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UIGHURI A PROCESSO 24/08/09

Comincerà questa settimana il processo per le violenze del 5 luglio ad Urumqi.
La Cina continua ad accusare Rebiya Kadeer. Imponenti le misure di sicurezza. E si avvicina la data del sessantesimo anniversario della nascita della Repubblica popolare cinese.

Andrea Pira

Lunedi' 24 Agosto 2009

Accusati per le violenze del mese scorso a Urumqi e condotti per questo alla sbarra. Potrebbero cominciare questa settimana i processi contro duecento persone accusate di aver preso parte ai violenti scontri a sfondo etnico che il 5 luglio scorso hanno infiammato la città di Urumqi, capoluogo della provincia cinese del Xinjiang. Uighuri contro cinesi han, i primi minoranza musulmana di origine turca, ma maggioritaria nella provincia, gli han principale gruppo etnico del paese. A dare notizia del processo è il quotidiano ufficiale in lingua inglese China Daily che cita una fonte anonima della Procura del Popolo di Urumqi. Molti tra gli imputati, arrestati a Urumqi e nella città di Kashgar, culla della cultura uighura, rischiano la pena di morte, lo Xinjiang è l'unica provincia della Cina dove è ancora prevista la pena capitale per i reati politici, ma verso di loro pendono soprattutto le accuse di omicidio -almeno 197 in maggioranza di nazionalità han sono morte durante gli scontri-, rapina, vandalismo, sabotaggio dell'ordine pubblico.
I leader uighuri in esilio, prima fra tutte Rebiya Kadeer, imprenditrice e presidentessa del Congresso mondiale uighuro, accusano invece Pechino per violenta repressione e la morte di almeno mille persone nelle violenze scoppiate dopo che la polizia aveva sciolto con la forza una manifestazione pacifica di giovani uighuri.
Il governo cinese Rebiya Kadeer resta il nemico numero uno, accusata di essere la mente dietro gli scontri del 5 luglio. E con un editoriale del China Daily definisce la Kadeer «una bugiarda», che «distorce la realtà, grazie a dati, foto e video falsi».
Intanto in attesa del processo, del quale non si conosce ancora la data precisa, si intensificano le misure di sicurezza. Un giro di vite anche in attesa del sessantesimo anniversario della nascita della Repubblica popolare cinese che cade il primo ottobre e che verrà celebrato in piazza Tian'anmen.

Foto di peruisay su Flickr.com



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