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A PROPOSITO DI COLONI 31/03/2010

Un sondaggio evidenzia la spaccatura nell'opinione pubblica israeliana e la debolezza del governo di Netanyahu. I dati raccolti dall'stituto di ricerche per l’avanzamento della pace Harry S. Truman dell’università ebraica di Gerusalemme

Enzo Mangini

Mercoledi' 31 Marzo 2010

L’Istituto di ricerche per l’avanzamento della pace Harry S. Truman dell’università ebraica di Gerusalemme ha condotto un sondaggio tra i cittadini israeliani ebrei e tra i coloni per capire quale sia l’opinione corrente a proposito dello smantellamento degli insediamenti nei Territori palestinesi. Il sondaggio, realizzato su un campione rappresentantivo di 501 cittadini «non coloni» e 506 coloni.
I risultati, illustrati mercoledì in un articolo del quotidiano Haaretz, sono sorprendenti e preoccupanti. Il 21 per cento dei coloni, infatti, ritiene che si debba resistere a una eventuale evacuazione degli insediamenti «con ogni mezzo», incluse le armi. Il 51 per cento ritiene di doversi comunque opporre a una decisione di evacuazione e il 54 per cento dei coloni non riconosce l’autorità del governo israeliano nel deciderla. Il 63 per cento accetterebbe di lasciare gli insediamenti solo dopo un referendum nazionale tra i cittadini israeliani ebrei. Nemmeno l’autorità della Knesset, il parlamento israeliano, sarebbe sufficiente a decidere dunque della sorte degli insediamenti. E in realtà nemmeno il referendum, visto che il 49 per cento dei coloni afferma che non accetterebbe di lasciare gli insediamenti nemmeno dopo una decisione in questo senso da parte della maggioranza dei cittadini israeliani ebrei. L’autorità riconosciuta dalla maggioranza [71 per cento] dei movimenti nazional-religiosi che portano avanti la colonizzazione è il rabbinato, che secondo l’opinione riportata nel sondaggio, avrebbe il potere di decidere per lo smantellamento dei coloni. Il sondaggio non scende fino a chiedere quali rabbini, visto che in Israele come nell’ebraismo in generale, non c’è un’autorità religiosa «di vertice» e ciascuna anima del movimento dei coloni ha i propri riferimenti.
Dall’altra parte, però, il 72 per cento degli israeliani ebrei non coloni ritiene che il governo abbia autorità e autorevolezza sufficiente a decidere l’evacuazione degli insediamenti; il 67 per cento potrebbe accettare una decisione della Knesset e solo il 51 per cento ritiene che si debba andare a un referendum sulla questione. La divisione più evidente nell’opinione pubblica israeliana, coloni e non coloni, riguarda la sorte della «maggioranza degli insediamenti»: il 60 per cento degli israeliani non coloni ritiene che si debbano evacuare, mentre tra i coloni la percentuale cade al 23 per cento.
Al di là della spaccatura profonda nell’opinione pubblica israeliana, il sondaggio dimostra anche che il governo del premier Benyamin Netanyahu sembra non avere la forza politica per determinare il destino degli insediamenti, come del resto già evidenziato dalla blanda risposta del governo alle proteste dei coloni contro il «congelamento» di dieci mesi deciso all’inizio dell’anno. Come a dire che, quando si parla di insediamenti e di coloni, Netanyahu non è un «interlocutore credibile» per la diplomazia internazionale.

Anche sul sito del settimanale Carta



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