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Sotto pressione per le accuse di corruzione contro lui e la sua famiglia, l'ex presidente Rho si è tolto la vita buttandosi in un dirupo. L'ex leader progressista aveva fatto della lotta contro la corruzione la sua bandiera.

Junko Terao

Domenica 24 Maggio 2009


Un volo di trenta metri in un precipizio dietro la sua casa di campagna e un messaggio: “ho causato troppo dolore, non siate tristi”. L’ex presidente sudcoreano Roh Moo-hyun, sotto pressione da mesi per accuse di corruzione contro lui e la sua famiglia, non ha retto e ha scelto il suicidio, lasciando di stucco l’intero Paese. Ieri all’alba si è incamminato su per il monte Bongha, vicino a Gimhae, sua città natale, per lanciarsi nel vuoto. Inutile la corsa all’ospedale di Pusan, dove Roh, 62 anni, è morto poco dopo il suo arrivo. Insopportabile per l’ex presidente, in carica dal 2003 al 2008, che della lotta alla corruzione aveva fatto la sua bandiera, la macchia dell’infamia che ha rovinato la reputazione di “politico onesto e pulito” che si era costruito. A insidiare l’immagine dell’ex avvocato difensore dei diritti umani, orgogliosamente autodidatta, l’accusa di coinvolgimento in un affare di tangenti: 6 milioni di dollari che alcuni membri della sua famiglia, inclusa la moglie, avrebbero intascato da un facoltoso businessman delle calzature, Park Teon-cha, arrestato lo scorso dicembre per evasione fiscale e altre faccende di corruzione. Il mese scorso Rho, interrogato per 10 ore dagli inquirenti, aveva ammesso che sì, la moglie aveva effettivamente ricevuto 1 milione di dollari da re delle scarpe, ma come prestito per risanare un debito; e che, in effetti, gli risultava che Park avesse versato altri 5 milioni di dollari a un suo parente, ma come investimento. Secondo l’accusa, il destinatario ultimo di quel denaro era proprio lui, all’epoca dei fatti ancora presidente in carica. Ma Roh sosteneva di essere venuto a conoscenza dei generosi versamenti di Park solo dopo il suo ritiro a vita privata. Ma le ragioni dell’ex presidente traballavano e le pressioni, con la vicenda onnipresente sui media, erano aumentate dopo il recente arresto di suo fratello maggiore e di vari politici a lui vicini. Prima dell’interrogatorio fiume del 30 aprile scorso, Roh era apparso in tv per rivolgere le sue scuse al Paese: “Mi vergogno davanti a voi, concittadini, mi dispiace di avervi deluso”. Una fine tragica dopo una carriera politica segnata da alcuni successi, soprattutto nei rapporti diplomatici coi cugini nordcoreani, ma non priva di episodi imbarazzanti che hanno contribuito a far calare la sua popolarità, prima di tutto l’impeachment del 2004 per presunte irregolarità elettorali. Il Parlamento, allora in mano all’opposizione conservatrice, lo accusò di aver sostenuto apertamente il suo partito, l’Uri, durante la campagna elettorale per il rinnovo dell’assemblea. Ritirato due mesi più tardi dalla Corte costituzionale per la non gravità del fatto, all’impeachment seguirono una serie di mosse impopolari, tra cui la decisione di mandare militari in Iraq, e la crisi economica affrontata, secondo i suoi detrattori, con scarsa competenza.
Uno dei leader delle proteste di massa dell’87 contro la dittatura di Chun Doo-hwan, Roh era figlio di una famiglia di contadini e scelse di studiare legge per scampare alla miseria. Profondamente colpito da un caso di abuso dei diritti umani che seguì come legale, entrò in politica, nel partito pro-democrazia del futuro presidente Kim Young-sam, dopo la caduta di Chun Doo-hwan. Nel 2003 vinse le elezioni presentandosi come candidato progressista con grandi mire riformatrici, non intenzionato a piegarsi al gigante americano, e come portatore di un vento di cambiamento. Sostenitore della politica del dialogo con la Corea del Nord, sul fronte diplomatico Rho decise di proseguire con la “sunshine policy” inaugurata dal suo predecessore Kim Dae-jung e interrotta, più tardi, dal suo successore, l’attuale presidente Lee Myung-bak. L’anno d’oro di Rho fu il 2007, quando attraversò a piedi il 38esimo parallelo, primo presidente nella storia del Paese a fare un gesto simile, e andò a Pyongyang per uno storico incontro con Kim Jong Il, il secondo summit del genere dai tempi della separazione delle due Coree. La ricaduta positiva dell’evento sulla popolarità di Rho è però durata poco: la disoccupazione in aumento, un intervento sbagliato del governo sul mercato immobiliare che ha fatto schizzare alle stelle i prezzi delle case a Seoul e dintorni, e l’accordo di libero scambio con gli Stati Uniti gli sono costati carissimi. Il suo indice di popolarità, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali, era calato al 10 percento, portando il suo partito allo scioglimento. Dalle ceneri dell’Uri nacque così il Nuovo partito democratico unito che, arrivato al voto del 2008 privo di proposte e di un candidato forte, consegnò il Paese all’imprenditore di successo, ex manager della Hyundai ed ex sindaco di Seoul Lee Myung-bak.


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