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IL GOLGOTA ACIDO DI SCIMONE E SFRAMELI 9/12/09

Con "Pali" torna uno dei connubi più potenti del teatro italiano: un'allegoria magistralmente inscenata della scialba apocalisse che stiamo vivendo, molto convincente sul piano espressivo, un po' meno su quello ideologico

Simone Nebbia

Mercoledi' 9 Dicembre 2009
Quanto a volte può la desolazione. Una vedetta e due uomini con mano di taglio a guardare lontano. Non attendono nemici, non se ne vedono più di nemici universalmente riconosciuti, il loro sguardo si è fermato lungo un orizzonte immobile, una linea senza curvature né riflessi, una piatta sciatteria dell’evidenza: il nulla rimostrato per tutto riempire. Ma il nulla che riempie il tutto è un paradosso. E tale questa nostra esistenza. La desolazione di questa inaccessibilità del pensiero al cambiamento sembra essere alle spalle di Spiro Scimone, autore e Francesco Sframeli regista, per questo nuovo lavoro dal titolo Pali che li vede entrambi in scena assieme a Salvatore Arena e Gianluca Cesale.
Un Golgota acido disegna uno scenario apocalittico multicromatico, non più il vecchio oscuramento ma un cielo in fondo assolato e timido, una calma apparente perché la Pentecoste stavolta sarà senza rumore, senza grossi clamori confonderà i conflitti annullandoli. I quattro attendono e se ne stanno in osservazione, la loro croce non è una condanna, loro direbbero una salvezza. Così l’apocalisse che stanno vivendo non è una minaccia, ma è in corso senza che se ne accorgano, l’attesa è la pioggia, purificatrice, da un sole che illumina soltanto illusione.
Sui pali per non impantanarsi nella fanghiglia che rapprende ai piedi, dicono di aver alzato la testa che sempre tenevano bassa, un giorno, e di non volerla abbassare più. Domande e risposte svelano, un cardine dopo l’altro, il richiamo nascosto di questo testo, e lo fanno attraverso un’allegoria di sapore antico, una denuncia segreta e pur manifesta, un senso di consapevolezza che, la rivoluzione, all’allegoria possa passare soltanto attraverso. C’è un gusto forte di un’interpretazione aperta, esplicativa, di grande espressività. Come peraltro tipico del loro stile. C’è un ottimo senso della simmetria, quadrangolare, ma che non evidenzia i suoi spigoli, cercando invece una circolarità nel racconto, nell’esposizione. Una scena composta di scarsi elementi modulari, segno che una frugalità di mezzi molto spesso è una ricchezza espressiva.
Eppure c’è qualcosa che non va. Il racconto di Scimone- Sframeli denuncia una sconfitta dell’intelligenza, l’inutilità delle azioni, la vaghezza cui siamo costretti da una precarietà emozionale. Ma l’analisi è ferma alla valutazione del pieno, della plusvalenza che affolla la percezione, non riuscendo così a cogliere ciò che era di fronte agli occhi: il vuoto, desolante, in luogo del pieno. Il loro orizzonte sembra in fondo colmare l’assenza, li consola per un po’, ma l’assenza rimane, loro ne sembrano estranei contribuendo a una salvezza sempre più lontana. Dunque è l’ impianto ideologico, dietro quello artistico, a non convincere. Perché pone al solito i buoni contro i cattivi, distinzione in cui i buoni, troppo spesso, siamo “noi”. Ne viene uno spettacolo di certo importante, ma che poteva esserlo di più: la costruzione metaforica è più debole di quanto ci potremmo aspettare dall’autore siciliano, a volte elusiva, tende al “sopra le righe” e rischia “l’oltre le righe”: la sterilità di una struttura più eterea, meno corporale e quotidiana di quella presente nei lavori migliori di Scimone e Sframeli. Ecco la matrice della loro desolazione: questo testo riflette in pieno una crisi generale, una difficoltà oggettiva di agire, che per riflesso coinvolge chi denuncia, complice, dello stesso misfatto. L’apocalisse è una evidenza cui non c’è da aggiungere altra denuncia, perché usuale, senza conflitto, quindi la salvezza non è dovuta, è progetto coscienzioso, riscatto dell’anima, e tutta da conquistare.

Pali di Spiro Scimone
regia Francesco Sframeli
con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Salvatore Arena, Gianluca Cesale
Compagnia Scimone Sframeli in collaborazione con Asti Teatro 31
Visto al Teatro Valle di Roma dove è ancora in corso la rassegna dedicata al drammaturgo e al regista siciliani



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