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I miissili di Kim mettono sotto pressione la difesa giapponese

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Con l'insediamento, ieri, del nuovo primo ministro Democratico, il Giappone esce dall'anomalia 'monopartitica' e entra in una nuova era. E' presto per dire se Hatoyama sarà in grado di compiere una rivoluzione, ma le premesse sono buone. (nella foto tratta da JapanTimes il nuovo esecutivo)

Junko Terao

Giovedi' 17 Settembre 2009

Applausi scroscianti con standing ovation e tanti occhi lucidi: così il Parlamento giapponese ha accolto ieri l’insediamento del nuovo Primo ministro Yukio Hatoyama. Una giornata storica, che segna la fine dell’anomalia giapponese come democrazia monopartitica e l’ingresso del Paese in una nuova era. Se sarà davvero quella del ‘grande cambiamento’, di cui il Giappone ha disperato bisogno, è presto per dirlo, ma di sicuro le premesse sono buone, a giudicare dalla scelta dei ministri. «Provo un sentimento misto tra l'euforia per lo storico cambiamento e la pesantissima responsabilità di fare la storia», ha confessato Hatoyama alla platea. Ed è davvero molto pesante l’onere che gli è capitato: la valanga di voti, al di sopra di ogni ottimistica previsione, che l’hanno portato dov’è, corrispondono ad altrettanti elettori la cui fiducia va però ancora conquistata. La dose di scetticismo con cui i giapponesi sono andati alle urne, infatti, è alta – solo uno su tre alla vigilia del voto confidava in Hatoyama come valida guida del Paese -, e il neo-eletto premier dovrà essere in grado di stupire.
Fa ben sperare la conferma delle voci che davano Naoto Kan – nominato ieri vice Primo ministro, insieme a Hatoyama fondatore del Pd e già ministro della Sanità - a capo della neonata Agenzia per la strategia nazionale. Kan, noto “nemico dei burocrati”, dovrà supervisionare il lavoro dell’apparato burocratico, e come primo mandato ha quello di tagliarne gli sprechi: l’obiettivo dichiarato è spezzare definitivamente il triangolo di ferro che legava il Partito Liberaldemocratico, le grandi aziende e l’elite dei burocrati, portando finalmente il potere decisionale nelle mani dei politici. Finora il luogo informale in cui si sceglieva la linea di governo erano le riunioni bisettimanali dei burocrati, ma da adesso in poi, promette il nuovo esecutivo, il loro ruolo e la loro visibilità – bandite le conferenze stampa - verranno ridimensionati.
Un’altra buona notizia è la nomina di Keiko Chiba a capo della Giustizia. Unica donna del nuovo governo oltre alla leader socialdemocratica Mizuho Fukushima – Segretario di Stato per i Consumi con delega per invertire il tasso di natalità -, Keiko Chiba ha un trascorso come difensore dei diritti delle donne ed è membro del gruppo di parlamentari che sostengono Amnesty International. Un particolare non da poco in un Paese dove sulla pena di morte c’è una sorta di omertà, dovuta anche alla segretezza assoluta che vige sulle esecuzioni, che negli ultimi anni hanno subito un’accelerazione notevole. Proprio una settimana fa, non a caso all’indomani del voto, AI ha pubblicato un rapporto nuovo di zecca sulle condizioni in cui vivono i condannati alla pena capitale e sull’alta incidenza di malattie mentali che ne derivano. Con la nomina di Keiko Chiba la possibilità di una moratoria è quasi sicura.
La sfida più grande, il risanamento di un’economia disastrata – debito pubblico pari al 200% del Pil e il più alto tasso di disoccupazione mai raggiunto, quasi il 6% -, è affidata invece a Masayuki Naoshima, classe 1945 e un passato alla Toyota. In molti si chiedono come Hatoyama pensi di tener fede alle promesse fatte: sussidio alle famiglie con prole di 3.300 dollari all’anno per figlio fino al compimento dei 15 anni di età, sussidi agli agricoltori, autostrade gratis, incremento delle spese per il welfare, solo per citarne alcune. Il tutto senza aumentare le tasse.
La politica estera è affidata invece a Katsuya Okada, ex-Pld fuoriuscito dal partito nel’93 insieme a Hatoyama. La questione su cui gli occhi di tutti sono puntati è il rapporto con l’alleato-protettore, gli Stati Uniti. Hatoyama ha promesso “rapporti più equi”, non più di sudditanza, e sembra fare sul serio. Un primo segnale è arrivato ieri dal neo-ministro della Difesa, Toshimi Kitazawa: il ritiro dall’Oceano Indiano delle navi di supporto alla missione Usa in Afghanistan avverrà “entro i primi mesi del 2010”. Una decisione che Washington non gradirà, così come non gradirà l’idea di rinegoziare lo stanziamento delle proprie basi nell’arcipelago, altro punto nel ‘manifesto’ Pd. Al G20 di settimana prossima, insomma, Hatoyama e Barack Obama avranno di che discutere.

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