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DOLLIRIO, UNA STORIA QUASI VERA 13/11/11

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LE VOCI DI FUORI DI DARIO AGGIOLI 7/05/10

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MIRAGGI DELLA DANZA 16/02/10

SAVERIO LA RUINA, IL DOLORE E LA MELODIA 24/11/09

Dopo il successo di Dissonorata, l'attore-regista di Scena Verticale torna con La Borto ad "indossare" il personaggio di una donna del suo sud raccontando un'altra storia di violazione e di saccheggio del corpo e dell'anima femminili sullo sfondo di un meridione inveterato. Quasi una variazione su tema ma giocata (e vinta) grazie alla capacità poetica di un grande interprete. Al Teatro India di Roma

Simone Nebbia

Martedi' 24 Novembre 2009
La musica. Qualche tempo fa un amico attore mi raccontava un fatto assai curioso. Invitato ad una prima di un suo spettacolo tradotto all’estero e portato in scena in Belgio da un attore di lingua fiamminga, quando s’è accorto del risultato e che il pubblico rispondeva timidamente, ha sentito la necessità di salire sul palco dopo la performance e fare una parte del suo spettacolo, peraltro in una lingua tendenzialmente dialettale, e il pubblico per miracolo ha iniziato a partecipare, pur non capendo una parola del suo testo. Questo forse vuol dire una sola cosa. Musica. L’intraducibilità di certe opere, che sono altro senza la presenza intima della voce cui quella storia appartiene. Tale è questo nuovo lavoro di Scena Verticale, dal titolo La Borto, che vuole di nuovo in scena Saverio La Ruina con la sua regia e le luci di Dario De Luca, dico di nuovo perché un antecedente celebre e premiatissimo di sicuro ne è alle fondamenta, il loro lavoro del 2006 dal titolo Dissonorata.

La storia è di forte impatto emotivo, ed è facile anche dal titolo trarne spunto. Una ragazza costretta alla gravidanza, sei volte in sette anni, a partire dai tredici in cui prende marito. Una storia affascinante di cui forse sfuggono alcuni passaggi testuali, ma che proprio grazie alla musicalità della narrazione di La Ruina torna comprensibile, partecipata. La sua interpretazione è eccellente, stringe assieme il cuore e la pancia ammantando di una sensazione non pacificata l’intero corso narrativo, lasciando sempre il filo teso tra le parole e il loro significato. Il testo ha dei lampi di ironia più potenti di allora, è uno sguardo più a fondo che svela contraddizioni di vario livello, senza mai tradire la rara qualità melodica del dialetto e cogliendo un ottimo equilibrio dolceamaro. L’occupazione dello spazio scenico mantiene una scelta di centralità misurata e consona al testo.

Il percorso di Scena Verticale ha dunque una forte radice nel loro Sud Italia, in un Sud anzi che – lo avverto attraverso le loro parole – fatica a diventare Italia, così forte è il sedimento che lega certi racconti, certe usanze, certe invadenze della violenza nella vita civile. Ancora dunque, dopo Dissonorata, una storia di violazione senza ritorno, senza chiedere permesso, ancora questo Sud inveterato, ancora un personaggio femminile che ne narra il saccheggio dell’anima, dell’individualità, ancora una sedia al centro della scena, ancora un sassofono che ne contrappunta il dolore vertebrale, riottoso, ancora un pianto sommesso a non dire la dolente ammissione di correità delle donne al sistema che le elegge schiave di un potere maschio, ancora una piccola grande donna passata attraverso il filtro di un attore straordinario. Ancora. Non sarebbe nulla di male se non per un avverbio. Ancora. C’è un richiamo così forte a quel lavoro precedente che quasi non si riesce a parlarne se non – per chi l’ha visto – ad esso riferirsi. È qui che sono costretto a dire rischioso il terreno di gioco, perché un azzardo è lo stesso gioco. Ripetere una formula è mostrare il fianco all’accusa di piaggeria verso sé stessi, va modulato ed è una difficoltà che spesso si corre il rischio non paghi in termini di consenso. Che pure sarebbe il giusto tributo a questa compagnia di livello eccelso.

Tuttavia, quando entra in scena, nel testo, “la borto”, una piccola stasi fa da ingresso, un tocco lieve sulle luci tira dentro i nostri sguardi, la voce si fa assieme dura e dolente. La Ruina «indossa» letteralmente questo personaggio femminile con una dolcezza di grande impatto emotivo, sensibilmente trova uno spazio dentro il nostro, di cuore, chiudendo con una mano, di taglio, a tenere forte il suo.



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