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La Ue, dice Luisa Morghantini, abbia il coraggio di usare gli strumenti che possiede per fermare Israele: sospendere l'accordo di associazione e impedire che vi siano investimenti nei territori occupati e nelle colonie. Intervista a margine della Conferenza organizzata a Gerusalemme dalla ‘marcia dei quattrocento’:‘Il ruolo dell’Europa per la pace in Medio Oriente. Il Tempo delle responsabilità’

Dall'inviato

Emanuele Giordana

Mercoledi' 14 Ottobre 2009

Gerusalemme - “E' tempo che l'Europa assuma un ruolo chiaro politicamente nei confronti del conflitto israelo-palestinese e abbia il coraggio di usare gli strumenti che possiede per fermare Israele. Non si può continuare a pensare che Israele possa essere convinta con le ragioni perché è chiaro il progetto di conquista territoriale. Lo strumento c'è: sospendere l'accordo di associazione e impedire che vi siano investimenti nei territori occupati e nelle colonie”. Luisa Morgantini, già vicepresidente dell'Europarlamento è netta. Il suo è uno degli interventi più decisi alla Conferenza organizzata a Gerusalemme dalla ‘marcia dei quattrocento’, una Perugia-Assisi in trasferta che ieri, quarto giorno in queste terre, si è fermata per riflettere su un tema preciso: ‘Il ruolo dell’Europa per la pace in Medio Oriente. Il Tempo delle responsabilità’. Hanno accettato di parlarne, tra gli altri, Nils Eliasson, console generale di Svezia a Gerusalemme, Christian Berger, rappresentante della Commissione europea e personaggi come il patriarca latino Michael Sabbah, o Sari Nusseibeh (uno degli interventi di maggior peso), rettore dell’università ‘Al-Quds’.
“Dal 1980 – prosegue Morgantini - l'Europa reitera il diritto all'autodeterminazione dei palestinesi ma mi pare vergognoso che si continui a denunciare quel che Israele sta facendo limitandosi alle enunciazioni. Occorre una svolta
Qual è la motivazione che la Ue dovrebbe usare per sospendere l'accordo?
L'accordo di associazione prevede all'articolo 2 la sua sospensione in caso di violazione dei diritti umani. Voglio dire che è venuto il momento di usare con Israele strumenti di pressione economica, e non sto parlando di boicottaggio o di sanzioni. E' semplicemente l'affermazione che se l'Ue firma accordi poi li deve rispettare e far rispettare. Nell'Europarlamento ad esempio siamo riusciti a bloccare l'avanzamento delle relazioni con Israele e spero che resti congelato perché anche questo è uno strumento di pressione efficace. Le “buone maniere” non sono sufficienti. Penso anche che dovremmo rafforzare le nostre relazioni con quei gruppi di israeliani che combattono una lotta non violenta: i giovani che protestano davanti al muro o le donne, un gruppo delle quali ha raccolto su un sito tutte le informazioni sugli investimenti negli insediamenti e su chi approfitta dell'occupazione
Lei ritiene utile la marcia, un evento che ha mosso dall'Italia 400 persone?
Si è un modo anche questo di informare: ho accompagnato molte di queste persone sotto il muro o nei campi profughi a veder coi propri occhi quel che sui giornali non sempre si legge. Non è solo una presenza che parla del dialogo con equidistanza...hanno visto
Ma oggi alla conferenza l'Europa come ha risposto? C'erano i suoi massimi rappresentanti qui
E' stato terribile sentire oggi gente che conosce benissimo la situazione palestinese assumere un atteggiamento molto formale: si continua a ripetere le stesse cose ma senza il coraggio di dire chiaramente che bisogna fare pressioni anche economiche su Israele
Responsabilità degli europei e degli israeliani, ma anche i palestinesi ne hanno come insegna la melina sul rapporto Goldstone...
Considero un errore di una parte dell'Anp aver chiesto il rinvio del rapporto ma trovo anche vergognoso che le accuse vengano fatte solo all'Autorità palestinese e non anche a chi ha fatto pressioni su di lei, Fayyad e il suo governo non erano d'accordo per fare un esempio. E questo ricatto è da ascrivere agli Stati Uniti, ai governi europei e ai governi arabi che sono i soggetti in grado di presentare risoluzioni all'Assemblea dell'Onu

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