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DIMENTICARE MOUSSA

“ROBA VECCHIA” PER LE VIE DI DOKKI

Paola Caridi

Sabato 23 Novembre 2002
e cantilene dei venditori ambulanti, a Dokki come negli altri quartieri storici del Cairo, sono uno dei legami con il passato che rimangono senza troppe variazioni. Come da noi. Come le incomprensibili chiamate per acquistare purpetielli nei paesini nascosti della Costiera amalfitana.
Sono suoni e intonazioni riconoscibilissimi, anche a chi non mastica l’arabo. Il vecchio e minuto arrotino che, a intervalli regolari, circola per il quartiere, è come un rintocco. Ricorda con la sua voce gracchiante (quasi un registratore da rigattiere) che il tempo è trascorso, che le forbici vanno affilate.
E il tempo trascorre anche per i ragazzini delle campagne che arrivano nella metropoli a bordo di carretti trainati da asinelli minuti e veloci. I loro annunciani avvertono che la stagione delle angurie è finita da un pezzo. Ora è tempo di carote, gialle e rosse (quelle più dolci), raggruppate come una corona assieme agli steli. Come una macchia di colore che si staglia nel grigio polveroso delle strade cairote.
Passeranno ancora molti mesi prima di ascoltare il ritornello che annuncia i fichi d’india, distesi sul carretto di legno spinto a mano. E tagliati lì per lì, col coltello bagnato in una scatola arrugginita di latta, da un padre che sfama così i suoi figli dai denti già rovinati.
Per la folta schiera di chi raccoglie le vecchie cose, invece, il tempo e i suoni sono sempre gli stessi. Quelli di ogni giorno. La loro cantilena segna lo scorrere della mattina. Tre, quattro, cinque volte, con accenti e voci diverse. Giovani sulle biciclette che spingono i carretti profondi, per farci entrare più merci. Vecchi che spingono a mano il ricettacolo di fogli, magliette, lampadari. Per gli italiani, la loro cantilena ha sempre il sapore della nostalgia. Perché quel “arruba bicchia” ripetuto due o tre volte di seguito è, infatti, solo la storpiatura di “roba vecchia”, il grido che gli italiani hanno esportato al Cairo assieme ai tecnici, agli operai, ai tipografi, agli architetti e agli avvocati che hanno dato dignità alla storia della nostra comunità in Egitto.



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