Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


I miissili di Kim mettono sotto pressione la difesa giapponese

I miissili di Kim mettono sotto pressione la difesa giapponese

I miissili di Kim mettono sotto pressione la difesa giapponese

LA BASE USA RESTA A OKINAWA 28/12/13

FUKUSHIMA, SITUAZIONE SI AGGRAVA 29/8/13

"IO E LA YAKUZA", INCONTRO CON JAKE ADELSTEIN 18/9/11

GIAPPONE, IL NUOVO PREMIER E' NODA 30/8/11

MAEHARA PRONTO PER IL DOPO-KAN 25/8/11

DA HIROSHIMA A FUKUSHIMA 10/6/11

DOPO FUKUSHIMA IL GIAPPONE ENTRA IN RECESSIONE 19 MAGGIO 2011

"L'ARROGANZA DEL GIAPPONE NUCLEARE". INTERVISTA ALL'ATTIVISTA TANAKA TERUMI 18/3/11

MOBY DICK E' SALVA (PER ORA) 17/3/11

KYABAJO, L'ARTE DELLA ESCORT 22/5/10

LA CRISI DEL TONNO (E DEL SUSHI) 25/2/10

IL DOPPIO APPUNTAMENTO CON L'ATOMICA DI TSUTOMU YAMAGUCHI 7/1/10

OBAMA IN ASIA, PRIMA TAPPA TOKYO 13/11/09



Il presidente Usa arriva oggi a Tokyo, ad attenderlo questioni spinose come la presenza militare americana a Okinawa.

Junko Terao

Venerdi' 13 Novembre 2009


Con un giorno di ritardo e varie grane ad attenderlo, Barack Obama arriva oggi a Tokyo, tappa iniziale del suo primo viaggio in Asia. La scelta di cominciare il tour dal Giappone era dovuta ma non così scontata, se il premier Yukio Hatoyama ha sottolineato come si tratti di un segnale positivo “perchè Obama sembra aver sentito con convinzione che scegliere il Giappone come primo Paese del suo viaggio asiatico fosse doveroso”. Nonostante si tratti forse della tappa più spinosa, preceduta nelle scorse settimane da incontri e dichiarazioni, dall’una e dall’altra parte, poco all’insegna dell’armonia confuciana. Il Giappone dove oggi Obama metterà piede non è più quello di prima, e lui lo sa bene. Sono passati solo due mesi dall’insediamento del nuovo governo, il primo guidato dai Democratici dopo 54 anni di dominio liberaldemocratico, ma il cambiamento era già nelle premesse – nel ‘manifesto’ del candidato Hatoyama che ha trionfato alle elezioni di fine agosto – e le prime mosse in questo senso Tokyo le ha messe già a segno, e tutte, guarda caso, coinvolgono gli Stati Uniti. La decisione di non rinnovare la legge speciale che ha permesso finora alle Forze di autodifesa – l’esercito giapponese – di appoggiare la missione Nato a guida americana in Afghanistan, rifornendo le navi Usa nell’Oceano indiano, è stato il primo segnale che ha messo un paletto importante nel rapporto con l’alleato-protettore, in vista di un riequilibrio su cui Hatoyama ha già iniziato a lavorare e che, con il cinquantesimo del Trattato di sicurezza nippo americano nel 2010, cercherà di rinsaldare. Per attutire il colpo, ieri Tokyo ha fatto sapere che aumenterà il suo sostegno finanziario all’intervento civile in Afghanistan: 5 miliardi di dollari per i prossimi 5 anni. Washington, abituata a quasi 60 anni di atteggiamento accondiscendente da parte di Tokyo, non ha affatto gradito, così come non ha gradito troppo l’intenzione di Hatoyama di “riesaminare” il patto siglato nel 2006 tra Bush e l’allora governo giapponese per il ricollocamento, in un’altra zona dell’isola di Okinawa, dove si trova, della base aerea americana di Futenma, la questione più delicata su cui Tokyo e Washington promettono scintille. Non oggi, però, il discorso è rimandato perchè merita una discussione a parte, ma presto sarà il piatto forte sul tavolo di un gruppo di lavoro ministeriale creato ad hoc, anche perchè l’opinione pubblica preme: lunedì 21 mila abitanti di Okinawa sono scesi in piazza per protestare contro le maniere morbide di Hatoyama e l’ “arroganza” del Segretario alla Difesa Usa Robert Gates, che durante una visita a Tokyo ha ripreso esplicitamente il governo giapponese perchè “tenga fede agli impegni presi in campo militare”. La schiettezza e il tono deciso di Gates non sono piaciuti affatto ai manifestanti che chiedono la chiusura della base, la più grande dell’isola. Hatoyama deve anche fare i conti con l’elettorato, che gli ha consegnato il Paese non troppo fiducioso e adesso sta a guardare. Washington sa che l’unico modo per ottenere qualcosa è assecondare il desiderio di indipendenza di Tokyo: “Il nostro rapporto con il Giappone, da sempre il perno della presenza americana nella regione dell’Asia-Pacifico è tutt’altro che scontata – ha detto il consigliere speciale di Obama per la Sicurezza, Jeffrey Bader in un discorso al Brookings Institute – sono passati 50 anni dalla firma del Trattato di sicurezza e molte cose sono cambiate da allora, il desiderio del Giappone di rivedere l’alleanza in nome di una maggior equità è più che legittimo”. Ma il nuovo atteggiamento giapponese, l’alzata di testa pur molto cauta e diplomatica, è una realtà e qualcuno l’aveva già letta in alcuni episodi delle scorse settimane: il ritardo di Hatoyama e signora alla cena del G20 di Pittsburgh, dove sono stati gli ultimi ad arrivare, dopo che gli Obama da due ore ricevevano gli ospiti, la vittoria di Tokyo su Chicago per aggiudicarsi le Olimpiadi poi assegnate a Rio. Piccoli segnali, forse insignificanti, che però rendono l’idea del nuovo clima.



Anche su Il Riformista



Powered by Amisnet.org