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E' emergenza tende e freddo nella provincia turca di Van, sconvolta dal sisma di domenica scorsa. Intanto, mentre i soccorritori hanno tirato fuori dalle macerie altre tre persone miracolosamente indenni, compreso un ragazzo di 19 anni, e il bilancio delle vittime continua ad aumentare, arrivano aiuti dall'estero, anche da Israele, i cui rapporti con Ankara sono ai minimi storici.

Tiziana Guerrisi

Venerdi' 28 Ottobre 2011
E' emergenza tende e freddo nella provincia turca di Van, sconvolta dal sisma di domenica scorsa. Intanto, mentre i soccorritori hanno tirato fuori dalle macerie altre tre persone miracolosamente indenni, compreso un ragazzo di 19 anni, il numero delle vittime è salito a quota 523 e l'Onu ha annunciato l'invio di migliaia di tende.
"In seguito alla richiesta di aiuti internazionali - ha reso noto Elisabeth Byrs, portavoce dell'Ufficio delle Nazioni unite per il coordinamento delle emergenze, - l'Ocha ha donato 400 tende, che sono arrivate la scorsa notte a Erzurum", lo snodo scelto da Ankara per smistare gli aiuti aerei, mentre l'agenzia Onu per i rifugiati ha annuncialo l'invio di almeno 4000 tende, 50mila coperte e 10mila letti da campo.
Aiuti anche dall'Unione europea: mentre una squadra di esperti europei in protezione civile è già arrivata sul posto, Austria, Belgio, Slovenia, Francia, Gran Bretagna e Svezia hanno messo a disposizione oltre 1.200 tende attrezzate per l'inverno. Secondo la Commissione europea, inoltre, altri Paesi sarebbero già pronti a fare altrettanto.
Esattamente quello che ha chiesto Ankara, sempre più allarmata per le condizioni di centinaia di famiglie sfollate, costrette all'addiaccio a 1700 metri di altitudine, con temperature rigidissime e sotto la neve. Una situazione insostenibile per molti, al punto che sempre più persone, sfidando il rischio di crolli, stanno facendo ritorno nelle loro case. A preoccupare, poi, sono anche le condizioni igienico-sanitarie: secondo le Nazioni unite, infatti, già sarebbero comparsi i primi casi di infezioni.
E fra i Paesi che hanno già mandato sul posto aiuti compare anche Israele, che ieri ha recapitato cinque prefabbricati pronti all'uso. "Fra due giorni - ha fatto sapere il consigliere diplomatico israeliano Nizar Amer - Dovrebbero arrivare altri tre aerei carichi di aiuti umanitari".
La notizia del nullaosta di Ankara all'invio di materiale da Israele, mercoledì, era rimbalzata sui media internazionali visti i rapporti tesissimi tra i due Paesi dopo l'arrembaggio israeliano, conclusosi con l'uccisione di nove attivisti turchi, contro la Freedom Flottilla che nel maggio 2010 aveva tentato di forzare il blocco navale della Striscia di Gaza.
Tel Aviv e Ankara, in ogni caso, hanno già sgombrato il campo da ogni dubbio, sottolineando che le novità degli ultimi giorni non modificheranno in alcun modo lo stato delle relazioni politiche e diplomatiche tra i due Paesi.
Intanto non si placano le polemiche tutte interne alla Turchia per la gestione dell'emergenza. Sotto accusa il governo, che mercoledì aveva ammesso una certa lentezza negli interventi delle prime ore, ma anche la Mezzaluna Rossa, che ieri ha stimato in 120mila il numero totale di tende necessarie a mettere tutti gli sfollati al riparo.




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