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ROMANIA, IL MANCATO QUORUM SALVA BASESCU DALLA DESTITUZIONE 30/6/2012

ROMANIA, SCONTRO AL VERTICE DELLO STATO 5/7/2012

CRONACA DI UN FALLIMENTO ANNUNCIATO 11/03/11

UN PO' DI LUCE SUI ROM DI ROMANIA 20/5/08

LA NATO E L'ORGOGLIO DI BUCAREST 3/4/08

DA HOBITA A PARIGI, LA STORIA INFINITA DI BRANCUSI 1/11/07

BUCAREST, QUANDO L'UNESCO FECE FINTA DI NULLA 3/12/06

VIVERE PER STRADA A BUCAREST 21/7/05

QUANDO C'ERA LUI. LA MOSTRA RUMENA SUL CONDUCATOR 18/6/05

VOGLIA DI EUROPA AI CONFINI ORIENTALI DELLA UE 1/06/05

E' BASESCU IL NUOVO INQUILINO DI PALAZZO COTROCENI 14/12/04

CRONACA DI UN FALLIMENTO ANNUNCIATO 11/03/11

“Il multiculturalismo è fallito”, ha dichiarato Angela Merkel alla fine del 2010. La dichiarazione del cancelliere tedesco è stata criticata negli ambienti “illuminati” e progressisti, confermata e applicata dalle recenti politiche pubbliche degli stati europei. Ripetuta poi da Cameron e Sarkozy, è stata accolta con la massima passività perché oramai percepita come normale. Ma dall’estremo ovest del continente fino all’angolo più remoto dei Balcani esistono modi diversi, a volte opposti, per separarsi dal multiculturalismo.

Alex Cistelecan

Venerdi' 11 Marzo 2011
Lo scorso anno, quando la Francia ha iniziato la campagna di espulsione in massa dei rom, le autorità europee hanno reagito con preoccupazione. Ciò che allora sembrava una profonda divergenza di valori e principi politici tra la Francia e l’UE, si è mostrata essere una semplice controversia procedurale. Visto da Bruxelles, il nocciolo del problema risiedeva nel fatto che i documenti attuativi avessero come oggetto “privilegiato” i rom. Per continuare le espulsioni e vivere in pace con l’UE, la Francia doveva semplicemente cambiare le procedure formali. Una volta fatto, indirizzando la legge a qualsiasi persona non francese illegalmente residente nel paese, la sanzione europea è stata sospesa. Aprendo però le porte alla criminalizzazione della povertà come tale.
L’episodio francese spiega il modo in cui avviene il distacco dal multiculturalismo nella parte occidentale del continente europeo. Secondo un’ipocrisia strutturale: il multiculturalismo può essere abbandonato nella pratica, ma solo se rispettato nelle dichiarazioni. Sotto il peso dell’ipocrisia, il potere non può che presentarsi scisso su più livelli, come dimostrano le dichiarazioni delle autorità francesi e romane, obbligate ad accontentare due destinatari. Da una parte le autorità di Bruxelles e la comunità internazionale degli utilizzatori di Facebook, garanti dei principi liberali formali, dall’altra l’elettorato di destra. A cui garantire sicurezza.
Le cose stanno diversamente nell’Est Europa. Qui il divorzio dal multiculturalismo è molto meno traumatico, perché l’incontro non c'è mai stato. I paesi ex-comunisti hanno accettato a braccia aperte i principi del capitalismo più sfrenato come un darwinismo sociale forse doloroso ma naturale. E allo stesso tempo hanno respinto con decisione, come capricci occidentali, proprio i principi multi-culti e politically-correct che costituiscono la “logica culturale del tardo capitalismo”. Così, se gli occidentali devono ricorrere a sottili artifici di forma nel tentativo di riconciliare l’orientamento sempre più di destra dei loro governi con l’insieme dei principi liberali che sono il brand europeo per antonomasia, l’Est Europa abbassa questa tensione senza troppi giri di parole: le regolamentazioni burocratiche e i valori raffinati, che intralciano la strada della furia della maggioranza silente, vengono semplicemente soppressi.
Nel Parlamento romeno si discute in questi giorni una proposta di legge del partito al governo che prevede di cambiare la parola “rom” con quella, ritenuta più autentica e tradizionale, di “zingaro”. Con l’idea che tale modifica eliminerebbe la confusione che si tende a fare, al di fuori della Romania, tra “rom” e “romeno”.
Mentre aspettiamo che l’esercito romeno occupi gli uffici delle Accademie linguistiche occidentali per liberare la popolazione europea dalla confusione, valutiamo il progetto di legge per ciò che è: qualcosa di simile ma simmetricamente opposto al percorso occidentale. Se nell’Europa occidentale la discriminazione e l’esclusione di una categoria della popolazione si può realizzare soltanto sotto l’apparenza di principi non discriminanti, nell’Est del continente la povertà drammatica in aumento non può essere sopportata senza designare un capro espiatorio, legalizzando la discriminazione di un’etnia. Se in Occidente qualsiasi cittadino povero può essere declassato ed espulso come un rom qualsiasi, nell’Est Europa esiste almeno la promessa governativa che, anche se diventassimo estremamente poveri, nessuno ci potrà scambiare per degli zingari.
(traduzione Claudiu Ovidiu Hotico)



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