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Libia, tutti i rischi della guerra

CAOS LIBICO 12/9/13

LIBIA: RENDITION E TORTURE CIA PER GLI OPPOSITORI DI GHEDDAFI 8/9/12

LIBIA, AMNESTY INTERNATIONAL DENUNCIA: TORTURE E VIOLENZE DA MILIZIE FUORI CONTROLLO 16/02/12

TUTTI GLI INTERROGATIVI SUL FUTURO DELLA LIBIA 24/10/11

"GHEDDAFI? NON FU SOLO UN MOSTRO" 31/9/11

ELISABETTA E I RISCHI DI UN MESTIERE 25/8/11

LE ULTIME ORE DEL REGIME LIBICO 22/08/2011

LIBIA, GLI USA INCONTRANO RAPPRESENTANTI DI GHEDDAFI 19/07/11

L'ACCORDO TRA ROMA E BENGASI FOTOCOPIA DI QUELLO CON TRIPOLI 28/6/11

JABRIL: «RESISTEREMO PIù DI GHEDDAFI» 5 MAGGIO 2011

LIBIA, I FIGLI TENTANO IL NEGOZIATO 4/4/11

ITALIA E LIBIA, IL DISCORSO DI NAPOLITANO ALL'ONU 29/03/11

I DUBBI SULLA NFZ E IL BICCHIERE MEZZO PIENO 20/3/11

ONU IN ALLARME PER LE VIOLENZE SUI MIGRANTI IN LIBIA 09/03/2011

LIBIA: L'ASSENZA DELL'ITALIA VISTA DA ANGELO DEL BOCA 11/2/04

Intervista allo storico italiano dell'Italia coloniale

Lucia Sgueglia

Mercoledi' 11 Febbraio 2004
“Berlusconi corre a Tripoli perché è stato preso in
contropiede da altri”. È l’opinione di Angelo Del
Boca, lo storico del colonialismo italiano autore di
numerosi volumi sulla Libia all’indomani della curiosa
‘visita lampo’ del premier tra le sabbie della Sirte.
Che, guarda caso, cade lo stesso giorno in cui il
ministro degli esteri libico incontra Blair e Straw a
Londra.

Qual è la vera notizia del giorno secondo lei,
Berlusconi che va in Libia o Chalgam che va a Londra e
annuncia un prossimo incontro tra Blair e il
colonnello?
C’è poco da fare: l’Italia si è lasciata cogliere di
sorpresa dall’attività della diplomazia estera verso
la Libia in questi ultimi tempi. Per vent’anni, da
Andreotti a D’Alema, il nostro paese ha mantenuto un
ruolo di primo piano nel tentativo di sdoganare la
Libia agli occhi della comunità internazionale, ruolo
che non si è interrotto nemmeno dopo la crisi di
Ustica e il conseguente embargo internazionale. I
motivi di questo impegno erano sostanzialmente due: il
primo di ordine economico, perché Roma è il principale
partner commerciale della Libia (che fornisce
all'Italia circa il 25% del fabbisogno petrolifero),
mentre l’altro risale al passato rapporto coloniale
tra i due paesi, che purtroppo ha lasciato ancora
parecchie questioni irrisolte dal punto di vista
diplomatico.

L’Italia sta cercando forse di recuperare quel
rapporto privilegiato che storicamente ha sempre avuto
con la Libia? E il premier, correndo a Sirte per
arrivare primo tra i leader occidentali a visitare il
paese dopo la rinuncia alle ADM, spera forse di porsi
come mediatore internazionale?…si parla della
possibilità di organizzare a Roma l’incontro tra Libia
e Usa…
Quel treno in verità l’Italia l’ha già perso. Certo,
ora Berlusconi corre a Tripoli perché è stato preso in
contropiede da altri. Il premier spagnolo Aznar a
settembre si è recato a Tripoli ed è subito riuscito a
ottenere da Gheddafi un permesso per lo sfruttamento
dei giacimenti petroliferi libici, da affidare
all’azienda Repsol-Ypf. Poi ci si è messa
l’Inghilterra, con il ruolo giustamente reclamato
nella rinuncia della Libia alle ADM, per arrivare poi
all’importante incontro di ieri a Londra. Gli Stati
Uniti, per parte loro, sono riusciti a trasformare
quella rinuncia in un successo personale, e proprio
ieri il ministro degli esteri libico Chalgam a Londra
ha dichiarato che c’è già un diplomatico americano
stabilitosi in pianta fissa a Tripoli, e che altri ne
arriveranno presto. Certo, gli americani non hanno
ancora tolto l’embargo alla Libia, ma l’hanno
cancellata dalla lista dei paesi canaglia. Non basta:
la Ue, grazie a Prodi, ha ristabilito rapporti molto
buoni con la Libia, addirittura amichevoli, a partire
dal coinvolgimento di quel paese nel vertice di
Barcellona. Quel rapporto privilegiato che l’Italia ha
intrattenuto per anni con la Libia, dunque, si è già
spezzato. Riguardo alla possibilità di veder svolgersi
in Italia un vertice con Usa e GB, direi che la
notizia non è certo una novità, dato che l’aveva già
annunciata Bush tempo fa. Ma in questo, chiaramente,
il nostro governo non ha alcun merito.

Fino alla fine degli anni ‘90 dunque, l’Italia ha
avuto una politica coerente nei confronti della Libia.
Cosa è successo dopo?
Fino al 1999, la situazione dei rapporti tra i due
paesi poteva considerarsi normale, nel senso che tutte
le questioni da risolvere – come lo sminamento dei
campi minati dagli italiani durante il conflitto con
gli inglesi, o la promessa di costruire un ospedale
per le vittime di quelle mine – erano state
pubblicamente messe sul tappeto dai nostri leader e,
seppur non ancora risolte, sembravano avviarsi a un
accordo o una conclusione definitiva. Da quando c’è
Berlusconi però, l’Italia sembra aver dimenticato la
Libia. E non è bastato certo il viaggio del premier a
Tripoli nell’ottobre 2002 a rivivificare quel
rapporto, poiché nulla di decisivo fu detto in
quell’occasione. A ciò si aggiungono naturalmente le
gaffe recenti di Berlusconi nei confronti della Libia.
Forse il premier è troppo impegnato a risolvere
faccende di politica interna.

È vero che Gheddafi ha affermato di avere nostalgia
dei governi di Dini e D’Alema?
Non solo lo ha sostenuto, ma lo ha ribadito il 5
gennaio scorso: “Con Berlusconi non sono riuscito ad
instaurare alcun tipo di dialogo sulla questione dei
risarcimenti alle vittime del colonialismo italiano”.
Che si sa, è la questione che sta più a cuore ai
libici, ai quali da fastidio più di tutto chi non
mantiene le promesse. Come quella di costruire
l’ospedale promesso 15 anni fa da Andreotti per i
bambini mutilati, poi ripromesso dai governi
successivi sotto altre forme, e del quale non v’è
ancora alcuna traccia. L’Italia si è dunque giocata
quel rapporto privilegiato bruciandolo in una politica
mordi e fuggi.


Questo articolo è uscito sull'edizione odierna de il manifesto



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