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QUANDO INTERNET GABBA LA CENSURA, STORIA DI YOJIAO 18/6/09



Assolta dalla pena per "legittima difesa", Yojiao, la donna cinese che uccise un ufficiale del partito che voleva stuprarla, è libera e senza macchia. Grazie anche al tam tam su internet - 4 milioni di cyber-fan - che l'ha resa un'eroina, lei che ha avuto il coraggio di ribellarsi alla violenza delle autorità.

Junko Terao

Giovedi' 18 Giugno 2009

Quando Deng Yojiao, esile e graziosa 21enne impiegata in una sauna a Yesanguan, nella contea rurale di Badong, provincia di Hubei, lungo il Fiume Giallo, ha sentito il giudice pronunciare la sentenza di assoluzione non credeva alle sue orecchie. Era convinta che mai sarebbe scampata alla giustizia dopo aver pugnalato a morte Deng Guida, un ufficiale locale del Partito Comunista che la sera del 10 maggio scorso le si era avventato addosso nel tentativo di stuprarla. Invece, l'ennesimo episodio di abuso di potere e di violenza delle autorità sui cittadini, che in Cina sono all'ordine del giorno e raramente finiscono sui media, è rimbalzato su siti internet, webblog e chat room superando i confini del Regno di mezzo e diventando un caso di richiamo internazionale. Tutto grazie a Wu Gan, il blogger che, sfidando la censura di Pechino, per primo ha pubblicato la notizia in rete. In poco tempo 4 milioni di utenti cinesi si sono scatenati: hanno replicato, commentato e diffuso il caso, dedicato alla ragazza poesie e canzoni, facendo di Yojiao un'eroina. La donna si era difesa con un coltello da cucina dall'assalto di Deng, 44 anni, e di due suoi colleghi, avventori del locale di massaggi che, a richiesta, fornisce anche “servizi speciali”. Arrestata con l'accusa di omicidio volontario, Jiao è stata giudicata colpevole del crimine ma assolta dalla pena per “legittima difesa”. Libera e senza macchia. La sentenza della Corte di Badong è un precedente importante e una vittoria simbolica dei cittadini vittime delle autorità, ma è, soprattutto, la dimostrazione del potere di internet. Anche in un Paese ipercontrollato come la Cina, dove migliaia di impiegati lavorano ogni giorno nella grande macchina della censura per scandagliare i siti e cancellarne i contenuti “pericolosi”, ogni tanto qualcosa riesce a passare attraverso le sofisticate maglie del meccanismo e, come in questo caso, sfugge di mano alle autorità. Che erano subito intervenute, cercando di arginare il più possibile la circolazione di notizie che già aveva dato i primi frutti: la pressione dei cittadini che a gran voce chiedevano un processo equo e trasparente, aveva portato al rilascio su cauzione per Yojiao. Il 22 maggio da Pechino era partito l'ordine ai siti web di non parlare del caso, il blog di Wu Gan, che si è anche dato da fare per trovare a Yojiao un legale valido, è stato oscurato e, pochi giorni dopo, a Yeasnguan tv e internet sono stati bloccati “in via precauzionale”. Ci sono stati casi di giornalisti intrepidi che si sono recati sul posto per raccontare la storia e sono stati picchiati. Addirittura, l'accesso fluviale alla contea di Badong è stato interdetto, ufficialmente per “lavori ai punti di attracco”. Una vera e propria corsa disperata contro un meccanismo che però aveva già raggiunto dimensioni incontenibili. Il sorprendente risultato del tam tam online è arrivato con la sentenza di martedì. Ufficialmente la decisione della Corte è dipesa da una diagnosi di sindrome maniaco-depressiva di cui Yojiao soffrirebbe, ma il ruolo della pressione dell'opinione pubblica è innegabile. Non a caso Yojiao, nelle sue prime dichiarazioni, ha ringraziato i cyber-utenti per il loro supporto. Il lieto fine della storia dell'eroina Yojiao arriva a pochi giorni dalla decisione di Pechino di tornare, seppure parzialmente, sui suoi passi riguardo a un'altra misura restrittiva della rete che ha suscitato molte polemiche. Per oliare la procedura di censura, il governo cinese ha deciso che, dal primo luglio, tutti i computer messi in vendita saranno dotati di un filtro per impedire l'accesso ad alcuni siti “proibiti”. Una sorta di kit per l'autocensura automatica fornito a parte con il pc e presentato come un software per prevenire l'accesso ai siti porno. Una misura che mira a “costruire un ambiente internet verde – nel senso di porn-free -, sano e armonioso” e che obbliga, di fatto, le aziende produttrici a fornire il software se vogliono continuare ad esistere sul mercato cinese. In seguitoalle polemiche, Pechino si è affrettata a precisare che l'installazione del filtro è “a discrezione dell'utente”. Se però l'utente sceglierà di usarlo, secondo gli esperti che lo hanno analizzato, quello a cui andrà incontro è una vera e propria trappola censoria: le sue informazioni personali potranno essere trasmesse a sua insaputa e il suo pc diventerà molto vulnerabile alle intrusioni degli hacker. E, guarda un po', sembra anche che, oltre a bloccare i contenuti pornografici, il filtro agisca anche su una lista di parole “politicamente sensibili”.

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