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Colloquio con il prof. Federico Masini

Andrea Pira

Giovedi' 4 Giugno 2009

La foto simbolo del 4 giugno 1989 e della repressione del movimento studentesco cinese, quando l'esercito aprì il fuoco contro i manifestanti a piazza Tiananmen, ritrae un anonimo ragazzo che fermo in piedi ai carri armati ne impedisce l'avanzata. Un'immagine che «può essere letta con un doppio significato. In occidente è il simbolo del popolo inerme che ferma la repressione militare. Per le autorità cinesi, quella stessa immagine, utilizzata in senso opposto, è la prova che l'esercito non ha osato schiacciare la popolazione civile». Così la commenta il professor Federico Masini, sinologo e preside della facoltà di Studi orientali della Sapienza di Roma, all'epoca dei fatti addetto stampa dell'ambasciata italiana a Pechino.

Cosa è stato il movimento studentesco?
Il movimento studentesco è nato come movimento di sostegno, in una visione forse un po' naif, dell'attività del Partito comunista. Le prime manifestazioni furono per commemorare il defunto segretario del Pc Hu Yaobang, morto il 15 aprile '89, distintosi negli anni precedenti per la sua lotta contro la corruzione del partito. Il movimento studentesco era nato come una manifestazione di solidarietà verso la parte “buona”del Pc. Una solidarietà che ebbe l'appoggio della popolazione che, nelle prime settimane, vedeva gli studenti inseriti nella tradizione cinese della gioventù patriottica. Da noi è stata valutata come l'insurrezione per la democrazia e la libertà, ma non era quello il suo senso. Non c'era la volontà di dare una spallata la governo. Da un certo momento in poi si è trasformato in qualche altra cosa.

In cosa?
É diventato il conflitto fra due anime del partito e del governo. Da una parte il nuovo segretario Zhao Ziyang che sposava le posizioni di Hu Yaobang in difesa degli interessi della popolazione e del partito, accompagnando le riforme economiche con una riforma sociale. Dall'altra Deng Xiaoping e il primo ministro Li Peng che ritenevano impossibile accompagnare le riforme economiche a un seppur tenue riforma dei meccanismi politici e decisionali. L'estremo tentativo di mediazione fu quando Zhao Ziyang scese in piazza per convincere gli studenti a desistere dalla manifestazione. Un tentativo fallito, seguito dalla legge marziale e tutti gli eventi che portarono alla repressione.

Qual'è il rapporto tra il movimento cinese e i processi in atto in altri paesi comunisti Urss e Polonia in testa?
Fino all'altro ieri avrei detto che i nascenti movimenti dell'est fossero stati di monito per la dirigenza cinese. Cioè essi si accorsero di non volere ciò che stava accadendo, ovvero la trasformazione del sistema e il crollo del loro potere. L'intervista rilasciata a Repubblica da Gorbaciov, il segretario del Pcus proprio in quel periodo in visita a Pechino, potrebbe, forse, far cambiare questa interpretazione. Dichiara infatti che furono i fatti di Tiananmen a influenzare e accelerare la disgregazione dell'Urss. Ho sempre pensato il contrario, ma sono dichiarazioni che meritano di essere approfondite.

In Cina pare esserci stata una totale rimozione della memoria del movimento. É possibile da parte delle dirigenza una ricostruzione oggettiva di quanto accaduto?
Finché rimarrà al potere l'attuale dirigenza cinese la risposta è sicuramente no. Non è mai accaduto nella storia cinese, almeno che non fossero stati sconfitti quelli che si considerano gli epigoni di quella storia. Le riforme economiche sono state la medicina che ha lenito il ricordo. Dall'Ottantanove a oggi la Cina ha conosciuto due decenni di crescita ininterrotta e miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Un fatto mai successo nei due secoli precedenti, che non potrà però cancellare Tiananmen.



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