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I miissili di Kim mettono sotto pressione la difesa giapponese

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L'ex ministro degli Esteri è il favorito nella gara per succedere al premier che dovrebbe dimettersi domani. Intanto Moody's declassa il debito giapponese

Junko Terao

Giovedi' 25 Agosto 2011
La notizia era nell’aria da giorni e ieri è arrivata la conferma: Seiji Maehara, ex ministro degli Esteri del governo Kan, è ufficialmente in gara per la presidenza del Partito democratico e quindi, per una tradizione ormai consolidata che vuole il capo del partito di maggioranza alla guida del governo, per la carica di primo ministro. Dopo mesi di agonia, infatti, Naoto Kan si prepara a lasciare, piegato dalle critiche per la gestione del dopo-tsunami dell’11 marzo e dell’emergenza nucleare di Fukushima – gli ultimi sondaggi parlano di un nuovo record negativo nel suo indice di popolarità, sceso sotto il 16% –, e finito dal fuoco incrociato dell’opposizione e dei suoi stessi compagni di partito. Un premier-capro espiatorio che si è trovato alle prese con la più grave crisi che il paese abbia attraversato dal dopoguerra a oggi. Dalle macerie dell’11 marzo sono emersi i peggiori scheletri che il sistema Giappone – fino ad allora simbolo di trasparenza ed efficienza – teneva nascosti nell’armadio e che come un secondo tsunami ha travolto il debole Kan. Maehara, dato per favorito, potrebbe essere eletto già lunedì. A quanto pare avrà gioco facile contro gli altri suoi colleghi candidati: Yoshihiko Noda, ministro delle Finanze, Banri Kaieda, ministro del Commercio, e forse anche Michihiko Kano, ora all’Agricoltura. La notizia dell’imminente staffetta al potere – il Giappone avrà il suo quinto premier in cinque anni – non dev’essere piaciuta a Moody’s, che proprio ieri ha declassato il debito giapponese da Aa2 a Aa3, nonostante i dati recenti sulla recessione nipponica siano meno gravi del previsto. A pesare sul debito pubblico più alto del mondo sviluppato sono i prestiti che Tokyo dovrà chiedere per la ricostruzione, oltre al calo dei consumi che avrà ripercussioni sulle entrate. Se tutto va come previsto, Kan dovrebbe dimettersi domani, dopo che il parlamento avrà approvato due disegni di legge che stanno particolarmente a cuore al premier uscente: uno per finanziare la ricostruzione delle zone devastate dallo tsunami, e l’altro per la promozione delle energie rinnovabili. Anche se nel mezzo della bufera, e contro tutte le tendenze e gli interessi dei poteri forti, negli ultimi tempi Naoto Kan ha promosso una campagna antinucleare, proponendo di rivedere il piano di sviluppo energetico del paese, investendo nelle rinnovabili e diminuendo l’attuale 30% circa di dipendenza dal nucleare. Una mossa che i giapponesi, dicono i sondaggi, hanno gradito (ma che non è bastata a risollevare le sorti del premier) e che non è detto sia destinata a rimanere lettera morta se il successore di Kan sarà Maehara. L’ex titolare degli esteri, infatti, condivide le posizioni “verdi” del premier uscente sulle politiche energetiche e cercherà in ogni modo di far cambiare rotta al paese, magari fino all’ambizioso addio all’atomo entro i prossimi vent’anni.

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