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dall'inviato

Emanuele Giordana

Giovedi' 15 Ottobre 2009

Gaza - La firma sull'accordo mediato dall'Egitto che dovrebbe siglare la pace tra Hamas e l'Autorità nazionale palestinese (Anp) ancora non c'è. Anzi, da Damasco – dove risiede una parte della dirigenza del movimento islamista – viene l'indicazione di una linea dura mentre a Gaza City, la sede del governo, sembra prevalere la linea morbida. Questo almeno si evince da quanto ha detto oggi Ahmad Jusuf, vice ministro degli Esteri di Hamas, in una breve conversazione a margine dell'incontro, avvenuto a Gaza nella sede del centro “Casa delle vedove” (che Hamas indica come un think thank aperto e indipendente) tra il viceministro e la delegazione dei “Quattrocento”, la marcia Perugia-Assisi, trasferitasi in Israele e Palestina per una settimana e che oggi è riuscita a traghettare oltre il valico di Eretz 26 rappresentanti della società civile italiana. Ahmad Jusuf parla poi anche del ruolo derll'Italia
Ministro, Hamas firma o non firma l'accordo mediato dall'Egitto?
Entrambe le parti sono impegnate per a riconciliazione nazionale e nessuna delle due intende boicottare una riconciliazione nazionale. Posso assicurare che stiamo facendo ogni sforzo possibile
Questo significa che firmerete?
Ci sono ancora delle cose da mettere a punto, dei dettagli, delle riserve da sciogliere sull'accordo ma si sta lavorando in quella direzione. Nessuno del resto può accettare che i palestinesi restino divisi e che non si compia una riconciliazione nazionale. Anche per il fatto che chi ne trae vantaggio è soltanto Israele. Inoltre anche la stessa comunità internazionale va in questa direzione
Come valuta l'arrivo di questa delegazione italiana?
Abbiamo piacere che le persone vengano a vedere con i loro occhi la nostra sofferenza e la condizione in cui viviamo dopo la guerra iniziata a fine dicembre 2008. Apprezziamo molto chi viene qui perché per farlo ci vuole coraggio e bisogna superare molte difficoltà
Cosa pensa del ruolo dell'Italia?
Proprio qualche giorno fa ho fatto da interprete al telefono tra il nostro primo ministro e il vostro ex premier, Romano Prodi che si trovava a Ramallah. Sappiamo che il vostro attuale premier, Silvio Berlusconi. ha una posizione filo israeliana ma noi sappiamo che anche lui vuole aiutare la Palestina. Sappiamo che l'Italia è sempre stata vicina alla sofferenza dei palestinesi



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