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CILE, L'OMBRA DEL CASO FREI 11/12/09

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BALLOTTAGGIO CILENO 12/1/06

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IL CILE VOLTA PAGINA 18/8/05

PINOCHET COME AL CAPONE 15/4/05

LA CORTE SUPREMA FA MARCIA INDIETRO: PINOCHET E' IMMUNE 26/03/05

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CILE, SECONDO KISSINGER ALLENDE "PERICOLOSO" ANCHE PER L'ITALIA 05/02/04

BALLOTTAGGIO CILENO 15/12/09

La destra vicina alla vittoria ma non supera il 50%. Nella foto Sebastian Piñera

Fabio Bozzato

Martedi' 15 Dicembre 2009

Santiago del Cile - Tutti i pronostici sono stati rispettati. Il Cile si è svegliato dopo la chiusura delle urne un po’ più a destra e con due candidati già in corsa per il ballottaggio del 17 gennaio. Quello di centro-destra, Sebastian Piñera, sente già la vittoria vicina, con il 44,03% di voti. Il suo avversario, Eduardo Frei, si è fermato al 29,62% e la Concertacion si scopre sotto shock dopo vent’anni di governo.
Dovrà serrare le fila, il candidato di centro-sinistra e reinventare un discorso convincente per recuperare quei quattordici punti di distacco. E, soprattutto, ricostruire quella che viene definita “una maggioranza dispersa”. Il che significa convincere innanzitutto gli elettori degli altri due candidati progressisti, quel 20,12% ottenuto da Marco Enriquez-Ominami e il 6,21% della sinistra radicale e comunista di Jorge Arrate.
In termini assoluti di voti, la differenza tra i due in ballottaggio è di un milione di schede, mentre i due candidati battuti al primo turno hanno raccolto 1,8 milioni. Dunque, per Eduardo Frei non sarebbe sulla carta una missione impossibile. Ma sa bene che in realtà il compito è estremamente difficile. L’appoggio di Arrate è scontato, forte di un patto dichiarato di sostegno e con un accordo di desistenza stipulato con la Concertacion. Quest’ultima iniziativa, peraltro, ha permesso l’ingresso in Parlamento, per la prima volta da 36 anni, di tre deputati del Partito Comunista. Una giornata storica, si sente ripetere ovunque, qui a Santiago. Si è rotta così l’esclusione tacita che ha accompagnato ogni appuntamento elettorale in questi vent’anni di transizione, per effetto del sistema binominale, frutto del compromesso con il pinochettismo.
Eppure, se i voti comunisti e della sinistra radicale sono dati appunto per scontati in favore di Frei, la vera sfida sarà convincere l’elettorato di Marco Enriquez-Ominami. Un popolo mobile, affascinato dal suo discorso di cambio, come via di uscita genericamente “progressista” alla stanchezza politica e culturale della Concertacion. Un popolo non strettamente di sinistra. Anzi, a cominciare dallo staff del candidato, si guarda con disillusione e persino con astio ai partiti tradizionali della cupola oficialista, com’è chiamata.
Così, non è casuale il pressing dell’impresario di destra in casa del giovane ME-O. Già ieri sera, Sebastian Pinera aveva lanciato un guiño, come si dice qui, durante i comizi di ringraziamento. Messaggio rilanciato oggi, con l’invito al consigliere economico di ME-O, il liberale Paul Fontain, di far parte del proprio team. L’unico commento dal comando indipendente è stato definire l’eventuale vittoria della destra come un “retroceso historico”. Niente più.
Lo stesso Enriquez-Ominami, che oggi si esprimerà sul possibile endorsement pubblico a Frei, ha sempre respinto l’idea di un accordo ufficiale, in nome della sua speciale rivolta ciudadana e non ideologica: “non c’è niente da negoziare - ripeteva ancora ieri sera - non voglio incarichi né prebende. Mi sento onorato dell’appoggio che abbiamo ricevuto (dalla gente) e non negozierò a nome di nessuno. Se i miei avversari vogliono l’appoggio dei cittadini, che ascoltino le loro richieste”.
Sarà un campagna durissima e irreale, forse mitigata solamente dal rumore delle festività che incombono. Quello che si prospetta è un paese che chiude la transizione democratica con un’uscita a destra. Un’ipotesi più che verosimile e per molti incredibile.



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