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I miissili di Kim mettono sotto pressione la difesa giapponese

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HIBAKUSHA, DA OBAMA UNA SPERANZA 14/11/09


Dopo il discorso di Praga a favore di un mondo 'nuke-free' e il Nobel per la Pace, l'annuncio che il presidente Usa visiterà Hiroshima e Nagasaki, per gli hibakusha, i sopravvissuti alle atomiche, è il segnale che qualcosa, finalmente, sta cambiando. Un nuovo stimolo a riprendere l'attività di testimoni. Per questo alcuni di loro stanno girando il mondo a bordo di una nave. Li abbiamo incontrati a Roma.

Sabato 14 Novembre 2009

“Nessun bunker ci salverà. Oggi nel mondo non si costruiscono più rifugi antiatomici: in caso di attacco nucleare non servirebbero a nulla, gli ordigni di ultima generazione spazzerebbero via anche quelli”. In un sabato pomeriggio di ottobre, in Campidoglio, a Roma, Luigi Barbato dell’Archivio disarmo parla davanti a un uditorio d’eccezione: una delegazione di hibakusha, i sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki, partiti per il giro del mondo a fine agosto dal porto di Yokohama a bordo della Peace Boat, la nave della pace, e approdati a Civitavecchia dopo aver toccato vari porti in Asia e in Africa.
Una decina, tra donne e uomini, tutti sopra i 70, che nell’agosto del ’45 erano bambini o adolescenti. Un simpatico signore di Nagasaki, l’aria da gitante per la prima volta a Roma, ci suggerisce di ascoltare quello che racconterà “Nishioka san”, indicando col dito un suo compagno più anziano, pronto a prendere la parola davanti al microfono. “Io avevo solo otto anni, lui invece era in seconda media, si ricorda bene tutto”, ci spiega, prima di andare a sedersi nell’ultima fila a schiacciare un pisolino. Lui, che di racconti ne ha sentiti a centinaia e a Nagasaki quel 9 agosto c’era, ne approfitta per riposare. Noi, che le testimonianze degli hibakusha le abbiamo solo lette sui libri, siamo tutt’orecchi. “Quella mattina mi trovavo a scuola, ero in classe coi miei compagni. Ad un tratto c’è stato un bagliore accecante, un rombo assordante e lo spostamento d’aria che ha fatto scoppiare i vetri delle finestre. Nel giro di pochi secondi l’aula era distrutta e mi sono ritrovato sbalzato a metri di distanza da dove mi trovavo e sepolto dai corpi dei miei amici. Per questo non ho riportato ferite, diversamente da loro che sono rimasti ustionati. La bomba, o forse un aereo, doveva essere caduta proprio vicino a noi. Stranamente, però, sostenevano la stessa cosa anche altre persone che si trovavano in diverse zone della città. Solo in seguito, quando ho saputo che in realtà eravamo a tre chilometri di distanza dall’epicentro, ho capito che si trattava di qualcosa di nuovo e incredibilmente potente”.
Del signor Nishioka, 78 anni, poco meno di14 al tempo, colpiscono il piglio e la lucidità di chi non sta semplicemente raccontando un aneddoto personale: far capire cosa significa subire un bombardamento atomico è la sua missione di hibakusha. “Una responsabilità che molti di loro, dopo anni, hanno ricominciato a sentire con urgenza – ci spiega Tatsuya Yoshioka, presidente della ong Peace Boat che organizza i viaggi in nave degli hibakusha e che in Giappone lavora su più fronti, dal disarmo, alla difesa della costituzione pacifista, alla questione dei libri di storia e la riconciliazione con i vicini asiatici - : da un lato c’è la minaccia nordcoreana, che ha grande impatto sull’opinione pubblica giapponese, dall’altro la consapevolezza che non rimane loro molto tempo”. E poi c’è Obama. “Il suo discorso a Praga sul mondo ‘nuke free’ – ci spiega - li ha colpiti molto”. E’appena arrivato l’annuncio del Nobel per la pace al presidente Usa, “un segnale molto positivo di incoraggiamento verso l’obbiettivo del disarmo nucleare - commenta Yoshioka -; quest’anno è il punto di svolta: il presidente del paese che detiene il maggior numero di armamenti si è impegnato per un mondo senza atomica”. L’annuncio, nei giorni scorsi, che Obama vuole visitare un giorno Hiroshima e Nagasaki, diventando così il primo presidente Usa a mettere piede nelle città colpite dall’atomica americana, non fa che confermare le sue buone intenzioni, almeno sulla carta.
Un cambio di linea importante anche in vista della conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione, in programma a maggio, su cui ieri, a Tokyo, Obama e il premier giapponese Hatoyama hanno promesso collaborazione. “L’ultima, nel 2005, è stata un fallimento totale – commenta Barbato -, speriamo che quella del 2010 abbia miglior sorte. Qualche segnale positivo finora c’è stato: oltre al discorso di Praga, anche il fatto che il consiglio di sicurezza dell’Onu abbia approvato l’avvio del processo di disarmo. Il problema - continua Barbato - è che la tanto temuta proliferazione di fatto è avvenuta, e alcuni paesi che non aderiscono al Tnp, come Israele, India, Pakistan e Corea del nord si sono dotati dell’atomica. A queste vecchie questioni, se ne sono aggiunte nuove alla luce del panorama politico internazionale: come il terrorismo nucleare da parte di attori non statali, l’instabilità politica di stati dotati di armi nucleari come India, Pakistan e Corea del Nord, a cui si aggiungono il mercato nero del nucleare e l’espansione delle centrali - sappiamo bene che il confine tra uso militare e civile è tenue”.
Agli hibakusha tra il pubblico, Barbato spiega come l’Italia violi il trattato – che impedisce a chi possiede l’atomica di non cederla, a chi non la possiede di procurarsela o di ospitare ordigni sul suo territorio - con la presenza di 115 testate nucleari nella base Usa di Comiso, 126 ad Aviano, coi bombardieri pronti ad usarle in qualsiasi momento, e forse altrettante a Ghedi, anche se pare siano state trasferite. Ma i giapponesi, da questo punto vista, hanno molta esperienza, costretti a vivere con l’atomica in casa, custodita nelle decine di basi americane nell’arcipelago.

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