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I miissili di Kim mettono sotto pressione la difesa giapponese

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Per Tanaka, segretario generale dello Hidankyo, che riunisce tutte le vittime delle atomiche giapponesi, la scelta di affidarsi all’energia nucleare è dovuta all’arroganza dei tecnici, che hanno sempre assicurato che non ci fossero rischi, e all’atteggiamento delle grandi multinazionali interessate unicamente al profitto. La sicurezza totale, dice, è un falso mito.

Junko Terao

Venerdi' 18 Marzo 2011
Quando il 1 marzo 1954 gli Stati Uniti testarono una bomba all’idrogeno nell’atollo di Bikini, il peschereccio giapponese Daigo Fukuryu Maru si trovava al largo delle coste giapponesi, 150 chilometri a est dell’area dichiarata pericolosa dalle autorità americane. Poco dopo Aikichi Kuboyama, il radioperatore del peschereccio, si ammalò a causa delle radiazioni e morì. Nel frattempo il carico di tonno pescato era finito sui banchi del mercato Tsukiji di Tokyo, il più grande del Giappone, e si temeva che le piogge avessero contaminato l’acqua e il terreno. La contaminazione del cibo era una cosa fino ad allora sconosciuta e provocò il panico. In particolare furono le casalinghe di Tokyo, che non potevano più fare la spesa al mercato, a rendersi conto subito della portata dell’evento e ad organizzare la prima campagna contro il nucleare. Nel giro di pochi mesi raccolsero più di un milione di firme per la messa al bando dei test nucleari e l’anno successivo il comitato che nel frattempo era nato e si era allargato organizzò la prima conferenza mondiale contro l’atomica e la bomba H. Fu quella la scintilla che diede origine al Gensuikyo, il Consiglio giapponese contro l’atomica, fulcro del movimento antinucleare giapponese e punto di riferimento per i movimenti analoghi nel resto del mondo. Di colpo l’incidente di Bikini (così lo chiamano i giapponesi) riportò a galla l’incubo delle devastazioni di Hiroshima e Nagasaki, e centinaia di migliaia di giapponesi cominciarono a manifestare per le strade per dire “mai più”. Un movimento che negli anni non è rimasto indenne da conflitti politici e scissioni ma che ha svolto un ruolo importante nella diffusione di una coscienza antinucleare tra i giapponesi. All’interno del Gensuikyo anche gli hibakusha, i sopravvissuti alle atomiche, i testimoni dell’orrore, trovarono il modo di uscire allo scoperto dopo dieci anni di silenzio. Terumi Tanaka è il segretario generale dello Hidankyo, l’associazione nazionale degli hibakusha che ha svolto un ruolo fondamentale all’interno del movimento e ottenuto risultati importanti, a cominciare dalla legge speciale per i sopravvissuti, che fino al 1957 non avevano diritto all’assistenza medica speciale. Se il Giappone sta vivendo una crisi come quella di oggi, dice, è colpa dell’arroganza di chi ha sempre minimizzato gli effetti del nucleare.
Come mai il Giappone, che ha vissuto la tragedia atomica, ha deciso di ricorrere all’energia nucleare correndo un rischio molto elevato vista l’alta sismicità del territorio?

La scelta di affidarsi all’energia nucleare è da imputare all’arroganza dei tecnici, che hanno sempre assicurato che non ci fossero rischi, e all’atteggiamento delle grandi multinazionali che pensano solo al profitto. La sicurezza totale è un falso mito e chi ha conosciuto l’orrore delle radiazioni dell’atomica, come me, è sempre stato contrario alle centrali nucleari. Le nostre opinioni in merito, però, non sono mai state ascoltate dai governi giapponesi, che hanno sempre sottovalutato i danni delle radiazioni e hanno deciso di seguire la politica pro-nucleare statunitense, cercando di convincere i cittadini che il nucleare è sicuro.

Col tempo la memoria si è indebolita, di chi è la colpa?

La responsabilità è della classe politica che ha sempre inseguito i suoi interessi. E anche i mezzi d’informazione hanno una responsabilità. In questi giorni i media non hanno mai accennato a Hiroshima e Nagasaki. Parlano del pericolo della fuga delle radiazioni ma il vero dato spaventoso è l’esistenza di ventimila armi atomiche nel mondo. Il fatto che non vi si accenni mai è un nonsense.

In Giappone si è sviluppato un movimento molto attivo. Nei decenni com’è cambiata la coscienza anti-nucleare in Giappone?

La coscienza antinucleare in Giappone ha risentito dell’indebolimento di questo sentimento nel resto del mondo negli anni della guerra fredda. Ma l’anno scorso abbiamo ottenuto un risultato incoraggiante alla conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione: un accordo mondiale per la realizzazione di un mondo senza nucleare.

Crede che questa crisi porterà a una nuova coscienza anti-nucleare tra le giovani generazioni o i giapponesi tra qualche anno dimenticheranno come è successo con Hiroshima e Nagasaki?

Questo incidente probabilmente fara crescere un movimento contro l’energia nucleare ma è importante che questo vada di pari passo con uno sforzo intenzionale per aumentare quello contro le armi nucleari. Bisogna ricordarsi che il nucleare è incompatibile con l’essere umano.

Cosa significa vivere da hibakusha?

Significa avere il dovere di denunciare questa incompatibilità

In queste ore ci sono dei cittadini che scappano, si spostano verso sud. Cosa prova sentendo queste notizie?

Sia il governo che i tecnici della Tepco sapessero benissimo cosa stava succedendo. Nonostante questo hanno evacuato la popolazione vicino alla centrale senza spiegare perché, senza spiegare il rischio delle radiazioni e creando solo panico. Paradossalmente avrei preferito credere che nè il governo nè i tecnici sapessero bene cosa stava accadendo e quali erano i rischi, ma la verità è che l’hanno nascosto volontariamente.



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