prevedono, tra l’altro, la riduzione della tariffa massima applicata in media alle importazioni, dal 10,8 al 7,8%, e l’apertura del sistema bancario, dove istituti stranieri potranno accedere al 50% del capitale di una banca russa.

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