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Con 107 voti a favore e soli 14 contrari, Abu Mazen ha ottenuto un importante passo in avanti per l'obiettivo finale: il riconoscimento dello Stato palestinese alle Nazioni unite. Intanto gli Usa minacciano di bloccare i fondi dell'Unesco

Tiziana Guerrisi

Martedi' 1 Novembre 2011
Alla fine il presidente palestinese Abu Mazen ce l'ha fatta: l'Unesco ha votato sì, con 107 voti a favore, 14 contrari e 52 astenuti, all'adesione della Palestina che per la prima volta entra come membro a tutti gli effetti in un'organizzazione delle Nazioni unite.
Un risultato storico che a apre uno spiraglio verso l'obiettivo finale dell'Autorità nazionale palestinese: l'ingresso a pieno titolo dello Stato palestinese all'Onu di cui si era già discusso all'Assemblea generale Onu lo scorso 23 settembre.
Il rischio veto da parte degli Usa, che hanno messo in campo ogni possibile sforzo per scongiurare una decisione considerata inammissibile, aveva suggerito ad Abu Mazen la via trasversale. Quella che ieri ha visto vincere il sì grazie al voto della maggior parte dei Paesi arabi, africani e dell'America latina.
Immediata la reazione di Washington, che ha definito "inaccettabile" la decisione e minacciato di sospendere i finanziamenti all'Unesco che valgono ben il 22% del bilancio annuale dell'organizzazione in base a una legge Usa degli anni Novanta che vieta di sostenere, con fondi nazionali, ogni organismo Onu che accetti l'ingresso della Palestina come Stato a tutti gli effetti.
Ancora più netta la reazione del governo israeliano che ha definito la notizia come una "tragedia" e si è detto pronta a interrompere del tutto i rapporti con l'Autorità nazionale palestinese.
"Dobbiamo prendere in considerazione la rottura di ogni legame con l'Anp, non possiamo accettare di continuo le sue iniziative unilaterali", ha dichiarato il ministro degli Esteri israeliano Avidgor Lieberman, secondo il quale "non è ammissibile che una volta dopo l'altra ci venga sputato in faccia, e poi si venga a dire che è solo una benefica pioggerella".
Un'eventuale rottura israeliana con l'Anp, però, non farebbe che rendere la situazione sul campo ancora più tesa, soprattutto ora che si è riaccesa la tensione lungo il confine tra Gaza e Israele, dove da sabato lanci di razzi da parte di miliziani palestinesi e raid israeliani hanno ucciso 12 palestinesi e un israeliano.
Intanto, mentre la Lega araba ha salutato l'ammissione della Palestina nell'Unesco come una "grande vittoria storica per il popolo palestinese", il voto di ieri ha messo a nudo, ancora una volta, tutta l'incapacità europea a proporsi con una linea comune.
I Paesi dell'Unione europea, infatti, hanno votato ognun per sé: al no della Germania ha fatto da contraltare il sì di Paesi come la Francia, il Belgio, la Spagna e l'Austria. L'Italia, invece, ha scelto la strada dell'astensione come la Gran Bretagna. "L'Italia - ha fatto sapere il portavoce della Farnesina Maurizio Massari - Si è attivata per giungere ad una posizione coesa e unita dell'Europa, in mancanza della quale ha deciso di astenersi".



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