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UNA DISPERATA VITALITA'.IL PASOLINI DI FABIO MORGAN 2/2/12

SE L'AUTORE DETTA LEGGE 8/12/11

DOLLIRIO, UNA STORIA QUASI VERA 13/11/11

VALLE OCCUPATO: UNA CASA CHE NARRA SE STESSA (MA NON E'IL GRANDE FRATELLO) 30/10/11

L'AGRIMENSORE TRA I CARTONI 14/10/11

CLAUDIO MORGANTI ALLA PORTA DELL'INFERNO 22/07/11

UNA DISCESA NEL MAELSTROM IL TEATRO AURATICO DI MASSIMILIANO CIVICA 4/7/11

L'ARTE E L'ACCATTONAGGIO. GLI ESERCIZI DI ANDREA COSENTINO 9/2/11

L'OLTRANZA DELLE IMMAGINI IL PROMETEO DI ALBERTO DI STASIO 2/2/11

LE VOCI DI FUORI DI DARIO AGGIOLI 7/05/10

ALESSANDRA CRISTIANI, IL CORPO E IL SEGNO 13/04/10

LA METAFORA VIOLENTA DEL TEATRO DI NASCOSTO 2/3/10

RAVENHILL 1/ LAGGIU' QUALCUNO NON CI AMA 20/02/10

RAVENHILL 2/ LA GUERRA E' PACE, OVVERO COME SI COSTRUISCE UNA NAZIONE NELL'ERA DELL'IMPERO DEL BENE 20/02/10

MIRAGGI DELLA DANZA 16/02/10

LETTERA AI LETTORI (SUL TEATRO E IL MONDO)4/12/09

Qualche parola su una rubrica che cresce in nomi ed occasioni. E sul perché la precarietà della scena è ancora uno dei luoghi privilegiati per raccontare il presente senza arrendersi ai pregiudizi del contemporaneo

Attilio Scarpellini

Venerdi' 4 Dicembre 2009
Il lettore di queste pagine che è arrivato fino a qui - nel cuore di una rubrica dedicata alla scena - avrà notato che sulla prima pagina di oggi c'è una notizia, se di notizia si può parlare (ma al solito: la notizia è ciò di cui tutti parlano o ciò di cui nessuno sta ancora parlando?)che, per una volta, non riguarda gli eventi che accadano nel mondo, bensì il teatro italiano. Peggio ( o meglio) ancora: il teatro è chiamato in causa non come epifenomeno di una politica economica votata alla desertificazione di quel poco di cultura e di intelligenza che restano attivi in questo paese, per i tagli che subisce o per il niente che conta nel sistema generale delle comunicazioni, ma in quanto soggetto di un'offensiva di pensiero che ha per oggetto proprio i misfatti e gli eccessi della comunicazione. Dal margine in cui è stata relegata - dalla teca in cui è stata seppellita in quanto "bene culturale", specie da proteggere - l'espressione teatrale sconfina e morde, resiste e non si arrende. E soprattutto, nel suo essere disperatamente locale, circoscritta nei limiti di uno spazio e di un ascolto arcaici - perché ostinatamente legati alla presenza reale dei corpi - irrompe nel dibattito più attuale e "globale" che ci sia: quello sulla verità e sulla menzogna di ciò che percepiamo di una realtà integrale (così la chiamava Baudrillard), di una sorta di iperrealtà sempre più integrata dall'immagine dei media. Lo spettacolo contro il mondo divenuto spettacolo, secondo quella prospettiva enunciata dal solitario Guy Debord ormai più di quaranta anni fa. Avrà anche notato, il lettore, che le occasioni di recensione e le firme del Sipario strappato si sono moltiplicate: accanto a quello di chi scrive - che un tempo trattava questa come la "sua" rubrica - sono comparsi i nomi di Graziano Graziani, Luigi Coluccio, Katia Ippaso, Simone Nebbia. Critici e persone tra loro diverse, ma accomunate dalla convinzione centrale che ormai anima questo spazio, aperto non a caso su un sito di informazione assai poco autoreferenziale quale è Lettera 22 sotto la direzione di Emanuele Giordana: la convinzione che il teatro non stia fuori ma dentro il mondo di cui (e a cui) inevitabilmente "parla". Parla, beninteso, nel suo, nei suoi linguaggi, secondo criteri di efficacia che, come pensava Artaud, per toccare la mente passano anzitutto attraverso i sensi (parla "illustrando", come la prassi insieme figurativa ed esegetica della pittura di una volta, capace di toccare più livelli di verità; parla con la parola e senza, parla nella ferita dell'immagine, parla e ulula dal fondo del suo anacronismo...ma comunque parla). Non si tratterà dunque di segnalare degli spettacoli più o meno interessanti - questo forse era il nostro mestiere di un tempo ma in tempi meno voraci e spietati di quelli che viviamo - quanto di far emergere, attraverso ogni frammento, il discorso di un teatro che rischia il tempo. Dove questo rischio non implica un accomodamento nel main stream del contemporaneo, ma al contrario una sovraesposizione del gesto di rappresentare nello stato di pericolo del presente, una sorta di caduta reciproca del teatro nel mondo e del mondo nel teatro. La critica in generale, e quella teatrale in particolare, hanno sempre meno spazi sui giornali. Sulle pagine de Il Sipario strappato vogliamo raccontare come il teatro continua a raccontare il mondo.



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