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LO STRANO CASO DI AKMAL SHAIKH 30/12/09

Akmal Shaikh è morto. Accusato di traffico di droga il cittadino inglese di origini pachistane è stato giustiziato. Non sono serviti gli appelli e le richieste di clemenza. Tra Pechino e Londra ora è crisi.

Andrea Pira

Mercoledi' 30 Dicembre 2009

Non sono bastati gli ultimi appelli alla clemenza lanciati al governo cinese dalla famiglia, dai gruppi umanitari e dal governo britannico. Non servirà più a niente l'indignazione del primo ministro inglese Gordon Brown. Ieri mattina, in un ospedale di Urumqi, capoluogo dello Xingjiang, nell'estremo occidente della Cina, un'iniezione letale ha spento la vita di Akmal Shaikh. Pochi minuti di agonia e poi la fine. Shaikh, cittadino britannico di origini pachistane e con problemi mentali era stato condannato dalla giustizia cinese alla pena di morte per traffico di droga. Nel settembre 2007 era atterrato all'aeroporto di Urumqi con 4 chili di eroina nascosti nella valigia. Un'indiscutibile prova di colpevolezza, tanto che due mesi dopo venne processato. Nell'ottobre scorso la condanna definitiva da parte del Tribunale di Urumqi. La storia che ha condotto Akmal Shaikh davanti al boia potrebbe,però, non essere così lineare. Da manager di una piccola ditta di taxi a nord di Londra a trafficante internazionale di droga il percorso di Shaikh è, al contrario, labirintico. Era affetto da disordine bipolare. Lasciata l'Inghilterra dopo il fallimento del suo matrimonio decide di partire per la Polonia con l'intenzione di fondare una compagnia aerea. I disturbi mentali sono ben testimoniati dalle migliaia di deliranti email inviate da Shaikh ad ambasciate, istituzioni internazionali e leader politici – compresi George W. Bush e Tony Blair - nelle quali vaneggiava di contatti divini. Una mente fragile, facilmente raggirabile, tanto da diventare complice involontario di una banda criminale che trafficava droga. La leva di tutto sarebbe stata la sua passione per la musica e il desiderio di incidere una canzone intitolata «Vieni coniglietto», che secondo Shaikh avrebbe dovuto portare la pace nel mondo. Convinto ad unirsi ai trafficanti con la promessa di entrare nell'industria discografica, l'odissea di Akmal lo ha condotto in viaggio tra gli stati dell'Asia Centrale, in volo dalla Polonia al Kyrgizistan e da lì alla Cina, dove si è conclusa la sua vita. «Decine di migliaia di persone sarebbero potute morire a causa dell'eroina che trasportava» affermano le autorità cinesi, irreprensibili nel giustificare l'esecuzion. La morte del cittadino britannico ha subito scatenato una guerra diplomatica tra Londra e Pechino. Il governo britannico ha più volte chiesto clemenza per il suo cittadino, invocando l'infermità mentale, ma tutte richieste – ben ventisette, l'ultima delle quali ieri – sono puntualmente cadute nel vuoto, ignorate dalle autorità cinesi. I diritti dell'imputato sono stati «pienamente rispettati»ripetono da Pechino e per la Corte Suprema della capitale cinese «non c'è ragione di dubitare dello stato mentale di Shaikh», nonostante le perizie psichiatriche fornite che attestavano la malattia. Al primo ministro britannico Gordon Brown, che si dice «inorridito e deluso», già irritata per le critiche seguite alla condanna a undici anni di carcere del dissidente Liu Xiaobo, definite «ingerenze straniere» nei propri affari stranieri, Pechino risponde alzando la voce e chiedendo alla Gran Bretagna di «correggere i suoi errori per evitare di danneggiare le relazioni bilaterali». La Cina è un paese «governato dal diritto – dichiara al quotidiano Global Times il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Jiang Yu – l'indipendenza giuridica della Cina non ammette interferenze esterne». E mentre anche l'Unione Europea «condanna in modo assoluto l'esecuzione», le posizioni di Gran Bretagna e Cina si fanno sempre più distanti,simboleggiate dalla «difficile» conversazione avuta dal sottosegretario agli Esteri Ivan Lewis con la signora Fu Ying, ambasciatrice cinese a Londra convocata immediatamente dal governo britannico. La posizione di Pechino è chiara: «tutti sono uguali davanti alla legge e a nessuno deve essere permesso di trasgredirla» soprattutto perché la popolazione chiede «severe punizioni» per il traffico di droga. Il codice penale cinese prevede la pena di morte per il traffico e il contrabbando di droga, ma è anche vero che prevede l'affidamento a medici specializzati per chi non sia capace di «capire o controllare» il suo comportamento. Nella storia di Akmal Shaikh tutto ruota intorno a questo punto: la sua malattia mentale. Nel paese con il maggior numero di condanne a morte, secondo i dati in posseso di Amensty International sarebbero state 1718 nel solo 2008 – Shaikh è il secondo europeo ad affrontare il boia. Il primo fu un italiano, si chiamava Antonio Riva. Era il 1951 e fu fucilato con l'accusa, mai provata, di aver voluto attentare alla vita di Mao Zedong.

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